domenica, Novembre 29

Sahara Occidentale, ultimo esempio della politica dei muri

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Oggi, in un mondo in cui il sistema degli Stati Nazione sembra ormai superato e si teorizza su nuovi modelli di globalizzazione, parlare di termini come colonialismo e politica dei muri sembrano appartenenti ad un altra epoca storica molto lontana e distante dall’attualità, un altro secolo per l’appunto. Eppure, ancora oggi qualche residuo di colonialismo che ha portato ad una politica fatta di muri e non di ponti si può ancora trovare in giro per il mondo. Se si dovesse fare una classifica su quale questione o spazio geografico i due termini siano maggiormente applicabili, è fortemente probabile che la questione del Sahara Occidentale sia tra i candidati vincitori.

La questione del Sahara Occidentale infatti è un residuo del colonialismo, spagnolo per la precisione, ad oggi irrisolto anche a causa dell’attuazione della cosi detta Politica dei Muri, che a visto nel 2016 il quarantesimo anniversario dalla proclamazione della Repubblica Democratica Araba Sahrawi, nel 1976.

La questione del Sahara Occidentale è la contesa di una striscia di terra a sud del Marocco e nord ovest della Mauritania con sbocco nell’Oceano Atlantico. Questa contesa inizia le prime rivendicazione già dall’indipendenza del Marocco nel 1956, quando ancora il territorio era sottoposto al controllo del governo franchista. Nel 1960 l’ONU inserisce il Sahara Occidentale nella lista dei territori non autonomi. Nel 1973 sulla scia delle rivendicazioni della sovranità nazionale nasce il Fronte Polisario, ovvero un movimento sia politico che armato che ha l’obiettivo di rappresentare e attuare l’autodeterminazione del popolo sahrawi. Successivamente la Marcia Verde al 27° parallelo nel 1975, viene sollevato dal controllo spagnolo e inizia la contesa tra Marocco, Mauritania e lotta per l’autodeterminazione del popolo sahrawi.

Le rivendicazioni da una parte per l’autodeterminazione del popolo sahrawi portato avanti dal Fronte Polisario e la volontà di annessione del governo marocchino di Rabat raggiungono il picco più elevato nel 1975 con la grande manifestazione di massa denominata “Marcia Verde” che vede coinvolti migliaia di soldati e cittadini marocchini con il Corano in mano che si radunano nella città di Tarfaya guidati da Re Hassan II con l’obiettivo di sganciare il territorio dall’influenza spagnola.

L’anno successivo, nel 1976 il Fronte Polisario e il popolo sahrawi si autoproclamano indipendenti, dando vita alla Repubblica Democratica Araba Sahrawi (RASD), nello stesso anno l’ONU affida il territorio al Marocco e alla Mauritania. Il perdurare degli scontri fa si che nel 1979  la Mauritania rinuncia a continuare la co-gestione del Sahara Occidentale.  Nel 1980 inizia la costruzione di un  enorme muro di sabbia da parte del Marocco per dividere i territori liberi da quelli occupati. La lunghezza complessiva del muro di sabbia arriverà a oltre 2700 km con la caratteristica di contenere al suo interno migliaia di mine antiuomo con la scusa di essere una protezione per il Marocco. Nel frattempo la Repubblica Democratica del Sahrawi è stata riconosciuta da un’ottantina di Stati, non dalla Lega Araba, ma è membro dell’Unione Africana e da sempre sostenuta nella sua indipendenza dall’Algeria.

Nel 1991 l’ONU decreta il cessate il fuoco e da vita alla Missione MINURSO, la quale ha come obiettivo la risoluzione del conflitto attraverso l’indizione di un referendum che determini l’annessione al Marocco, oppure la definitiva autonomia e indipendenza della Repubblica Democratica Araba Sahrawi. Purtroppo ancora oggi è impossibile attuare un referendum che risolva la questione, in quanto la difficile gestione amministrativa e il perdurare delle contrapposizioni rendono impraticabile questo percorso.

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