giovedì, Maggio 23

Rwanda – Santa Sede, inizia la nuova era dei Grandi Laghi

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Kampala – Lunedì 20 marzo 2017 presso la Santa Sede è iniziata una nuova era per la Regione dei Grandi Laghi che spezza un perverso percorso storico iniziato nel 1957 e durato 70 anni. A volerlo è Papa Francesco in una inaspettata mossa diplomatica che ha colto tutti di sorpresa. Una mossa tesa a riconciliare la Chiesa Cattolica con le forze vive e progressiste dell’Africa Orientale. Un duro colpo per chi all’interno del mondo cattolico e del Vaticano continua tutt’oggi ad appoggiare forze reazionarie basate su ideologie di stermino razziale. Ideologie che portarono al genocidio nel Rwanda del 1994 e all’attuale pianificazione di un secondo olocausto nella regione con epicentro il Burundi.

L’incontro tra il Santo Padre e il Presidente del Rwanda è avvenuto nel Palazzo Apostolico Vaticano. Successivamente Paul Kagame ha incontrato il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Monsignor Paul Richard Gallagher. A rendere storico l’incontro è la netta e inequivocabile denuncia del Santo Padre delle pesante responsabilità della Chiesa Cattolica nel genocidio avvenuto nel 1994 in Rwanda: 1 milione di vittime in 100 giorni. Una responsabilità che «ha deturpato il volto della Chiesa» secondo il Santo Padre.

Il Presidente Kagame ha affermato ai media africani che l’incontro apre un nuovo capitolo nelle relazioni tra il Rwanda e il Vaticano, estremamente tese da 22 anni causa il pesante coinvolgimento della Chiesa nel genocidio, in supporto al regime razial nazista del Presidente Juvenal Habyrimana, membro a tutti gli effetti della Democrazia Cristiana Internazionale. Il Ministro degli Esteri, Louise Mushikiwabo, ha affermato che l’incontro con il Santo Padre è stato caratterizzato da un spirito di apertura, mutuo rispetto e riconciliazione. Musihiwabo ha descritto l’incontro come un positivo passo in avanti che aiuta a costruire una collaborazione armoniosa tra i Ruandesi e la Chiesa Cattolica.

Lo storico incontro tra Papa Francesco e Paul Kagame è stato apparentemente inaspettato. Al contrario è frutto di un intenso lavoro diplomatico dei due Paesi iniziato nel 2015 e accelerato dall’attuale Pontefice. L’obiettivo principale è quello di dissociare la Chiesa Cattolica alle ideologia razziale HutuPower e di promuovere le forze vive della regione: Uganda, Rwanda, Kenya e Tanzania indirizzandole verso una integrazione sociale etnica politica ed economica nei Grandi Laghi.

La data chiave dell’inizio di questa storica contro tendenza della politica del Vaticano nell’Africa Orientale è il novembre 2016 quando il Consiglio Episcopale della Chiesa Cattolica in Rwanda pubblica un comunicato ufficiale di scuse per la partecipazione di «alcuni membri cattolici» al genocidio. Il comunicato ebbe accoglienza negativa tra la popolazione ruandese (a maggioranza hutu) che spinse il Governo di Kigali a pretendere le scuse direttamente dal Vaticano. L’opinione pubblica ruandese non accettò la teoria che qualche elemento cattolico partecipò al genocidio, insistendo sulla verità storica di una consapevole e premeditata complicità del Vaticano, iniziata nel 1957. Durante il Dialogo Nazionale (Umushyikirano) del 2016, Kagame prese contatto con Papa Francesco per gettare le basi dell’incontro avvenuto lunedì ieri.

Forze reazionarie all’interno della Chiesa Cattolica si opposero a questo incontro mettendo in prima linea il Presidente del Consiglio Episcopale, il Vescovo Philippe Rukamba. Venne  pubblicato un comunicato provocatorio senza previa consultazione con la Santa Sede dove Rukamaba affermava: «Non vedo prove che confermino che la Chiesa abbia consigliato ai suoi bambini di commettere un genocidio. La richiesta di scuse ufficiali sottoposta al Vaticano dal Presidente Paul Kagame non ha alcun senso pratico». Il comunicato era teso ad interrompere il processo conciliatorio promosso da Papa Francesco. La diplomazia vaticana ha dovuto impiegare altri 4 mesi per controllare le forze reazionarie al suo interno e rendere possibile l’incontro di ieri.

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