lunedì, Novembre 18

Rwanda: svolta democratica in vista? Questa improvvisa ondata di democrazia sembra essere un astuto piano per assicurarsi alleanza e supporto da parte di nemici politici

0

Dal luglio 1994, quando il Fronte Patriottico Rwandese liberò il Rwanda dalla feroce dittatura HutuPower di Juvenal Habyarimana in pieno genocidio, il Clan Ugandese regna incontrastato sul Paese. Formalmente il Ruanda è una Repubblica democratica  presidenziale dove tutti i partiti politici non collegati all’ideologia HutuPower e al genocidio del 1994 sono legali e possono partecipare alle elezioni locali, amministrative e presidenziali. In realtà vige un sistema di partito unico camuffato da coalizione di governo dove i partiti di opposizione hanno vita difficile. La democrazia viene esercitata non nel Parlamento ma tramite i consigli rivoluzionari ora trasformati in comitati di villaggio e quartiere che ogni anno verificano l’efficacia dell’operato degli amministratori pubblici e decretano il rinnovo o la revoca del mandato. Questi comitati sono chiamati anche ad esprimersi su varie politiche nazionali intraprese per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Sono però totalmente estromessi dalle decisioni strategiche di politica nazionale e internazionale.

Dal 19 luglio 1994 al 23 marzo 2000 la Presidenza fu data al Pasteur Bizimungu uno tra i leader politici del Fronte Patriottico Ruandese (FPR) di origine hutu mentre il leader rivoluzionario tutsi che liberò il Paese, Paul Kagame, occupava i posti di Vice Presidente e Ministro della Difesa. La scelta di un hutu alla Presidenza fu dettata da convenienze politiche. Il FPR non voleva che la comunità internazionale pensasse che fosse stata sostituita una dittatura hutu con una dittatura tutsi. In realtà Pasteur Bizimungu contava assai poco nonostante che il Ruanda sia una Repubblica Presidenziale sul modello americano e francese. Chi decideva era Paul Kagame, spesso dietro le quinte.

Il 24 marzo 2000 Paul Kagame accede alla Presidenza inaugurando 18 anni di potere incontrastato del Clan Ugandese, formato dalla diaspora tutsi esiliatasi in Uganda negli anni Sessanta e Settanta a causa delle prime pulizie etniche contro la minoranza. La diaspora partecipò alla guerra di liberazione ugandese contro il dittatore Milton Obote. Come ringraziamento il leader rivoluzionario e neo presidente Yoweri Kaguta Museveni appoggiò assieme a Stati Uniti e Gran Bretagna la creazione del movimento rivoluzionario ruandese FPR che attaccò il regime HutuPower nel 1990 e liberò il Paese 4 anni dopo al prezzo di un milione di persone trucidate dalle forze genocidarie hutu. La liberazione poteva giungere già nel 1991 evitando quattro lunghi anni di guerra civile e il genocidio. Purtroppo non fu possibile grazie all’intervento diretto dei soldati francesi e delle forze speciali della Guardia Presidenziale zairese inviati dal dittatore Mobutu Sese Seko.

Nel maggio 2001 Bizimungu fondò il PDR – Ubuyanjia, Partito Democratico per il Rinnovo. Il partito fu immediatamente accusato di aver abbracciato l’ideologia genocidaria HutuPower, dichiarato illegale e Bizimungu arrestato. L’accusa era ovviamente falsa. Bizimungu aveva partecipato alla guerra di liberazione e non aveva nessun legame con le forze genocidarie scampate dalla sconfitta del 1994 e rifugiatesi nel vicino Congo-Zaire. L’accusa fu inventata per impedire che il PDR potesse crescere e diventare una valida alternativa al FPR. Il primo poteva raccogliere i voti della maggioranza hutu e i voti dei tutsi non appartenenti al Clan Ugandese, mentre il FPR era troppo connotato a livello clanico a causa del controllo dei settori politico, economico e militare esercitato dalla diaspora tutsi proveniente dall’Uganda. Nel giugno 2004 Bizimungu viene condannato a 15 anni di prigione per aver tentato di creare una milizia genocidarie collegata con i terroristi ruandesi delle FDLR stazionati all’est del Congo.

Anche questa accusa era stata abilmente montata dal nulla. Nel febbraio 2006 la Corte Suprema nega la richiesta di indire un processo di secondo grado in appello, sottoposta dagli avvocati di Bizimungu sotto ordine diretto di Paul Kagame. Il processo di secondo grado non poteva essere fatto in quanto gli avvocati dell’ ex Presidente possedevano prove inconfutabili della montatura politica fatta ai danni del loro cliente. Nell’ aprile 2007 Bizimungu viene perdonato da Kagame e rilasciato. Il perdono è ben diverso da una assoluzione di secondo grado in quanto l’accusa rimane. Semplicemente il ‘criminale’ ha ricevuto una grazia.

