sabato, Dicembre 7

Rwanda: una congiura contro i candidati dell’opposizione?

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In Rwanda i  preparativi per le elezioni presidenziali, previste per agosto, sono terminati. La macchina elettorale è pronta. Si è fatto largo uso della tecnologia per la registrazione degli aventi diritto al voto. I cittadini hanno potuto registrarsi via internet e via SMS. Le registrazioni online e via cellulare sono state confrontate con i dati dei vari uffici di anagrafe che da 4 anni sono informatizzati e puntualmente aggiornati. L’uso della tecnologia ha permesso di arrivare al 95% delle registrazioni in poche settimane senza critiche o dubbi. Un record, visto che le registrazioni dei votanti nella regione hanno sempre subito manipolazioni ed esclusioni.

Le iscrizioni dei candidati alla Presidenza scaderanno il 23 giugno, secondo quanto stabilito dal Segretario Esecutivo della Commissione Elettorale Nazionale del Rwanda, Charles Munyaneza.  Al momento quattro i candidati che probabilmente competeranno con il Presidente uscente, Paul Kagame, ovvero Frank Habineza del Partito Verde, Philippe Mpayimana, ex giornalista, Gilbert Mnenedata e Diane Shima Rwigara. I candidati dovranno presentare a sostegno della candidatura un minimo di 600 firme di cittadini adulti aventi diritto di voto, 12 firme per ogni distretto.  Le loro possibilità di vincere le elezioni sono minime.
Paul Kagame mantiene alta la sua popolarità, e il Fronte Patriottico Ruandese può assicurare fondi illimitati per la campagna elettorale grazie al controllo che esercita sull’economia del Paese. I candidati alternativi possono aumentare di consensi e popolarità, ma la loro partecipazione a questa tornata elettorale servirà  (nelle migliori delle ipotesi) a rafforzare le loro posizioni e popolarità per le prossime elezioni del 2024.

La campagna elettorale inizierà ufficialmente in giugno, e il Rwanda è ben lontano dalla situazione di caos politico e sociale che caratterizza il periodo pre-elettorale in Kenya. A gettare ombre su queste elezioni sono una serie di avvenimenti assai emblematici che hanno coinvolto leader dell’opposizione candidati e non alle Presidenziali.  Il primo caso emblematico riguarda Diane Shima Rwigara, che si presenta come candidata indipendente. Laureata in finanza presso la California State Univerity a San Francisco, Shima, 35 anni, è la figlia del defunto imprenditore e quadro del Fronte Patriottico Ruandese Assinapol Rwigara.

La candidatura alla Presidenza di Madame Shima è stata preparata accuratamente fin dallo scorso febbraio. Due le conferenze stampe per preannunciare la sua candidatura. La prima il 23 febbraio e la seconda il 3 maggio. Shima si pone come una figura nuova nell’establishment politico ruandese, dominato da Kagame e dal suo clan ‘ugandese’. Riconoscendo i meriti del FRP per aver ricostruito la Nazione dopo l’Olocausto Africano, Shima, durante le conferenze stampa, ha toccato punti dolenti dell’Amministrazione Kagame. Shima presenta ai media africani realtà nascoste del Paese, considerato il più efficiente a livello di Amministrazione pubblica, il meno corrotto e una delle migliori destinazioni africane per gli investimenti stranieri. La corruzione starebbe intaccando i vertici, anche se i danni sono ancora limitati e le possibilità di correggere il tiro altissime, a condizione di compiere scelte rapide e forse dolorose.  Una capacità sempre riconosciuta al FPR fin dai tempi della ‘bush war’ (la guerriglia) del 1991, noto per aver una rigida disciplina militare interna.

Le osservazioni della candidata alla Presidenza trovano riscontri nella realtà. Recentemente pesanti ombre hanno intaccato il mito dell’incorruttibilità del Governo. Il General Auditor Obadiah Biraro ha aperto una indagine su casi di mala gestione di contratti statali che avrebbero portato alla Perdita di 137.2 milioni di Euro. Nel suo rapporto finanziario descrive vari casi di contratti pubblici che hanno subito forti ritardi o che sono stati cancellati.  Il rapporto si concentra sulle responsabilità degli amministratori pubblici che avrebbero determinato la perdita di 95,7 miliardi di Franchi Ruandesi -RW (102,4 milioni di Euro ) su 98 contratti pubblici abbandonati in corso d’opera. 32.5 miliardi di RW (34,8 milioni di Euro) sarebbero stati persi causa forti ritardi sull’esecuzione di altri 70 contratti pubblici.
Il Governo non ha commentato in quanto la notizia è data da una delle massime cariche di Stato. Un segnale incoraggiante. All’interno del Governo mono-partitico esiste ancora la capacità di auto-analisi e il coraggio di denunciare pubblicamente eventuali eccessi commessi dai ‘compagni di lotta’. Il General Auditor non ha individuato pubblici funzionari sospettati di inadempienza professionale o peggio ancora di corruzione. Sicuramente, però, una dettagliata lista sarà ora all’attenzione del Capo di Stato.

