mercoledì, Agosto 21

Rwanda, ucciso Patrick Karegeya field_506ffb1d3dbe2

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Il Primo Gennaio, l’ex capo dei servizi segreti ruandesi Patrick Karegeya é stato ucciso presso una camera del hotel Michelangelo Towers nel ricco quartiere di Sandton, a Johannesburg, Sud Africa. La polizia locale ha appurato le cause della morte: strangolamento. Aperta un’indagine per trovare autori e mandanti di questo omicidio. Il Rwanda National Congress (RNC), partito clandestino d’opposizione con sede in Sud Africa, accusa il Presidente Paul Kagame di essere il mandante.

Patrick Karegeya non era un oppositore qualunque ma una figura centrale della intelligence ugandese e ruandese che ha prestato i suoi servizi ai Governi di Kampala e Kigali partecipando attivamente all’ascesa al potere dell’etnia tusti (1987 Uganda, 1994 Rwanda), alla distruzione del regime di Mobutu Sese Seko nello Zaire-Congo (1996), alla guerra Pan Africana combattuta nella Repubblica Democratica del Congo (1998 – 2004) e alla guerra fredda tra Uganda e Rwanda (2002 – 2011).

Karegeya si porta nella tomba 26 anni di segreti regionali lasciando molte pagine bianche su come è stato realizzato e consolidato il  piano di egemonia politica militare sulla Regione dei Grandi Laghi, denominato anche “complotto tutsi”, in stretta collaborazione con Stati Uniti e Gran Bretagna che, alle soglie del 2014 si è esteso in gran parte dell’Africa: dalla Somalia alla Repubblica Centroafricana, rendendo Uganda e Rwanda due potenze militari africane capaci di influenzare i destini di intere nazioni.

Patrick Karegeya nasce nel 1960 nella città ugandese di Mbarara da genitori della diaspora ruandese rifugiatesi in Uganda durante le prime pulizie etniche contro i tutsi attuate dalle milizie razziali naziste Hutupower nel 1957. Dopo aver ottenuto la laurea in legge presso l’Università di Makerere (Kampala) diventa attivista simpatizzante del movimento ribelle di Yoweri Museveni, il National Resistence Army (NRA).  Nel giugno 1982 viene arrestato dal regime di Milton Obote. Scarcerato nel 1985 raggiunge i guerriglieri del NRA partecipando alla lotta di liberazione dell’Uganda. La guerriglia di Museveni era composta al 40% da rifugiati tutsi ruandesi tra i quali Paul Kagame. Dopo la presa del potere (1987) Museveni lo inserisce nei servizi segreti dell’esercito ugandese con il grado di tenente affidandogli il compito di preparare la liberazione del Rwanda soggiogata dal regime razzial nazista di Habyariamana sotto tutela francese, mentre Paul Kagame, divenuto un alto ufficiale dell’esercito ugandese, è inviato negli Stati Uniti per studiare presso un’accademia militare.

Nel primo tentativo di liberazione del Rwanda fatto dalla guerriglia della diaspora tusti ugandese nel 1991 il leader del movimento, Fred Rwigyema conosciuto come Comandante Freddy, trova la morte sul campo di battaglia. La leadership passerà a Paul Kagame. Fonti non ufficiali all’interno della diaspora tutsi ugandese hanno sempre affermato che il Comandante Freddy fu ucciso durante una battaglia contro l’esercito regolare ruandese a causa di un complotto orchestrato da Karegeya e Kagame per prendere le redini della ribellione. Nel Rwanda post genocidio del 1994 Kagame nomina Karegeya Direttore Generale dei servizi segreti delle Forze di Difesa Ruandesi, carica che ricoprirà fino al 2004.

Nel 1995 Karegeya è una figura chiave nell’individuazione dell’uomo giusto, l’ex guerrigliero congolese Désiré Kabila che viene messo alla testa di un improvvisato movimento ribelle congolese per la liberazione dello Zaire. Il regime di Mobutu Sese Seko, ormai sul punto del collasso economico e politico, dal 1994 si era alleato alla Francia permettendo l’installazione all’est del Paese dell’esercito di Habyariamana (FAR) e delle milizie Interahamwe, le forze autrici del Olocausto e sconfitte dal Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame. FAR e Interahamwe riescono per due anni a gestire i milioni di dollari degli aiuti umanitari ONU ai profughi ruandesi e a ricevere armi dalla Francia, iniziando una spaventosa escalation di attacchi nel loro paese con l’obiettivo di riconquistare il potere e terminare il genocidio.