La persecuzione di Bizimungu fu attuata per evitare che un partito hutu giungesse al potere. In quegli anni il Rwanda era già entrato nella Seconda Guerra Pan Africana e i terroristi FDLR avevano già tentato 4 volte di invadere il Paese per riconquistare il potere e terminare il genocidio. La salvaguardia dei tutsi e il dovere morale di evitare un secondo genocidio diverrà l’ossessione principale di Paul Kagame che giustificherà due guerre di aggressione e due ribellioni tutsi in Congo dal 1996 al 2012. Dietro a queste interferenze regionali si nascondeva la necessità di accedere alle risorse naturali del Congo per rilanciare l’economia distrutta dal genocidio. È un fatto lampante che l’incredibile sviluppo del Nuovo Ruanda è dovuto dal rigore e dal genio di Paul Kagame e dalla sistematica rapina dei minerali congolesi che dura tutt’ora. Una rapina sempre negata con forza dal governo.

Dalla persecuzione di Bizimungu in poi il governo Kagame ha sempre impedito lo sviluppo di partiti di opposizione che non accettassero di far parte della coalizione di governo guidata dal FPR che controlla alcuni partiti minoritari suoi alleati. Ogni nuova formazione politica veniva accusata (a torto o a ragione) di avere contatti con le forze genocidarie delle FDLR e di promuovere l’ideologia HutuPower. Dal 2007 sorgono forti dissidi all’interno delle forze armate che sono tutt’uno con il partito al governo sul modello Ugandese dove il National Revolutionary Army e l’esercito UPDF sono la stessa cosa. I dissidi erano dovuti da leader militari rivoluzionari o da generali post rivoluzione tutti tutsi che mettevano in discussione il dominio del Clan Ugandese guidato da Paul Kagame rivendicando maggior aperture democratiche. Questi leader ribelli furono incarcerati, costretti all’esilio o addirittura assassinati in Paesi stranieri da killer inviati dai servizi segreti ruandesi.

La situazione non è migliorata ai giorni nostri. Il FPR si sente in continua minaccia e il rischio di invasione da parte delle forze genocidarie FDLR, che ora controllano anche il Burundi, drammaticamente attuale. Dal giugno 2018 il Rwanda ha subito tre tentativi di invasione dal Burundi e dal Congo, tutti falliti grazie alla collaborazione della popolazione rurale hutu e il rapido intervento dell’esercito. Nonostante che le forze armate rwandesi siano in grado di sconfiggere i quasi 40.000 uomini delle FDLR, miliziani burundesi Imbonerakure e mercenari congolesi Mai Mai, il regime teme che la continua pressione militare alle frontiere e qualche finanziamento di potenze straniere, possa creare uno stato d’animo ostile della maggioranza hutu contro il governo e la minoranza tutsi.

Per evitare una seconda rivoluzione hutu dopo quella del novembre 1959, il Presidente Paul Kagame è stato costretto a rivedere la sua politica interna ed estera. Come primo passo Paul Kagame ha aperto un dialogo con il nemico storico: la Francia, ex potenza coloniale che appoggiò il regime HutuPower per trent’anni, partecipò attivamente al genocidio e creò le FDLR in Congo. L’apertura sta dando buoni frutti. Si parla addirittura di concedere al Rwanda la Presidenza della Organizzazione Mondiale della Francofonia favorendo la candidatura del ex Ministro degli Esteri Louise Mushikiwabo . L’apertura, seppur timida, alla Francia rafforza il prestigio e il potere di Kagame già alla Presidenza dell’Unione Africana. Il secondo passo è stato quello di ordinare l’operazione ‘Mani Puliteuna enorme retata di polizia e inchieste giudiziarie contro amministratori pubblici e ufficiali dell’esercito che da alcuni anni si erano dati alla corruzione e malversazione del denaro pubblico, portando alla perdita di 15,74 miliardi di Franchi Rwandesi. La mega retata è stata necessaria per riabilitare il Fronte Patriottico Rwandese e i principi rivoluzionari seriamente intaccati dalla corruzione dilagante all’interno dell’Amministrazione Pubblica e dell’Esercito entrambi sotto il controllo del FPR.