Il Rwanda Civil Society Agriculture Forum ha duramente criticato  il budget allocato per il Ministero dell’Agricoltura per l’anno commerciale 2017/2018, pari a 91,2 miliardi di RW (97,6 milioni di Euro). Il Forum lamenta di forti tagli per la ricerca tecnologica in campo agricolo, servizi di consulenza e attrezzature per i contadini, sostegno delle aziende agricole. Questi tagli potrebbero mettere a rischio gli obiettivi di produzione agricola nazionale per garantire la sicurezza alimentare e la lotta contro la povertà in Rwanda.
Questa denuncia è stata presa in seria considerazione poiché la maggioranza dei contadini appartiene alla classe sociale hutu. Il benessere di questa classe sociale è strettamente collegato alle priorità di difesa nazionale in quanto situazioni di povertà generalizzate andrebbero a tutto vantaggio dei terroristi delle FDLR. Il Governo non ha censurato la notizia, ma aperto un dibattito nazionale con l’obiettivo di dimostrare che le preoccupazioni del Forum non sono fondate. Il Ministero dell’Agricoltura ha ddiramato dati che evidenziano un aumento di fondi per la gestione delle sementi pari a 4,2 miliardi di RW (4,5 milioni di Euro) e un aumento di 10,8 miliardi di RW (10,9 milioni di Euro) per rafforzare l’industria agroalimentare e le aziende agricole.

Secondo l’aspirante prima donna alla Presidenza, il Rwanda soffre di una povertà sommersa in aumento che il Governo tenterebbe di ignorare. Una povertà che è traversale tra le due classi sociali: hutu e tutsi. La libertà di espressione e di stampa sono soffocate e l’economia non è gestita con efficienza e pragmatismo come il Governo fa credere all’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Shima tocca argomenti assai delicati, avendo il coraggio di porre all’attenzione generale il fenomeno dei ‘desaparasidos‘ nel Paese. Shima afferma che diverse decine di persone sono sparite o sono state assassinate negli ultimi cinque anni mentre altre hanno preferito l’esilio. Denuncia una cappa di omertà sul fenomeno da parte del Governo e un silenzio della popolazione che temerebbe le conseguenze di eventuali denunce pubbliche. «Tutti tacciano per paura del partito al potere», questa la pesante accusa lanciata da Shima.

Il fenomeno dei desaparasidos è stato già portato all’attenzione pubblica internazionale nel 2014 dall’associazione americana in difesa dei diritti umani Human Rights Watch HRW. In un suo rapporto pubblicato il 16 maggio 2014, HRW prendeva in esame 14 casi di persone scomparse nei distretti di Rubavu e Muzanze e nella capitale, Kigali. Secondo le testimonianze acquisite da HRW, sarebbero stati coinvolti  servizi segreti e funzionari pubblici, tra i quali il Segretario Esecutivo del distretto di Gisenyi, Honorè Mugisa. Le accuse lanciate da HRW spinsero la magistratura ad aprire una indagine ufficiale che dimostrò senza ombre di dubbio che le persone scomparse erano legate al gruppo terroristico FDLR. Secondo la versione del Governo esse avrebbero semplicemente raggiunto la guerriglia genocidaria attraversando la frontiera con il Congo.

Vi è da segnalare che l’associazione americana HRW, negli ultimi dieci anni, ha dimostrato di condurre una crociata contro il Rwanda, influenzata da potentati anti-tutsi regionali. Le informazioni di HRW vengono prese da suoi collaboratori in Congo sospettati di essere vicino al HutuPower. Spesso i suoi rapporti contro il Rwanda non sono accurati e i testimoni non identificabili. Nonostante questi sospetti di mancata neutralità, il Governo di Kigali è sospettato di usare la mano forte sia contro i simpatizzanti o militanti FLDR che le cellule terroristiche del DAESH. Accuse negate dalle autorità ruandesi, ma giustificate da tutti i governi regionali visto la particolarità storica del Rwanda.