Fu proprio Karegeya a suggerire ai Governi di Kampala e Kigali Désiré Kabila, individuo facilmente malleabile e con un passato di guerrigliero negli anni sessanta e leader del Partito Rivoluzionario del Popolo. Kabila fin dai giorni della guerriglia aveva dimostrato di essere più interessato ad arricchirsi che agli ideali come notò il rivoluzionario cubano Che Guevara durante la partecipazione al movimento di liberazione dello Zaire degli anni Sessanta. Il Che abbandonò l’impresa completamente  deluso dall’atteggiamento opportunistico e dall’incapacità militare dimostrata da Désiré Kabila, scrivendo un breve libro di memorie intitolato: “L’anno in cui fui da nessuna parte”.

Nel 1975 Kabila e il suo movimento guerrigliero, ormai trasformatosi in una gruppo di banditi, rapisce due ricercatori, uno americano e uno olandese, in Tanzania, liberati dopo 67 giorni in cambio di un colossale riscatto, che permetterà a Kabila di costruirsi due case a Dar es Salaam (Tanzania) e a Kampala, iniziando una proficua carriera come trafficante d’oro illegale del Congo. Museveni e Kagame avevano l’obiettivo di rendere sicuri i confini con lo Zaire, neutralizzando le forze genocidarie rwandesi coordinate dalla Cellula Africana dell’Eliseo e mettendo a capo dell’immenso Paese vicino una loro pedina. Il movimento ribelle congolese Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo Zaire (AFDL), guidato da Désiré Kabila servì come paravento per l’invasione dello Zaire da parte degli eserciti Angolano, Burundese, Ruandese e Ugandese avvenuta nel settembre 1996. Oltre ai motivi di sicurezza Uganda e Rwanda sono interessati alle risorse naturali del vicino paese e alla possibilità di colonizzare i vasti territori fertili dell’est per risolvere il problema demografico del Rwanda. In meno di otto mesi questa forza multinazionale africana disintegrò l’impero di Mobutu e l’ultimo baluardo del dominio francese nella regione.

Karegeya è l’autore della decisione del auto proclamatosi Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Désiré Kabila, di porre al comando del nuovo esercito congolese il tutsi ruandese James Kabarere,  (lo stratega militare del movimento ribelle congolese AFDL) al fine di controllare l’intero apparato di sicurezza del Congo. James Kabarere è stato inoltre Ministro della Difesa dell’esercito ruandese fino al 2010 ed attualmente occupa ruoli di primo piano nell’esercito.

Quando la pedina Kabila manifestò segnali di nazionalismo contrari agli interessi ruandesi e ugandesi Karegeya partecipò alla creazione di un movimento politico all’est del paese composto per la maggioranza da congolesi di origine tutsi: Banyarwanda e Banyamulenge, il Rassemblement Congolais pour la Democratie (RDC). Il movimento politico fu attivato militarmente quando il Presidente Kabila decise nel 1998 di rendersi indipendente dal controllo di Kampala e Kigali epurando  dal Governo e dalle forze armate i ruandesi e i Banyamulenge che avevano occupato vari posti strategici. La guerra Pan Africana iniziò con l’orrendo massacro di tutsi a Kinshasa, la capitale del Congo.

Il RCD, supportato dagli eserciti ruandese e ugandese, occupa in due settimane vaste regioni del Nord Kivu e Sud Kivu, ponendo il suo quartiere generale presso la città di Goma. Immediatamente si organizza per l’offensiva militare su Kinshasa, a oltre 2000 km di distanza. Offensiva fermata dall’improvvisa alleanza del Presidente Kabila con Francia, Angola, Ciad, Zambia e Zimbabwe. Gli stati africani metteranno a disposizione i loro eserciti mettendo in seria difficoltà Burundi, Rwanda e Uganda. Una linea di fronte sarà creata dopo la terza città del Paese, Kisangani e mantenuta fino agli accordi di pace del 2004, impedendo l’avanzata degli eserciti invasori. Tutti i paesi africani coinvolti nella guerra si pagheranno le spese con il saccheggio dei minerali congolesi.

