domenica, Gennaio 20

Sahel, in arrivo una nuova forza anti-terrorismo che parla francese

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I Paesi africani del cosiddetto G-5 del Sahel (Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad) hanno deciso la creazione di una nuova forza multinazionale per combattere il terrorismo nella regione. La nuova forza anti-terrorismo dovrebbe arrivare a contare 5.000 uomini – 1.000 per ciascun Paese – che, secondo il Presidente francese Emmanuel Macron, dovrebbero essere pronti ad entrare in azione nel corso di alcune settimane.

La creazione della cosiddetta ‘Force Sahel‘, un’iniziativa nata e voluta dalla Francia e per cui il governo di Macron si è speso intensamente nell’ultimo mese, è stata ufficializzata da un vertice tenutosi domenica 2 luglio a Bamako tra i G-5 del Sahel e Parigi. Il nuovo esercito africano lo scorso 21 giugno ha incassato l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante le preoccupazioni di Washington e Londra per il costo di tale dispositivo. La ‘Force Sahel’ infatti, stando alle parole del presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, richiederebbe fondi pari a circa 400 milioni di dollari, risorse che ad oggi sono state trovate solo in parte.

Nel corso del vertice a Bamako Macron ha promesso un contributo economico di 9 milioni di dollari, oltre a forniture di armi, munizioni e 70 mezzi blindati, sottolineando che la Francia dedica alla sicurezza nel Sahel circa il 50% del budget dedicato alle missioni all’estero. Il Presidente francese ha annunciato che l’Unione Europea si è assunta l’impegno a contribuire per 57 milioni di dollari nella regione, riconosciuta come strategica per la sicurezza europea dall’Alto Rappresentante agli Affari Esteri Federica Mogherini, in visita a Bamako a inizio giugno. I 5 paesi del Sahel si sono impegnati a contribuire con 10 milioni di euro ciascuno, mentre l’ Unione Africana (UA) ha comunicato che dedicherà lo 0.2% del proprio budget alla creazione della forza congiunta, un impegno che in termini pratici si potrebbe riflettere in un finanziamento inferiore ad un milione di dollari.

Non è ben chiaro in che modo il Presidente Macron, il ‘deus ex-machina’ di tutta l’operazione, pensi di mettere assieme le somme che mancano all’appello. Burkina Faso e Niger si sono affrettati a dichiarare la loro indisponibilità ad aumentare la cifra stanziata in quanto già impegnati a sostenere i Caschi Blu della Nazioni Unite schierati in Mali nel contesto della missione MINUSMA. Altrettanto restii a contribuire economicamente sono gli Stati Uniti, che con la nuova amministrazione hanno dimostrato di attribuire minore importanza alle esigenze di sicurezza europee.

L’ipotesi più fondata è quindi che il Presidente Francese chieda una mano per finanziare la ‘Force Sahel’ ai due Paesi al momento più attenti alle dinamiche migratorie: Italia e Germania. Ad ogni modo Macron ha promesso che la forza anti-terrorismo africana inizierà le proprie attività contro le sigle jihadiste del Sahel entro la fine dell’estate, per poi entrare a pieno regime in autunno. Inoltre il Presidente francese ha promesso un contributo complessivo di 228 milioni in 5 anni dedicato all’assistenza allo sviluppo per i Paesi della regione.

Nelle scorse settimane il principale gruppo jihadista attivo nell’area, Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), ha firmato cinque attacchi nel nord e nel centro del Mali contro posizioni dell’Esercito e della MINUSMA, oltre all’attentato a Bamako del 18 giugno scorso, uno dei meglio organizzati degli ultimi anni. Inoltre, prima del summit nella capitale Maliana, i miliziani di AQMI hanno diffuso un video che mostra i 6 ostaggi in possesso del gruppo (provenienti da Francia, Colombia, Svizzera, Romania, Sud Africa e Australia), con un’esplicita richiesta ai loro governi al fine di avviare i negoziati per la liberazione. Pochi giorni prima della pubblicazione del video, Johan Gustafsson, turista svedese sequestrato da AQMI nel 2011, era stato rilasciato presumibilmente dopo il pagamento di un riscatto da parte del governo svedese. Ma oltre ad essere la roccaforte di Al-Qaeda, nel Sahel sta assumendo un ruolo sempre maggiore anche lo Stato Islamico, che ha da poco riconosciuto il giuramento di fedeltà fatto da un gruppo terroristico guidato da Abu Waleed al-Sahrawi.

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