Le scomode dichiarazioni di Shima hanno come obiettivo  portare alla luce le crepe esistenti all’interno della pubblica amministrazione assunta spesso come modello a livello continentale e mondiale e un ipotetico lato oscuro del FPR, quello della repressione, un argomento molto delicato da trattare per qualsiasi attivista dei diritti umani o giornalista. Un tema che può prestare il fianco alle forze genocidarie che ancora sognano di riprendere il potere e finire il lavoro del 1994.  Il controllo della popolazione e la vigilanza su movimenti eversivi sono misure necessarie e obbligatorie per qualunque Paese che 23 anni prima abbia subito un tentativo di sterminio finito in genocidio.  1 milione di persone trucidate in 100 giorni: 10.000 al giorno. Gli autori dell’Olocausto sono ancora attivi nella regione attraverso l’organizzazione terroristica FDLR con base nel est del Congo e che ora controlla anche il Burundi, e l’obiettivo ultimo continua restare il Rwanda.
A questo si devono aggiungere i tentativi del DAESH di creare cellule terroristiche in Rwanda e le manovre eversive puntualmente attuate dalla Francia che non desiste nel tentativo di rimuovere l’attuale Governo manus militaris per reinstallare i ‘vecchi amici’ che ora guidano le FDLR.
In questa situazione è normale che un Governo aumenti il controllo sul territorio. Shima non mette in discussione le necessarie misure per prevenire un secondo genocidio, ma evidenzia il dubbio che questo necessario controllo del Paese sia sfociato in abusi da parte del Governo e, in alcuni casi, la repressione di individui sospetti potrebbero essere politicamente motivate.

Le prese di posizione di Diane Shima Rwigara sono importanti a livello nazionale in quanto la candidata proviene dall’establishment al potere ed è parte integrante dell’alta borghesia tutsi che si è costruita una fortuna economica all’interno del FPR durante la ricostruzione del Paese. Una fortuna economica assai singolare nella regione. Il Fronte Patriottico Ruandese controlla la maggioranza dell’economia grazie a condizioni di semi monopolio e garanzie offerte dal Governo. Importanti famiglie hanno fatto fortuna durante il processo di ricostruzione del Rwanda, ma ogni loro attività non è puramente orientata verso speculazione e sfruttamento dei poveri. Al contrario, le attività economiche gestite dal FPR creano anche ricchezza ed occupazione tra la popolazione. Una sorta di distribuzione parziale delle ricchezze e di una imprenditoria aggressiva, ma con evidenti ricadute sociali positive.

« Il Governo del FPR ha ricostruito il Paese e promosso varie iniziative di sviluppo economico e sociale, ma ha collezionato una serie di fallimenti che non vuole ammettere nei settori della lotta contro la povertà, libertà di espressione e giustizia. Il Rwanda ora necessita di una nuova classe politica che faccia propria l’eredità del Fronte Patriottico Ruandese ma che sia capace di sganciarsi dall’orribile passato», afferma Shima ai media africani.

Senza alcuna possibilità di vittoria, Diane Shima rappresenta comunque una importante novità sulla scena politica ruandese. Assieme al leader del Partito Verde, Frank Habineza, incarna la nuova generazione di politici pragmatici e business oriented che vuole chiudere la dolorosa pagina del genocidio. Secondo questi giovani leader l’Olocausto non va dimenticato, ma neppure strumentalizzato per giustificare ogni decisione governativa, imitando la strumentalizzazione del Olocausto ebreo fatta dal Governo israeliano.

Vari fattori giocano a favore di Shima. La sua appartenenza alla classe sociale tutsi, la sua famiglia di provenienza, che fino al 2015 era ben inserita nel sistema di potere politico ed economico del FPR, l’assenza di messaggi o proposte estremistiche riconducibili all’ideologia razziale HutuPower. Le sue capacità manageriali e lo stato di donna in un Paese dove la rappresentanza femminile presso i poteri politici ed economici è la più alta al mondo. I punti forti di Shima sono la capacità di proporre un chiaro programma politico e il suo coraggio di mettere in dubbio il mito dell’infallibilità del FPR che liberò il Paese da trent’anni di dittatura razial nazista e fermò l’Olocausto. L’unica ombra su Shima è quella relativa ai sospetti di vendetta contro l’attuale Governo, apertamente incolpato da lei e dalla sua famiglia per la morte del padre.

