giovedì, Novembre 14

Rwm: le bombe per il macello in Yemen non rendono più In Sardegna 160 esuberi alla Rwm, del gruppo tedesco Rheinmetall dopo lo stop all'esportazione di bombe verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti

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Quando si dice ‘globalizzazione’. Nel giorno in cui la Germania ha annunciato il prolungamento del suo embargo sulle vendite di armi all’Arabia Saudita, per altri sei mesi, fino alla fine di marzo del 2020  -periodo in cui, oltre allo stop delle consegne, non potranno essere approvati altri contratti di vendita di armi-, mentre a Riyad si mostravano quelle che sono state definite, dal portavoce del Ministero della Difesa saudita, Turki al-Malki,  ‘provedella responsabilità iraniana dell’attacco che la scorsa settimana ha messo in ginocchio la produzione petrolifera saudita, armiindiscutibilmentedimarca iraniana’, arrivate da nord  -i missili da crociera usati negli attacchi agli impianti petroliferi sauditi sono tecnologicamente ‘avanzati’, «abbiamo la data di produzione che è il 2019, i Guardiani della Rivoluzione dell’Iran hanno questo tipo di armi», in Italia si è ufficializzata la crisi dello stabilimento sardo che da anni è nell’occhio del ciclone non solo dei pacifisti, che produce le micidiali bombe per la guerra nello Yemen acquistate dai sauditi, la Rwm, del gruppo tedesco Rheinmetall.

Il problema?  160 esuberi dopo lo stop all’esportazione di bombe verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi UnitiLa vertenza dei lavoratori Rwm approderà sul tavolo del Ministero degli Esteri. La data è fissata: il 4 ottobre, al tavolo alla Farnesina, siederanno il Presidente della Regione, Christian Solinas, e gli Assessori al Lavoro e all’Industria, Alessandra Zedda e Anita Pili. Questo dunque il passaggio deciso dall’Esecutivo regionale, al termine dell’incontro di ieri all’Assessorato dell’Industria a Cagliari tra le stesse Pili e Zedda, i sindacati, Confindustria e azienda. Prima dell’incontro a Roma, ci sarà un tavolo tecnico tra assessorati e azienda per attivare misure temporanee di sostegno al reddito per i lavoratori a cui non verra’ rinnovato il contratto.
Zedda ha avvertito che  si tratta di una vertenza complessa, lo ha detto chiaramente ai lavoratori dello stabilimento in presidio sotto la sede dell’Assessorato. Anche per quanto riguarda i differenti contratti all’interno dell’azienda.  «Voglio essere chiara: non sarà un percorso facile e scontato».
Obiettivo minimo: non far morire la Rwm. Se la sospensione all’esportazione dovesse ancora permanere, «chiederemo che il Governo garantisca il lavoro attraverso partite di compensazione con approvvigionamenti della Difesa». Francesco Garau, Segretario della Filctem Cgil locale, ha spiegato che: «La Difesa ha un bilancio importante, all’interno di questo deve essere inserita Rwm. Noi non abbiamo nessuna intenzione di chiedere la riconversione dello stabilimento. La Rwm deve essere riconosciuta azienda strategica per l’Italia». 

Non è prevista, infatti, alcuna riconversione dello stabilimento, «Il settore è quello dell’industria bellica». Non si esclude, altresì, che -dopo un periodo di transizione- si possano scongiurare i 160 licenziamenti preannunciati dall’azienda, dopo lo stop del Parlamento all’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e utilizzate nella guerra nello Yemen. «La società, infatti, «ha confermato gli investimenti, a prescindere dal blocco attuale su alcune licenze», ha dichiarato Garau. Rwm è nell’occhio del ciclone da anni, e dal 2015 le sue forniture funzionali alla coalizione saudita per bombardare lo Yemen sono provate e rese pubbliche.

Nel corso di questi 4 anni la fabbrica ha continuato a produrre e spedire bombe nel Golfo per una delle guerre meno coperte in assoluto dalla macchina mediatica occidentale, quella dello Yemen, appunto. Nel 2015 L’Indro’ pubblicò un dettagliato report sul trasferimento di armi Rwm dalla Sardegna al Golfo. 

Nel maggio 2019, poi, i fari si sono riaccesi sulla fabbrica di armi del Sulcis quando i portuali di Genova -supportati da CGIL, Rete Disarmo e Amnesty International- hanno bloccato un  carico di bombe Rwm, da utilizzare nella guerra in Yemen,  che doveva essere imbarcato sulla nave saudita Bahri Yanbu. Secondo Rete Disarmo, dal 2016 il cargo Bahri Tabuk è stato protagonista di soste in Sardegna per caricare ordigni RWM Italia

A fine luglio, l’azienda ha comunicato ai lavoratori che per i successivi 18 mesi sarebbe stata bloccata l’esportazione di armi verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e che i «programmi di produzione degli Stabilimenti di Ghedi e di Domusnovas saranno modificati per rispondere al meglio alle esigenze degli altri contratti acquisiti e in fase di acquisizione», recitava la nota aziendale. 

Non è chiaro quale produzione si intendesse attivare, né quali contratti si stessero per acquisire. Ora la vicenda diventa un problema nazionale. Rete Disarmo, lo scorso maggio, ha pubblicato una sintesi della ‘Relazione governativa sull’export italiano di armamenti’ che riporta i dati di autorizzazione e vendita riferiti al 2018. 

Le autorizzazioni di esportazioni di materiale bellico per l’Arabia Saudita hanno quotato oltre  13 milioni di euro. «Tra queste si evidenziano tre forniture del valore complessivo di 42.139.824 euro che sono attribuibili alle bombe aeree della classe MK80 prodotte dalla RWM Italia che risalgono ad una autorizzazione rilasciata nel 2016 dal Governo Renzi per la fornitura all’Arabia Saudita di 19.675 bombe aeree del valore di oltre 411 milioni di euro. Si tratta delle micidiali bombe aeree della serie MK prodotte a Domusnovas in Sardegna dall’azienda tedesca RWM Italia, azienda che ha la sua sede legale a Ghedi (Brescia), che vengono impiegate dall’aeronautica militare saudita per bombardare indiscriminatamente lo Yemen. Un rapporto dell’Onu del gennaio del 2017 ha documentato l’utilizzo di queste bombe nei bombardamenti sulle zone abitate da civili in Yemen e un secondo rapporto redatto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha dichiarato che questi bombardamenti possono costituire ‘crimini di guerra’». 

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