Il Presidente ugandese Museveni comprende fin dall’inizio il piano di Karegeya, la creazione artificiale del RCD é tesa ad ottenere una supremazia politica militare sul Congo ad esclusivo vantaggio del Rwanda. Per controbilanciare la situazione l’Uganda creerà altri due movimenti ribelli all’est del Congo: il RCD-Kisangani e il Movimento di Liberazione del Congo (MLC) guidato da Jean-Pierre Bemba.

Le tensioni tra Uganda e Rwanda in Congo esplosero nel giugno 2000 con la battaglia di Kisangani, la capitale della Provincia Orientale dove per una settimana i due eserciti si scontrarono senza pietà distruggendo la terza città del Congo. Il bilancio della battaglia, conosciuta come la guerra dei sei giorni  fu di oltre quattromila soldati morti da entrambe le parti. Lo scontro tra i due alleati fu causato dalla disputa sul controllo delle immense risorse naturali dell’est del Congo e creò una frattura insanabile con una netta divisione del territorio: il nord controllato da Uganda, RCD-Kisangani e MLC mentre Goma e Sud Kivu rimasero sotto il controllo del RCD e del Rwanda.

La battaglia di Kisangani è il preludio all’assassinio di Désiré Kabila, avvenuto il 16 gennaio 2001 quando fu abbattuto nel suo studio del Palazzo Presidenziale da una sua guardia del corpo, Rashidi Muzele, uccisa immediatamente dopo dalle altre guardie del corpo al posto di catturarla. Alla morte del Presidente, uno dei suoi figli, Joseph Kabila Kabange, il 26 gennaio 2001 fu nominato Presidente all’età di 30 anni, inaugurando la prima Dinastia Presidenziale in Africa.

I sostenitori regionali della teoria del “complotto tutsi” tra i quali vari esponenti congolesi della Chiesa Cattolica e missionari italiani, sostengono che Karegeya, assieme a Kabarere furono gli autori dell’assassinio di Désiré Kabila materialmente realizzato da una sua guardia del corpo. L’intento era di mettere al potere un’altra loro pedina: il figlio Joseph Kabila, per assicurarsi il controllo delle risorse naturali all’est del Paese.

La teoria che il Presidente Joseph Kabila sia in realtà un agente segreto del Rwanda non trova conferme nei travagliati avvenimenti del Congo ma resta molto popolare presso la popolazione di Kinshasa e di altre regioni del paese, divenendo il motivo ufficiale del tentativo insurrezionale attuato il 30 dicembre scorso dal Pastore Mukingubila, Profeta di Dio, noto oppositore politico del Presidente Congolese. L’insurrezione aveva l’obiettivo di liberare il Congo dal dominio Ruandese, secondo quanto dichiarato dallo stesso Mukingibila.

Dall’inizio della guerra fredda tra Uganda e Rwanda, fino al 2004, si notano alcuni deboli segnali da parte dell’operato di Patrick Karegeya che fanno pensare ad un doppio gioco a favore dell’Uganda. Nel 2005 viene accusato dal Presidente Paul Kagame in persona di diserzione e insubordinazione. Karegeya viene immediatamente arrestato e condannato a 18 mesi di carcere.

Nel 2006 gli viene tolto il grado di Colonnello e messo sotto stretta sorveglianza. In circostanze misteriose riesce a scappare dal Paese e a raggiungere in Sud Africa il Generale Faustin Kayumba Nyamwasa, un altro pezzo grosso dei servizi segreti ruandesi anch’esso caduto in disgrazia e fuggito a Johannesburg. Il Generale Kayumba prima della sua fuga in Sud Africa, aveva tentato di costruirsi una base all’interno dell’esercito ruandese per attuare un colpo di stato contro il Presidente Kagame.

La decisione del Presidente Kagame di privarsi dei servizi di una persona chiave dei vari avvenimenti politici militari intercorsi dal 1987 in poi, come il Colonnello Karegeya sarebbe stata motivata da un suo tradimento, secondo alcuni osservatori politici regionali. Il Colonnello Karegeya e il Generale Kayumba sarebbero stati contattati dai servizi segreti ugandesi nei primi mesi del 2004 per creare un’opposizione politica contro il Presidente ruandese inserita nei piani di destabilizzazione di Kampala contro Kagame.

Agli inizi del 2005 mentre il Generale Kayumba stava tentando di raggruppare le forze necessarie all’interno dell’esercito per un colpo di stato, il Colonnello Karegeya stava organizzando la diaspora ruandese tusti in Uganda per formare un movimento armato con l’intento di invadere il Rwanda e spodestare il regime di Kagame con la forza, secondo quanto affermato da osservatori politici regionali.

L’unico dato certo è l’esistenza di questo piano eversivo organizzato direttamente dal Presidente Yoweri Museveni in risposta alle interferenze politiche di Kigali che, a sua volta, mirava di sostituire il Governo ugandese utilizzando il noto oppositore Kizza Besyge, compagno d’armi e medico personale di Museveni ai tempi della lotta di liberazione degli anni Ottanta. Vari indizi sembrano portare alla conclusione che Karegeya e Kayumba non siano solo stati coinvolti nel piano eversivo ugandese ma che avessero assunto ruoli chiave.

Il Governo sudafricano accetta la richiesta di asilo politico del Colonnello Karegeya e il Generale Kayumba, permettendo loro di creare un partito di opposizione in esilio, il Rwanda National Congress. Entrambi entrano nei libri paga dei servizi segreti Sud Africani che considerano la bellicosa politica imperialista regionale del Rwanda come un pericolo diretto agli interessi economici del Sud Africa soprattutto nel Congo dove le sue multinazionali controllano varie miniere d’oro tra le quali quella di Kibali, il più grande giacimento africano.

Nel Agosto 2010 Karegeya dichiara al settimanale cattolico ugandese ‘The Observer’ che il Presidente Kagame si è trasformato in un dittatore a vita. L’unico modo per ristabilire la democrazia in Rwanda è di rovesciarlo con la forza. Identica dichiarazione fu fatta nello stesso periodo alla BBC.

La dichiarazione dell’agosto 2010 era il preambolo per l’invasione del Rwanda da parte di un fantomatico “Nuovo Fronte di Liberazione del Rwanda”, composto dalla diaspora ruandese in Uganda e armato dall’esercito ugandese. Il movimento aveva stretto alleanze con gli elementi più moderati del gruppo terroristico hutu ruandese FDLR rifugiatosi in Congo dopo il genocidio del 1994. L’obiettivo era quello di unire le forze per spodestare Kagame manus militaris ed instaurare un regime hutu-tusti in Rwanda. I preparativi per l’invasione iniziarono nel maggio 2011 ed era programmato per l’ottobre. Secondo varie fonti Karegeya aveva incontrato a Johannesburg vari esponenti della diaspora ugandese e del FDLR con il compito di facilitare questa alleanza politica-militare.  L’invasione fu abortita dallo stesso Presidente Yoweri Museveni. Nel ottobre 2011 decise di interrompere la guerra fredda contro il Rwanda. La decisione fu presa sotto la considerazione che i reciproci tentativi di rovesciamento di regime stavano indebolendo i due paesi che rischiavano così di perdere la loro egemonia regionale. Dunque era necessaria la riconciliazione del Padre “Museveni” e del Figlio “Kagame”, avvenuta ufficialmente nel dicembre 2011 quando la famiglia presidenziale ruandese festeggiò il Natale presso la residenza privata di campagna del Presidente Yoweri Museveni.

La riconciliazione ha evidentemente rafforzato l’egemonia di Rwanda e Uganda e permesso di intraprendere nuovi progetti quali la creazione del movimento ribelle Banyarwanda M23 all’est del Congo, l’occupazione di una grande fetta di territorio della Repubblica Centro Africana ricca di minerali da parte dell’esercito ugandese con la scusa di combattere il Lord Resistence Army guidato dal ribelle ugandese Joseph Kony e di unire le forze per contrapporsi ai nuovi piani geo-strategici della France-Afrique. Il Rwanda invierà 2.000 uomini che rafforzeranno il contingente di pace ONU nella Repubblica Centro Africana. Sommati ai 4.000 soldati ugandesi presenti nel paese ed esterni al contingente di pace, il contingente ruandese rappresenta una formidabile forza di dissuasione per i piani dell’Eliseo sul Centroafrica.

Il Colonnello Karegeya e il Generale Kayumba, protetti dai servizi segreti sudafricani non si sono limitati ad attività politiche rivolte contro il loro Paese o ad organizzare un’invasione militare. Nel 2009 crearono una compagnia di mercenari e nel 2011 ottennero un contratto multimilionario di mercenariato in Somalia firmato direttamente con le Nazioni Unite, grazie alle pressioni fatte da Uganda e Sud Africa presso il Palazzo di Vetro a New York.

«Il dittatore Paul Kagame riesce a mantenere il potere uccidendo i suoi oppositori. Il Generale Kayumba é sfuggito due volte a tentativi di assassinio. Questo é il problema per chi vuole mantenere a tutti i costi il potere in eterno», afferma ai media sudafricani il Segretario del Rwanda National Congress Frank Ntwali.

La realtà sembra essere più complessa di questa semplice dichiarazione. Nonostante le accuse di essersi trasformato in un brutale dittatore vi sono meriti oggettivi che vanno riconosciuti al Presidente Paul Kagame, che è riuscito a far emergere un Paese devastato dall’olocausto assicurando una crescita economica annuale del 8%. Ha ridotto la corruzione pressoché a zero, attivato ambiziosi piani di sicurezza alimentare, garantito la gratuità e la qualità della sanità e dell’educazione. Trasformato il Rwanda nel migliore Paese africano per gli investimenti stranieri. Riappacificato le due etnie hutu e tutsi infondendo in loro un senso di appartenenza nazionale per distruggere antichi odi e rancori che portarono al genocidio.

É pur vero che la strabiliante crescita economica è dovuta anche dalla rapina delle risorse naturali del vicino Congo e che le rivoluzionarie riforme del sistema sociale che hanno contribuito alla pace sociale, sono un astuto stratagemma per tener calma la maggioranza della popolazione hutu ed evitare rivolte. Innegabili le serie di omicidi di stato di oppositori politici sia hutu che tutsi. “Questo è il prezzo da pagare per la pace affinché non si ripeti il genocidio.  I media sono controllati come la nostra democrazia ma non riesco a condannare il Presidente Paul Kagame per aver usato il pugno forte. Ora siamo tutti ruandesi ed orgogliosi di esserlo. Inoltre Paul Kagame è il primo Presidente africano che ha dichiarato di voler rispettare la Costituzione non presentandosi come candidato alle elezioni del 2017, dopo aver fatto due mandati conseguivi. Il RCN in Sud Africa è autoreferenziale. Nessuno qui in Rwanda lo supporta”, confida uno studente universitario di Butare.

L’assassinio di Patrick Karegeya va inserito nel processo di successione Presidenziale in atto nel Rwanda. I candidati favoriti sono Richard Sezibera, Segretario Generale della East Africa Community, e Donald Kaberuka, Presidente della Banca Africana per lo Sviluppo. Entrambi appartengono alla ristretta cerchia di tecnocrati creata da Paul Kagame per assicurare una moderna gestione del Paese e fanno parte della promessa del Presidente fatta nel febbraio 2013 di attuare un cambiamento politico del potere assicurando la continuità dell’orientamento del partito e la stabilità. Secondo indiscrezioni dei media sudafricani Karegeya é stato ucciso dopo un incontro con i servizi segreti di Pretoria per discutere delle prossime elezioni in Rwanda.

L’assassinio di Patrick Karegeya assicura sonni tranquilli non solo a Paul Kagame ma anche a Yoweri Museveni e Jacob Zuma. I morti non parlano. Il Colonnello Karegeya sarà seppellito nel cimitero della sua città natale, Mbarara in Uganda, con gli onori ufficiali.  

 

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