Forse proprie queste sue doti hanno attirato le attenzioni di rivali politici. Shima è stata vittima di un misterioso quanto sgradevole blackmail che ha messo in dubbio la sua moralità e violato la sua privacy. Due settimane fa i media ruandesi hanno ricevuto documentazione inviata da un giornalista, Emmy Twahirwa. Le email inviate ai media avevano come oggetto: «I vergognosi atti di Diane Shima Rwigara che vuole diventare Presidente», «Guardate il vostro candidato alla Presidenza». La documentazione è composta da una serie di fotografie porno attribuite a Diane. Fotografie che ritraggono la candidata in pose lascive classiche delle prostitute dei i social network di incontri amorosi come Badoo che inviano ai ‘wasungu’ (bianchi) per accendere la loro libido e attirare la loro attenzione.

Twahirwa non si è limitato a inviare queste fotografie porno ai media. Le ha diffuse sui social network contando sull’effetto duplicatorio. In breve tempo le pose lascive delle foto hanno circolato per tutto il Rwanda e tra la diaspora ruandese sparsa nel mondo. «Le foto sono manipolate. Diane non intrattiene chat sessuali ne utilizza la sua femminilità rendendola pubblica. Questo è un chiaro tentativo di distruggere la sua moralità e la sua credibilità politica inserito nel contesto della campagna elettorale», afferma il giornalista Robert Mugabe, amico della Rwigara.

Chiunque si nasconda dietro a questo blackmail sembra che non sia riuscito a raggiungere gli obiettivi sperati. Le foto, invece di scatenare la pubblica condanna, hanno suscitato un diffuso senso di indignazione contro il detrattore. Una nutrita percentuale dei cittadini ruandesi ha condannato questo atto e pretende una seria indagine giudiziaria. Due le versioni dei fatti che circolano nel Paese. La prima, considera i nudi come dei fotomontaggi. La seconda, considera le foto originali, ma scattate anni fa e oggetto di giochi privati con il proprio partner. Giochi che arrivano in un qualsiasi  normale rapporto di coppia che sia intenso e molto intimo. Dinnanzi a questo scandalo il Governo rimane silenzioso. Non ha fatto alcun commento sulle foto porno, nè pronunciato una condanna morale verso il giornalista che le ha inviate ai media e pubblicate online.

Diane Shima Rwigara sarebbe considerata dal FRP più pericolosa del leader dei verdi o della estremista HutuPower Victoire Ingabire, leader del partito non autorizzato Forze Democratiche Unite, sospettato di essere vicino ai terroristi FDLR. Ingabire è stata processata e condannata alla reclusione per apologia di genocidio. La pericolosità di Rwigara risiede nella sua provenienza familiare. Il  padre di Diane era un quadro del partito al potere che trovò la morte nel febbraio 2015 in circostanze assai sospette e misteriose che non sono, fino ad ora, state adeguatamente chiarite da Polizia e Magistratura, e le indagini sono ancora in corso.

Dopo la morte di Assinapol Rwigara, il Governo ha attuato una serie di misure legali per indebolire l’immenso patrimonio economico ed immobiliare della famiglia. Il Comune di Kigali ha demolito un albergo di proprietà dei Rwigara, asserendo che non era dotato di regolare permesso di costruzione. La famiglia Rwigara (Diane compresa) è sospettata di aver contatti con organizzazioni politiche dichiarate fuori legge come il Rwanda National Congress RNC un movimento politico in esilio in Sudafrica, sostenuto dal African National Congress ma giudicato dalle autorità ruandesi come organizzazione criminale. I sospetti si basano sull’affiliazione al RNC di Benjamin Rutabana, lo zio di Diane.

Ora la prima candidata donna nella storia democratica del Rwanda deve lottare non solo per far comprendere il suo dettagliato programma politico, ma anche per pulire la sua immagine da ogni sospetto d’immoralità.

