giovedì, Novembre 14

Rwanda – Uganda: relazioni in rapido deterioramento Secondo il Governo ruandese, che ha convocato il Ministro degli Esteri ugandese, le relazioni con l’Uganda rimangono fragili causa attività ostili lungo le frontiere

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La guerra fredda scoppiata tra Rwanda e Uganda lo scorso settembre sta arrivando a un punto critico per gli equilibri politici ruandesi e regionali. Per evitare che le tensioni sfocino in un conflitto aperto, il Governo di Kigali ha ufficializzato la crisi, ponendo così le basi per aprire trattative diplomatiche e trovare soluzioni pacifiche.

In un comunicato, il Governo ruandese ha affermato che le relazioni con l’Uganda rimangono fragili a causa di attività ostili lungo le frontiere. Il Ministro degli Esteri ugandese, Sam Kutesa, è stato invitato a Kigali per discutere direttamente con il Presidente Paul Kagame. Secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Affari Esteri ruandese, Louise Mushikiwabo, l’incontro, svoltosi la scorsa settimana, verteva sulle relazioni tra i due Paesi e su altre problematiche regionali. I media ruandesi, riportano solo i bollettini ufficiali. Il Presidente Kagame ha chiesto al Ministro degli Esteri Kutesa maggior sforzi da parte del Governo ugandese per l’integrazione regionale tra i due Paesi, che si deve basare su una equa divisione. «Ci deve essere qualcosa per ognuno così tutti e due i partner escono vincitori».

La sibillina frase di Kagame è stata interpretata da alcuni analisti politici regionali come un chiaro riferimento ai minerali delle province Est della Repubblica Democratica del Congo (dove sta cambiando la gestione dei minerali illegali). Secondo alcune nostre fonti, l’invasione natalizia dell’Esercito ugandese nella provincia del Nord Kivu, ufficialmente per smantellare il gruppo terroristico ugandese ADF, sarebbe, invece, un serio attacco alle postazioni tenute dal gruppo terroristico ruandese FDLR, responsabile del genocidio in Ruanda nel 1994. Queste operazioni militari teoricamente sarebbero a vantaggio del Rwanda, in questi mesi minacciato da una coalizione che comprende le FDLR, Esercito e milizie Imbonerakure burundesi sotto regia francese. L’indebolimento delle forze FDLR farebbe naufragare qualsiasi piano di possibile invasione del Rwanda.

I combattimenti ancora in corso contro i terroristi ruandesi nel Nord Kivu vedono ora la partecipazione attiva dell’Esercito congolese (FARDC) confermata dal Governo di Kinshasa, che adotta la stessa versione ufficiale dell’Uganda: i combattimenti sarebbero indirizzati contro il gruppo terroristico ugandese ADF. È la prima volta che il Governo congolese ammette operazioni militari nel Nord Kivu, pur mantenendo la strategia di negare la presenza di truppe ugandesi in Congo.  Le nostre fonti da Goma affermano che i soldati congolesi agiscono sotto la coordinazione militare ugandese e che vari reparti della Seconda Divisione di Fanteria del UPDF sono ancora attivi nei teatri di guerra in Nord Kivu.

L’utilizzo dei soldati congolesi sarebbe giustificato da una inaspettata resistenza da parte delle FDLR, e avrebbe come unico obiettivo quello di risparmiare le vite dei soldati ugandesi. Da alcune dichiarazioni ufficiali, l’Esercito congolese avrebbe subito perdite (almeno tre uomini) prima di poter respingere una contro-offensiva organizzata dai ribelli (ufficialmente sempre le ADF). L’intensità degli scontri e le contro-offensive in atto da parte del gruppo ribelle escludono ulteriormente la possibilità che si tratti delle ADF, il gruppo armato ugandese sconfitto dal UPDF in Uganda nel 2010 e decimato da operazioni militari congiunte congolesi ugandesi nel 2014.

L’obiettivo principale di Kampala è di sloggiare le FDLR da zone ricche di minerali al confine con l’Uganda e assicurarsi il traffico illegale di coltan oltre a quello dell’oro. Questo spiegherebbe la linea del fronte che si sarebbe spostata, secondo le nostre fonti, in territori occupati dalla FDLR al confine con il Ruanda. Storicamente il traffico di coltan dal Congo è di competenza ruandese.

L’invito ad unaequa divisione’ pronunciato dal Presidente Kagame si potrebbe inserire anche negli accordi segreti stipulati con il Presidente congolese Joseph Kabila: supporto politico alla Presidenza a vita in cambio di una gestione trilaterale tra Stati del traffico di oro e coltan, estromettendo il socio congolese in affari, i terroristi FDLR. Sia le operazioni militari nel Nord Kivu che l’applicazione degli accordi con Kabila evidenzierebbero il tentativo del Governo ugandese di alterare la tacita divisione dei minerali stipulata anni fa con il Rwanda, assicurandosi una maggior quota di coltan che normalmente spetta a Kigali.

Questo tentativo di accaparrarsi maggior quote di minerali congolesi sarebbe alla base della nuova guerra fredda -dopo la prima consumatasi per dieci anni dopo la battaglia dei sei giorni tra gli eserciti ruandese e ugandese, avvenuta a Kishangani (Congo), nel 2000, per il controllo di zone aurifere.

La convocazione del Ministro degli Esteri ugandesi a Kigali sta a sottolineare che il Presidente Paul Kagame non sembra intenzionato a riconciliarsi con il suopadrino’, Yoweri Museveni, sottomettendosi alla sua volontà. Al contrario, tenta di afferrare il toro per le corna con l’obiettivo di trovare un accordo tra alleati alla pari.  Un accordo necessario, visto l’escalation delle azioni anti-rwandesi attuate in Uganda.

Tra dicembre e le prime due settimane di gennaio si sono avuti in Uganda vari arresti di cittadini ruandesi accusati di essere delle spie. Tra questi arrestati vi è l’imprenditore Emmanuel Cyamayire, arrestato a Mbabara, la scorsa settimana. Altri cittadini ruandesi sono stati arrestati in prossimità della cittadina di frontiera di Kisoro. Sei cittadini ruandesi sono stati arrestati dalla Polizia militare ugandese CMI (Chieftaincy of Military Intelligence) e successivamente estradati dopo estenuanti interrogatori. Fidel Gatsinzi, Jessica Muhongerwa, Hubert Mugwaneza, Fred Turatsinze, Dinah Kamikazi e Vanessa Agasaro hanno denunciato di aver subito trattamenti disumani durante l’arresto e gli interrogatori, nel corso dei quali avrebbero subito anche torture. Hanno inoltre accusato il Governo ugandese di essersi illecitamente appropriato di beni e conti bancari personali.

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