Il terzo atto è giunto inaspettato la scorsa settimana. Il regime a gran sorpresa di tutti ha deciso di aprire spazi democratici con azioni clamorose impensabili fino a qualche mese fa. La tattica della democrazia controllata (di cui fautore storico è il Presidente ugandese Museveni) è stata attuata fino ad ora in due fasi. La prima è stata quella di concedere al partito di opposizione Green Party (Partito dei Verdi) due seggi al Parlamento il 5 settembre scorso. La vittoria è stata riportata durante le elezioni amministrative dove il Green Party ha ottenuto il 5% dei voti superando la soglia minima che permette di entrare in Parlamento. Novità assoluta per la prima volta il FPR – Inkotanyi non ha riportato le solite percentuali bulgare dei consensi (superiori al 95%) attestandosi ad un più credibile 74%. I partiti della coalizione di governo hanno registrato percentuali assai modeste. Il Partito Socialista e il Partito Liberale hanno conquistato 4 seggi parlamentari ognuno. È la prima volta che un partito di opposizione esterno alla coalizione di governo entra in Parlamento. Il 5 settembre è una data storica per la democrazia in Ruanda. “Questo è un successo storico. Per la prima volta in 24 anni un partito di opposizione entra nel parlamento ruandese.” Afferma giubilante il leader dei Verdi Frank Habineza.

La seconda fase è stata la liberazione di prigionieri politici considerati nemici numero uno della Repubblica. Lunedì 10 settembre al famoso cantante pop Kizito Mihigo è stato accordato il perdono presidenziale. Nel 2014 Mihigo aveva stretto una alleanza segreta con l’opposizione tutsi in esilio, il RNC (Rwanda National Congress) e i genocidari FLDR, venendo coinvolto in un piano eversivo di invasione militare sventato all’ultimo momento grazie al supporto attivo della maggioranza dei contadini hutu. Ma la mossa più eclatante è stato il perdona della sostenitrice del HutuPower Victoire Umuhoza Ingabire che nel 2010, ritornata dall’esilio in Olanda, aveva minimizzato il genocidio del 1994 e tentato di organizzare una rivolta hutu in stretta collaborazione con i terroristi delle FDLR stanziati nel vicino Congo.  Per questi reati fu condannata a 15 anni di prigione. Anche Ingabire è stata perdonata. Le associazioni dei sopravvissuti al genocidio sono rimaste scandalizzate. «Trovo molto strano e sospetto il perdono di Ingabire che ha tentato un secondo genocidio all’epoca in collaborazione anche con la Tanzania» ha dichiarato ai media nazionali Tom Ndahiro, un esperto del genocidio ruandese.

La richiesta fatta da Ingabire di liberare altri prigionieri politici è stata esaudita lo scorso venerdì quando il Presidente ha firmato il perdono di 2.140 detenuti politici alcuni di essi coinvolti a livello minore nel genocidio del 1994. La formula del perdono sta a significare che le condanne inflitte erano giuste e motivate. Questo è un dettaglio molto importante.

Cosa si nasconde dietro questa improvvisa svolta storica? Questa improvvisa ondata di democrazia sembra essere un astuto piano per assicurarsi alleanza e supporto da parte di nemici politici che hanno dimostrato la loro pericolosità nel passato e per calmare le masse contadine hutu indebolendo maggiormente i terroristi FDLR che rimangono una forza d’aggressione straniera senza importanti basi interne e supporto popolare. È quanto sostengono fonti ruandesi ben inseriti nei corridoi del potere in contatto con la redazione. Queste fonti hanno ipotizzato che le inaspettate aperture democratiche siano frutto di una strategia del Presidente Paul Kagame di attuare delle riforme controllate per mantenere al potere il Clan degli Ugandesi, avviare una democrazia controllata sul modello ugandese, eliminare lo strisciante malumore tra le masse rurali hutu e impedire che il gruppo terroristico delle FDLR trovi un terreno fertile per innescare una qualsiasi forma di appoggio popolare.

Fino ad ora i vari tentativi di invasione (il primo attuato un anno dopo del genocidio: 1995) sono falliti proprio per mancanza di appoggio popolare. La presenza dei reparti terroristici in territorio ruandese viene prontamente segnalata dai contadini hutu che non vogliono essere nuovamente gli strumenti di un secondo genocidio. Negli ultimi anni la lealtà alla Repubblica delle masse rurali hutu inizia a dare segni di crepe. Piccoli ma progressivi segnali evidenziano che tra la maggioranza degli hutu stia affiorando una insoddisfazione verso un governo che dona progresso sociale ed economico ma che impedisce un vero confronto democratico e politico con l’obiettivo di mantenere il potere. Secondo queste fonti Paul Kagame ha intuito che i continui e giusti richiami alla memoria dell’Olocausto, dopo 24 anni dall’orrore, non sono sufficienti a creare consenso. Di conseguenza sarebbe stato costretto ad avviare riforme democratiche controllate.  