La scorsa settimana un fatto di cronaca nera ha gettato ombre sulla campagna elettorale. Il corpo martoriato di Jean Damascene Habarugira è stato ritrovato a 60 km dalla sua residenza a Ngoma, due giorni dopo che i suoi familiari avevano denunciato alla Polizia la sua scomparsa. Habarugira è un membro delle Forze Democratiche Unite e questo dettaglio trasforma il fatto di cronaca nera in un problema politico. Il Vice Presidente del FDU, Boniface Twagirimana, ha affermato ai media nazionali che la morte di Habarugira è strettamente collegata con la sua opposizione ad un progetto agricolo promosso dal Governo nella zona di Ngoma. Twagirimana afferma che il suo compagno politico è scomparso dopo aver incontrato un ex soldato responsabile della sicurezza del distretto.

Le autorità ruandesi hanno affrontato il caso con estrema attenzione. I rischi per il Governo di essere sospettato di un omicidio politico sono altissimi, visto che il FDU è oggetto di una sistematica persecuzione e stetti controlli della Polizia e servizi segreti causa il suo probabile legame ai terroristi FDLR. Anche le idee proposte dal FDU ricordano molto l’ideologia HutuPower, seppur assenti nei discorsi e dichiarazioni ogni palese riferimento o incitamento al genocidio. La Magistratura non ha ignorato le accuse del rivale politico del FPR, Twagirimana, ordinando una inchiesta che ha portato all’identificazione e all’arresto dei un ex militare, l’ultima persona che la vittima avrebbe incontrato prima della sua sparizione e successivo decesso. Trattasi di Bizama Theophile che ora è sotto pesanti interrogatori e detenuto presso la prigione centrale di Kigali con il sospetto di sequestro di persona e omicidio.

L’immediata reazione della magistratura, approvata e incoraggiata sia dal Presidente Kagame che dal FPR, era un atto dovuto, in quanto Victoire Ingabire, leader del FDU, fu arrestata nel 2010 per apologia di genocidio, proprio prima di candidarsi alle elezioni presidenziali. L’opinione pubblica nazionale è divisa sulla detenzione di Ingabire. La maggioranza considera il leader politico dell’opposizione realmente colpevole e collegata al gruppo terroristico FDLR. Eppure un nutrita minoranza ritiene che il caso di Ingabire sia un classico esempio di repressione politica esercitata dal partito al potere.

In una intervista rilasciata al mensile ‘Jeune Afrique‘ e pubblicata lunedì 22 maggio, il Presidente Paul Kagame entra nel merito delle elezioni. Il Presidente non intravvede alcuna problematica rispetto ai candidati dell’opposizione. Al contrario, la competizione elettorale non rappresenterebbe un problema per ilsistema ruandese‘ a condizioni di lavorare tutti insieme per il benessere del Paese e della popolazione. Essendo un solo partito d’opposizione riconosciuto (il Partito dei Verdi Democratici) gli altri candidati sono stati costretti a presentarsi come indipendenti. Il Presidente afferma che il suo compito non è quello di favorire la nascita dei partiti di opposizione, ma di favorire l’ambiente ideale per la loro libera espressione democratica. Condizioni legate alla difesa nazionale e al rischio sempre incombente di un secondo genocidio. A questo proposito, Kagame critica l’Occidente e anticipa che la sua campagna elettorale sarà incentrata sul sistema Rwanda sotto lo slogan ‘l’Afrique qui marce‘, teatro della crescita economica. «Il mio nuovo mandato, in caso di vittoria, sarà incentrato sulla continuità della visione politica ed economica adottato nei precedenti mandati e generatrice di ottimi risultati. Un tasso di crescita annuale del 7%, un tasso di copertura tra la popolazione delle comunicazioni e internet del 95%, un tasso copertura sanitaria del 91%, una tasso di mortalità infantile e materna tra i più bassi del Continente, un sviluppo sostenuto nei settori agricolo, industriale e terziario. La fiducia dimostrata dagli investitori stranieri grazie alla rapide formalità per avviare investimenti produttivi e generatrici di occupazione, al controllo della corruzione. Il Rwanda è al 4° posto della classifica dei Paesi africani meno corrotti redatta da Tranparency International», illustra il Presidente africano (59 anni), anticipando che il prossimo mandato sarà incentrato sul lancio dell’industria legata alle energie pulite e sulla quarta rivoluzione industriale, con l’obiettivo di trasformare l’economia ruandese in economia avanzata degna del Primo Mondo e il Rwanda in un hab continentale per le nuove tecnologie: da internet alla realtà virtuale, dalle nanotecnologie alla robotica.

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