domenica, Novembre 29

Rwanda, primo esportatore di cannabis medica dell’Africa Orientale E’ il primo Paese della Comunità dell’Africa Orientale a diventare un produttore di massa di cannabis medica da esportare verso mercati in rapida crescita in Occidente

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Lunedì 12 ottobre il Parlamento ha approvato le linee guida per la coltivazione, l’elaborazione e l’esportazione della cannabis a uso medico. La coltivazione non legalizza la cannabis per uso ricreativo. «La legge che punisce l’abuso di droghe è in vigore e continuerà ad essere applicata come al solito», afferma il Ministro della Salute, Dr. Daniel Ngamije.

La cannabis medica prodotta in Rwanda sarà destinata esclusivamente ai mercati di esportazione. Si prevede di introdurre una tassa speciale sull’esportazione dei prodotti a base di cannabis. La legge prima di entrare in vigore, deve essere supportata da efficaci protezioni al fine che i raccolti della cannabis non vengano dirottati nel mercato illegale.

Le linee guida normative approvate dal Parlamento forniscono un quadro per gli investimenti nella produzione e lavorazione della cannabis medica in Rwanda per l’esportazione nei mercati globali in crescita. Quattro investitori sono già stati preselezionati per coltivare questa coltura terapeutica di alto valore.

I nomi devono ancora essere annunciati. Si parla di una società americana, una israeliana, una sudafricana e un’altra olandese. Le aziende dovranno seguire tutte le normative, compresi i programmi di alta sicurezza che faciliteranno e garantiranno la sicurezza del raccolto e dovranno essere altamente implementati per evitare che il raccolto sia accessibile dal mercato interno.

Il raccolto dovrà essere in un luogo molto designato con telecamere a circuito chiuso e torri di sorveglianza (sicurezza umana). Il Rwanda produrrà cannabis esclusivamente per la medicina all’estero. Ci saranno linee guida che stabiliscono standard di qualità, i requisiti per licenze e permessi, nonché rigide misure di sicurezza progettate per prevenire qualsiasi diversione o uso illecito del prodotto. L’intero processo dalla piantagione, alla coltivazione dei semi e al modo in cui gestire il post-raccolta sarà soggetto a rigide linee guida.

La nuova legge ha già innescato un dibattito sui social media per quanto riguarda la legalizzazione del consumo di prodotti a base di cannabis per scopi ricreativi. Il Rwanda mantiene alcune delle pene più severe per la produzione, distribuzione e consumo illegali di cannabis ai sensi della legge che disciplina gli stupefacenti, le sostanze psicotrope e i precursori, con multe comprese tra Rwf 500.000 (432 Euro) e Rwf 5 milioni (4.322 Euro) e pene detentive da tre a cinque anni.

Il Rwanda è il primo Paese della Comunità dell’Africa Orientale a diventare un produttore di massa di cannabis medica da esportare verso mercati in rapida crescita in Occidente. In realtà l’Uganda ha già votato una legge simile per la produzione di cannabis medica per l’esportazione ma le attività non sono ancora avviate.  La Tanzania e il Kenya, che producono le maggiori quantità di cannabis nella regione, devono ancora legalizzare la merce e quindi viene esportata illegalmente.

Secondo il CEO del Rwanda Development Board , Clare Akarnanzi, le culture di cannabis possono essere vendute a circa 10 milioni di dollari per ettaro a fronte di 300.000 dollari / ettaro per garantire la coltivazione assicurando la massima qualità. La cannabis ruandese è rinomata per essere la migliore a livello regionale. L’Iniziativa ruandese facilmente spronerà l’Uganda ad attivare l’industria di esportazione della Ganja e potrebbe far rivedere le posizioni di Tanzania e Kenya.

In generale il continente africano si sta attrezzando per diventare il maggior produttore ed esportatore di cannabis. L’attuale restrizione all’esportazione per uso medico è ovviamente un palliativo, in attesa che si possa esportare in paesi che hanno già legalizzato l’uso ricreativo della cannabis. Sette i paesi africani che hanno preceduto il Rwanda nella coltivazione ed esportazione della cannabis: Ghana, Lesotho, Malawi, Marocco, Sudafrica, Swaziland e Zambia. Secondo un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, ogni anno in Africa vengono prodotte più di 10.000 tonnellate di cannabis. Almeno il 80% viene coltivato illegalmente e la gestione è nelle mani delle organizzazioni criminali locali e internazionali. Legalizzando la coltivazione e l’esportazione si vuole colpire duro la criminalità organizzata, aumentare le entrate fiscali e offrire ai giovani un’onesta e remunerata professione.

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