L’entrata del partito di opposizione dei Verdi nel Parlamento sarebbe stata possibile grazie ad un accordo sotto banco tra Kagame e Habineza. Il primo avrebbe richiesto all’oppositore di supportare indirettamente il governo dinnanzi alla minaccia genocidaria delle FDLR e suoi alleati. Considerando che il Partito dei Verdi raccoglie le simpatie di molti tutsi e hutu la sua entrata in Parlamento potrebbe essere stata permessa anche come valvola di sfogo per i clan tutsi scontenti del Clan Ugandese e per gli hutu eventualmente stanchi di assaporare un progresso socio economico accelerato in cambio del potere eterno di Kagame e degli ‘Ugandesi’. Un vero e propria inversione di rotta dopo la deriva autoritaria del Fronte Patriottico Ruandese registratasi nelle elezioni Presidenziali del 2017.

Il perdono della pop star Mihigo sarebbe stato concesso per stroncare l’appoggio che l’opposizione tutsi RCN gode nel Paese. Un appoggio diminuito da quando i tutsi ribelli si sono alleati con i genocidari hutu FDLR responsabili dell’Olocausto Africano. Nel giugno e luglio 2018 qualche centinaio di miliziani RCN si sono uniti alle FDLR, Imbonerakure e Mai Mai in due tentativi falliti di invasione militare. Il perdono alla leader del movimento estremista hutu Victoire Umuhoza Ingabire sarebbe frutto della promessa fatta dalla Ingabire di abbandonare l’ideologia hutu, attestarsi su posizioni moderati e  supportare indirettamente il governo, discreditando i terroristi FDLR suoi vecchi alleati. La liberazione di Ingabire sembra essere il miglior gesto per calmare le masse hutu che da qualche mese stavano dando timidi segnali di insofferenza politica.

Le ipotesi formulate dalle fonti ruandesi di Kigali, sembrano trovare conferma nelle strane e concilianti dichiarazioni fatte ai media nazionali dal leader dei Verdi, Habineza e dai detenuti graziati Mihigo e Ingabire.  «Non inizieremo una politica di scontro e battaglie politiche contro il governo. Inaugureremo la cultura del dialogo, della discussione, del dibattito su ideali diversi per il bene del Paese». Dichiara Habineza. «Voglio personalmente ringraziare il Presidente Kagame per avermi perdonato. Questa è una importante decisione che avrà un grosso impatto sulla mia vita e su quella del Paese. Ricostruirò la mia vita e contribuirò al benessere del mio Paese» promette la pop star ruandese. «Ringrazio il Presidente per avermi liberato. Se analizziamo la direzione che ha preso oggi il nostro Paese possiamo vedere che si stanno aprendo spazi politici. Sappiamo che il Partito dei Verdi ha conquistato due seggi al Parlamento e ora io sono stata liberata. Tutto questo è positivo. Spero che sia solo l’inizio di una apertura democratica in Ruanda» rassicura Ingabire.

Ma questa apertura democratica non è stata destinata agli oppositori tutsi. L’oppositrice tutsi Diane Rwigara, candidata alle Presidenziali del 2017, molto popolare e per questo vittima di calunnie sui suoi comportamenti sessuali e successivamente arrestata e accusata di alto tradimento, rimane in carcere. Il suo processo si terrà tra qualche settimana. Rwigara è considerata più pericolosa di Habineza, Mihigo e Ingabire in quanto rappresenta la classe politica, imprenditoriale e militare tutsi scontenta del Clan Ugandese. Paul Kagame è consapevole che la minaccia terroristica hutu delle FDLR è reale e per questo ha attuato una serie di mosse democratiche per togliere al gruppo terroristico appoggio e simpatie tra le masse hutu. La grazia concesso agli ex leader HutuPower è una mossa controllata. Se essi ritorneranno a promuovere l’ideologia di superiorità razziale venendo a meno alla promesso di sostenere l’attuale governo possono essere riarrestati, esiliati o eliminati. Paul Kagame è consapevole che il vero pericolo e terreno di scontro per il suo governo è all’interno della minoranza tutsi, la sola in questo momento capace di scatenare un terremoto politico e porre fine al dominio di Kagame e del Clan Ugandese. Per questo Diane Rwigara riamane in prigione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore