sabato, Maggio 25

Sahara Occidentale, ultimo esempio della politica dei muri

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Sono ormai quarant’anni che la questione del Sahara Occidentale resta irrisolta, forze il più significativo residuo del colonialismo che sottolinea anche l’inefficienza della Nazioni Unite sotto l’aspetto della risoluzione dei conflitti tra Stati. Le vere ragioni della diatriba che vedono scontrarsi, direttamente lo Stato del Marocco contro la Repubblica Democratica Araba Saharawi e indirettamente l’Algeria a favore di quest’ultima sono le immense risorse naturali che questa regione offre. Due sono le sue caratteristiche principali. Da una parte l’enorme quantità di fosfati, scoperti già durante il colonialismo e dall’altra l’enorme quantità di risorse ittiche, le quali sono state calcolate dall’Unione Europea come la maggiore riserva dei Paesi del Maghreb. Questo spiega le ragioni dell’inattività della comunità internazionale e dell’Unione Europea. Quest’ultima negli ultimi anni ha sancito scambi commerciali con il governo di Rabat, al fine di ottenere i vantaggi presenti in questa particolare zona dell’atlantico. Gli scambi commerciali tra il Marocco e l’Unione Europea nel 2014 hanno avuto una consistenza di circa 30 miliardi di euro. Il 10 dicembre del 2015 la Corte di Giustizia Europea ha annullato l’accordo commerciale relativo ai prodotti agricoli tra il governo di Rabat e Bruxelles, in quanto violava i diritti del popolo sahrawi, l’accordo prevedeva l’utilizzo di una parte di territorio esente dalla sovranità marocchina.

Diversa, seppur con le stesse finalità è la posizione dell’Algeria, la quale sulla base della politica di potenza nella regione tenta di sovrastare il Marocco nella politica agricola. L’autodeterminazione del popolo sahrawi significherebbe circondare il Marocco sotto l’aspetto geografico e restringere di non poco la sua base economica. Storicamente l’Algeria ha sempre avuto nel suo DNA politico una forte connotazione socialista, volta all’indipendenza dei popoli.

Anche se la questione è lontana da una risoluzione, il Fronte Polisario continua nel perseguire l’autodeterminazione, attraverso la lotta armata e le relazioni diplomatiche nelle sedi internazionali. Sempre nel mese di dicembre 2015 si è svolto l’ultimo congresso del movimento politico e militare che ha ricevuto il sostegno delle ultime organizzazioni comuniste rimaste in giro per il globo.

L’instabilità politica del territorio unito alla presenza di gruppi armati può essere terreno fertile che favorisce il fiorire o la migrazioni di gruppi o componenti terroristiche, il che andrebbe a rendere l’area nordafricana ancora più instabile, cosa che di questi tempi sarebbe meglio evitare. Risulta però difficile rinunciare alle logiche di divisione e contrapposizione in favore di maggiori vantaggi economici verso gli Stati e le organizzazioni occidentali.

La questione del Sahara Occidentale quindi non è solo forse l’ultima questione irrisolta derivante dal colonialismo e della politica dei muri del Novecento, ma considerando la situazione, in Nord Africa e nel vicino Medioriente, dovrebbe essere anche fonte di riflessione per gli Stati e le organizzazioni occidentali   sulle scelte che sacrificano la stabilità politica sull’altare dei vantaggi economici.

 

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