giovedì, Ottobre 17

Rwanda: l’invasione rimandata Le esplosive rivelazioni del generale ribelle Sankara: terroristi ruandesi, sostenuti da Uganda e Burundi, pronti a invadere il Rwanda. Situazione di crisi tra Uganda e Rwanda

0

Una forza di invasione di circa 30.000 uomini, composta da gruppi terroristici ruandesi, bande armate congolesi e miliziani burundesi, era sul punto di lanciare l’attacco al Rwanda. L’ora X era prevista a metà maggio. Questi i fatti, la storia è quella  dei guai’ -per usare l’espressione di una nostra fonte locale- tra Uganda, Ruwanda e Burundi è molto più complessa. Proviamo raccontarla.

La rivelazione di questo tentativo di attacco ai danni di Kigali è di Callixte Nsabimana, nome di battaglia generale Sankara, vice Presidente del gruppo terroristico Mouvement Rwandais pour le Changement Democratique (MRCD).
Giovedì 23 maggio Sankara è comparso davanti al giudice del tribunale di Gasabo dichiarandosi colpevole di tutti i 16 capi d’accusa mossi contro la sua persona. Tra le accuse più pesanti vi è: formazione di un gruppo armato, attentati terroristici, presa di ostaggi, negazionismo del genocidio, incendio di proprietà private, rapina a mano armata e tentativo insurrezionale con aggravante di occupazione militare di territorio ruandese.

Callixte Nsabimana, fu arrestato a fine aprile, presso l’aeroporto internazionale delle Isole Comore. Dall’ottobre 2018, il generale Sankara aveva occupato militarmente una considerevole parte della foresta di Nyungwe, trasformata in parco nazionale. Le 278 specie di uccelli, varie specie di scimmie, tra cui il gorilla di montagna e le scimmie volanti e una flora unica nella regione, richiamano ogni anno centinaia di migliaia di turisti da tutto il mondo. Dal dicembre 2018, il MRCD ha attuato una serie di attacchi alle infrastrutture turistiche del Nyungwe, provocando un calo del turismo a causa delle allerte lanciate da vari governi, tra questi Francia e Gran Bretagna, che sconsigliavano ai turisti di recarsi nel famoso parco nazionale. La strategia di Sankara era quella di minacciare l’industria del turismo ruandese, una delle principali fonti di valuta straniera, con un giro di affari registrato nel 2017 pari a 438 milioni di dollari americani.

Le dinamiche dell’arresto non sono mai state chiarite dalle autorità ruandesi.
Secondo alcuni giornalisti ugandesi, la cattura di Sankara è stata possibile grazie alla collaborazione delle autorità congolesi. Se così fosse, questo sarebbe un segno concreto del nuovo corso ventilato da Joseph Kabila e Fèlix Tshisekedi teso ad una collaborazione e all’integrazione economica regionale.
Il nuovo Presidente congolese, su cui pende il sospetto di essere una semplice marionetta dell’ex Presidente Joseph Kabila, aveva promesso un radicale cambiamento nella politica estera regionale.

La conflittualità innescata nel 1996 con le potenze regionali -Angola, Rwanda e Uganda- per 22 anni è stata caratterizzata da violenti conflitti all’est del Congo e da oscure trame di sfruttamento illegale di minerali preziosi e supporto al terrorismo internazionale.

Il bilancio di queste difficili relazioni è atroce. Due guerre pan africane combattute in Congo, due tentativi di ribellione da parte di gruppi armati sostenuti da Kampala e Kigali, una guerra permanente a bassa intensità nelle due province del Kivu, est del Paese. L’instabilità dei Kivu ha impedito lo sviluppo socio economico, costringendo la popolazione a vivere nella miseria più degradante e nella violenza cieca. Come sottoprodotto di questa instabilità regionale, legata al controllo delle risorse naturali, è l’ascesa del gruppo terroristico ruandese Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR).

Create dalla Francia nel 2000 riunendo quello che rimaneva delle forze HutuPower responsabili dell’Olocausto avvenuto in Rwanda nel 1994, il nucleo originale delle FDLR, stimato sui 3.000 uomini, ora conterebbe circa 30.000 miliziani grazie ad un massiccio reclutamento tra i giovani disoccupati congolesi avvenuto tra il 2015 e il 2018 e il controllo della milizia paramilitare burundese Imbonerakure. Le FDLR occupano vasti territori nel Sud e nel Nord Kivu oltre ad avere in pugno la vita politica ed economica del Burundi e gestire un vasto mercato nero di coltan, oro e diamanti. Molti osservatori regionali sospettano che questo gruppo terroristico sia il vero autore (assieme all’Esercito congolese) dell’ondata di violenze e pulizie etniche portate avanti dal 2014 contro l’etnia Nande nel Nord Kivu, originaria dell’Uganda.

La coppia Tshisekedi-Kabila avrebbe deciso di liquidare gli ex soci in affari della famiglia Kabila, e ufficializzare lo sfruttamento delle risorse naturali dell’est da parte di Angola, Rwanda e Uganda, nel tentativo di creare legami commerciali e investimenti produttivi capaci di rilanciare l’economia congolese. Il Presidente Tshisekedi ha chiesto il supporto militare delle potenze confinanti e dei caschi blu della MONUSCO per debellare le FDLR.

L’incontro tra il Presidente Tshisekedi e il Capo dello Stato Maggiore delle forze di difesa del Rwanda, il Generale Patrick Nyamvuba, avvenuto ad Addis Ababa venerdì 10 maggio 2019, avrebbe gettato le basi per anche per una cooperazione militare tra Congo e Rwanda contro le forze negativedella regione.  Dinnanzi all’evolversi delle relazioni tra Kinshasa e Kigali, la maggioranza dei miliziani FDLR si sta spostando dall’est del Congo al Burundi, con l’obiettivo di invadere il Rwanda, restaurare il HutuPower e finire il ‘lavoro’, diretto riferimento al genocidio dei tutsi.
Callixte Nsabimana durante la sua deposizione ha negato che le forze di invasione (da lui definite forze di liberazione) abbiano proposti genocidiari. «Nessun civile sarà vittima di atti di violenza compiuti dalla nostra parte». Di diverso parere l’ex Generale Faustin Kunde ex quadro militare delle FDLR integrato nell’Esercito regolare. «Le FDLR rimangono il gruppo terroristico più pericoloso della regione. Non hanno abbandonato l’ideologia HutuPower e sognano di completare lo sterminio dei tutsi durante la conquista del Paese. Questi terroristi sono un pericolo mortale per il governo democratico ruandese».

La sorprendente decisione del Generale Sankara di ammettere tutte le accuse rivoltegli sarebbe stata una scelta obbligata, avendo il governo ruandese presentato una montagna di prove inconfutabili, secondo l’avvocato difensore Moïse Nkundabarashi. «Le prove presentate dalla pubblica accusa sono troppo evidente per essere negate dal mio cliente. Intercettazioni telefoniche, testimonianze giurate di ex ribelli, rilevamenti satellitari. Molte di queste prove sono state addirittura fornite dal mio cliente durante tutto il 2018: video pubblicati su YouTube dove Callixte Nsabimana dichiara di essere a capo di un gruppo armato e di voler abbattere il governo ruandese. Rivendicazioni pubbliche firmate di suo pugno degli attacchi terroristici perpetuati contro le infrastrutture turistiche del parco nazionale di Nyungwe… Dinnanzi a queste prove il mio cliente non poteva fare altro che dichiararsi colpevole. Il suo caso è indifendibile. Per quanto mi riguarda la mia assistenza giuridica è terminata. Non è più un mio problema», ha dichiarato l’avvocato difensore che ha abbandonato il caso.

«Ho lavorato assieme a degli agenti della intelligence burundese, ma tengo a precisare che il governo di Bujumbura e l’Esercito regolare burundese non sono coinvolti, in quanto si trattava di una operazione clandestina di cui essi non erano a conoscenza. Ho incontrato anche degli ufficiali dell’Esercito ugandese per richiedere supporto militare e diplomatico. Al momento del mio arresto stavo organizzando una delegazione per incontrare le autorità ugandesi e verificare le promesse fatteci», ha deposto l’imputato. Secondo la sua testimonianza a Kampala doveva incontrare alti esponenti del UPDF (Esercito ugandese) e il Ministro di Stato e Affari Regionali Philemon Mateke.

In questa settimana il Giudice si dovrà pronunciare sulla possibilità di concedere al pericoloso terrorista gli arresti domiciliari.
Come è possibile che Sankara, accusato di terrorismo, atti criminali, negazionismo del genocidio, occupazione militare di territorio, possa attendersi un verdetto clemente da parte della magistratura ruandese? L’unica spiegazione possibile è che il generale ribelle abbia deciso di collaborare con le autorità di Kigali, fornendo preziose informazioni. In effetti, secondo vari media ugandesi e kenioti, compreso il settimanale regionale ‘The East Africa’, Sankara starebbe collaborando con magistratura, servizi segreti e forze armate ruandesi, rilasciando preziose informazioni sui piani di invasione delle FDRL e sui loro complici regionali.

Sankara avrebbe fornito alle autorità ruandesi i piani di attacco delle FDLR. Una invasione che dovrebbe partire dal Burundi. Ha spiegato nei dettagli chi sostiene il gruppo terroristico, ovvero, Burundi e Uganda. Il maggiore Bertin aka Moses dell’Esercito burundese, e il brigadiere Abel Kandiho dei servizi segreti militari ugandesi, starebbero coordinando l’imminente invasione del Rwanda, secondo le deposizioni dell’imputato.

A compiere l’invasione del Rwanda sarebbe una coalizione di gruppi terroristici ruandesi: FDLR, MRCD, Fronte Nazionale di Liberazione (FNL) e PRD-Ihumure, quest’ultimo guidato da Paul Rusesagabina, eroe dell’Hotel Mille colline che salvò centinaia di tutsi, proteggendoli all’interno della struttura alberghiera e successivamente entrato in forte contrasto con il Presidente Paul Kagame. A questi gruppi terroristici ruandesi sarebbero stati associati bande armate congolesi, ovvero i terroristi Mai Mai, e un considerevole numero di miliziani burundesi Imbonerakure, attualmente sotto il controllo delle FDLR.

I miliziani di Sankara, occupando la foresta di Nyungwe, al momento dell’attacco, avrebbero dovuto attuare operazioni di sabotaggio per spezzare la logistica dell’Esercito ruandese, attuare una serie di imboscate alle truppe inviate da Kigali per fermare l’avanzata della coalizione terroristica, attaccare i distretti confinanti con il Burundi, distruggendo le caserme di polizia presenti. Secondo la confessione del Generale Sankara, il ruolo dell’Uganda sarebbe stato quello di provvedere le armi e munizioni necessarie, mentre il Burundi avrebbe permesso il passaggio delle truppe per l’invasione del Rwanda.

Queste rivelazioni confermerebbero quanto sempre sostenuto dal Rwanda. Il regime razziale del dittatore Pierre Nkurunziza considererebbe l’invasione come il metodo più pratico per sbarazzarsi di un pericoloso rivale politico ed economico, mentre l’Uganda ospiterebbe nel suo territorio le bande armate ruandesi che vogliono abbattere il Governo ruandese. Accuse sempre smentite da entrambi i Paesi. Contatto dal mensile ‘Jeune Afrique’, il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ha ammesso di aver incontrato leader di gruppi ribelli ruandesi, ma nega di aver offerto loro assistenza e basi militari in Uganda. Le autorità burundesi hanno rifiutato di rispondere alle domande del mensile.

Sulla presunta collaborazione dell’Uganda in supporto ai terroristi ruandesi si è pronunciato anche un gruppo di esperti delle Nazioni Unite. Secondo prove a loro mani, il Governo ugandese, dal 2017, starebbe facilitando il reclutamento e l’addestramento di nuove reclute per il MRCD presso i profughi ruandesi ospitati in Uganda, con l’obiettivo di destabilizzare l’antagonista Governo di Kigali. A conferma di queste indagini, lo scorso febbraio due colonnelli delle FDRL, Ignace Nkaka e Jean-Pierre Nsekanabo, furono arrestati dopo aver oltrepassato il confine congolese e subito estradati in Rwanda. Nkaka e Nsekanabo provenivano dall’Uganda e avrebbero presenziato ad un meeting segreto per preparare l’invasione, organizzato dalle autorità ugandesi.

Le rivelazioni rilasciate Callixte Nsabimana corrispondono alla realtà. Una forza di invasione di circa 30.000 uomini, composta da gruppi terroristici ruandesi, bande armate congolesi e miliziani burundesi, era sul punto di lanciare una invasione del Rwanda. L’ora X era prevista a metà maggio. L’arresto di Nsabimana ha costretto a rinviare il tutto, in quanto i piani militari dell’attacco sono stati rivelati nei minimi dettagli dallo stesso Nsabimana. L’esigua ma efficace quinta colonna dei terroristi presente in Rwanda ha informato di spostamenti dell’Esercito ruandese nei punti nevralgici individuati nella strategia di invasione. La guerra è stata rinviata, in quanto ora manca l’elemento sorpresa e quindi vi sono grosse possibilità di incontrare una forte resistenza militare in Rwanda, che facilmente potrebbe far fallire l’intera operazione con conseguenza regionali assai gravi”, ci spiega sotto copertura di anonimato un ufficiale ribelle congolese molto addentro a queste vicende e ora rifugiatosi in Uganda.

La nostra fonte di informazioni avverte che l’invasione non è stata cancellata, ma solo rinviata. Ci tiene a sottolineare che la forza di invasione, pur non disponendo di copertura area, sarebbe ben addestrata e armata, rappresentando una vera e propria sfida per l’Esercito ruandese. Avrebbero a disposizione anche batterie di obici a lunga gittata. Questo ‘esercito’ può contare anche su un consistente arsenale di armi russe e francesi, fornite al regime burundese di Nkurunziza tra il 2015 e il 2018.

Le Ingabo z’u Rwanda – IR (Forze Ruandesi di Difesa in Kinyarwanda), guidate dal Presidente Paul Kagame in veste di Comandante Supremo dell’Esercito, sono un moderno e potente esercito, forte di 30.000 uomini e 8.000 riservisti. In caso di emergenza nazionale possono essere reclutate altre 200.000 soggetto tra uomini e donne. La fanteria è molto mobile grazie alle buone strade del Paese. I Reparti di pronto intervento e le forze speciali sono aviotrasportate. L’artiglieria è principalmente composta da cannoni a corta gittata modello 105mm M101 di fabbricazione americana, 6 batterie di cannoni a lunga gittata (dai 15,4 ai 21 km) 122-mm howitzer D-30 e fabbricazione russa.  

Le forze armate ruandesi sono impostate, sia per addestramento che per dotazione di armi, per condurre una guerra lampo e, nello stesso momento, sono capaci di attuare tattiche guerrigliere e quindi anche tattiche di contro-guerriglia.
Il nervo delle Ingabo zàu Rwanda sono le unità corazzate. 34 carri armati T-54/55 di fabbricazione russa. 35 Carri Armati leggeri Ratel IFV di fabbricazione sudafricana e un numero non precisato di carri armati leggeri russi BTR-60 e carri pesanti BMP-1 . A questi si aggiungono 36 veicoli blindati RG-31 Nyala 4×4, resistenti alle mine anti-carro, sempre di produzione sudafricana. 14 veicoli blindati WZ-551 di fabbricazione cinese, 16 Panhard M3 di fabbricazione francese, 12 blindati leggeri Panhard AML anch’essi francesi. Come armi tattiche decisive l’Esercito ruandese conta 5 camion con batterie multiple di missili (organo di Stalin) RM-70 di fabbricazione cecoslovacca e 5 camion con batterie multiple LAR-160 di fabbricazione israeliana.

L’esercito ruandese non detiene caccia, bombardieri e aerei trasporto truppe. La copertura aerea e il trasporto aereo sono assicurati da 5 elicotteri di combattimento Mi-24, 12 elicotteri trasporto truppe Mi-8/17 entrambi di fabbricazione cinese, e 4 elicotteri leggeri SA.342 Gazelle Aerespatiale di fabbricazione francese.

L’Esercito ruandese è uno dei meglio addestrati nella regione, e può contare sull’appoggio di Stati Uniti, Israele e ora anche della Francia”, ci dice un ufficiale ugandese che ha chiesto l’anonimato. “Tuttavia se ci sarà l’invasione, il Rwanda sarà costretto affrontare sul campo lo stesso numero di uomini del suo Esercito, anche se privi di supporto areo, carri armati e blindati”. Alla nostra domanda su possibili rinforzi e dunque reclutamenti in Rwanda , afferma: “Non sono a conoscenza di nuovi reclutamenti in atto in Rwanda. Se questi stanno avvenendo, sono condotti nella massima segretezza. In tutti i modi la formazione di base di una recluta necessita di 4 mesi”.
Restio a formulare scenari di guerra, afferma: “Viste le forze in campo, penso che lo scenario più probabile sia una guerra di posizione, dove le forze terroristiche riescano ad occupare significative porzioni del territorio ruandese. Se fossi nel Governo di Kigali, opterei per un attacco preventivo, in modo di spostare il teatro del conflitto in Burundi e all’est del Congo”.

L’ufficiale sostiene poi che “Per quanto riguarda la posizione dell’Uganda, escluderei una partecipazione al conflitto o un supporto decisivo ai ribelli avendo quest’ultimi una natura genocidaria. Non nego che in passato potrebbero esserci stati dei contatti con i gruppi ribelli ruandesi, ma escluderei la continuazione di un appoggio militare in caso di invasione”.
Nella breve intervista, l’ufficiale ha eluso la domanda relativa ad eventuali forniture di armi da parte dell’Uganda ai gruppi ribelli.

Ad aumentare la tensione, la notizia di incidenti alla frontiera Uganda-Rwanda avvenuti venerdì 24 maggio. Secondo la versione fornita dalle autorità ugandesi, una unità di fanteria ruandese avrebbero oltrepassato illegalmente la frontiera e raggiunto il distretto di Rukiga. Secondo il rapporto redatto dalla Polizia distrettuale, i soldati ruandesi avrebbero raggiunto il villaggio di Kiruhura, uccidendo un commerciante ugandese.
Secondo alcune fonti, i soldati ruandesi avrebbero oltrepassato la frontiera ugandese durante l’inseguimento di un ufficiale ruandese appartenente ai gruppi terroristici che stanno progettando l’invasione. Il ribelle sarebbe stato ucciso in territorio ugandese, a 80 km di distanza dalla frontiera.
Il Ministro ugandese degli Esteri, sabato 25 maggio, ha ufficialmente accusato il Rwanda di aver violato l’integrità territoriale del suo Paese.

La versione ruandese è totalmente diversa. L’incidente si sarebbe svolto in territorio ruandese, nel distretto di Tabagwe. Una pattuglia dell’Esercito avrebbe intercettato un ufficiale ribelle che avrebbe attaccato con un machete per poter rifugiarsi in Uganda, costringendo i soldati a ucciderlo. La notizia è giunta quando entrambi i Presidenti dei Paesi coinvolti si trovavano a Pretoria, per la cerimonia di investitura del Presidente Cyril Ramaphosa. Dopo aver appreso la notizia, Ramaphosa avrebbe indetto in tutta fretta una riunione con Kagame e Museveni per discutere della situazione ed evitare una escalation militare.

«Le dinamiche dell’incidente di frontiera rimangono non chiare e contraddittorie», spiega il giornalista ugandese Andrew Mwanda , tra i massimi esperti dell’area e direttore del settimanale ‘The Independent’.  «Per queste ragioni l’Uganda ha assunto toni di estrema prudenza dopo l’affrettata accusa rivolta dal Ministro degli Esteri al Rwanda. Il Governo di Kampala vuole evitare ogni provocazione per non entrare in una escalation delle tensioni esistenti tra i due Paesi e rischiare un conflitto armato, dopo quello avvenuto nel 2000 a Kisangani nella Repubblica Democratica del Congo. Le azioni di contenimento dei flussi migratori non autorizzati dal Rwanda sono svolte con il massimo rispetto dei diritti umani. Qualche settimana fa la Polizia ugandese ha intercettato e rimpatriato 44 ruandesi che erano entrati illegalmente e li ha deportati in Ruanda», prosegue Mwanda.

«Di fatto esistono forti tensioni tra Kigali e Kampala che hanno portato ad una guerra commerciale con tanto di periodiche,  alterne e mai ufficializzate chiusure delle due frontiere. Ora gli scambi commerciali tra i due Paesi avvengono attraverso il Congo, aumentando  il costo di trasporto delle merci. La decisione di gettare acqua sul fuoco presa da Kampala è spiegabile nell’ottica delle conseguenze che un conflitto tra i dueuomini fortidell’Africa Orientale avrebbe sull’economia regionale, sul mercato comune e sulla realizzazione della East African Community. Sono convinto che Kagame e Museveni troveranno appropriate soluzioni diplomatiche per risolvere pacificamente questa crisi che dura da troppo tempo, danneggia i rispettivi settori imprenditoriali ed espone i due Paesi a pericolose avventure militari», conclude il giornalista.

La situazione rimane precaria e molto pericolosa. Secondo alcune fonti, l’Esercito ruandese, dopo aver posizionato le truppe nei posti tattici identificati dall’analisi dei piani di invasione, starebbe ora cercando un gruppo di FDLR che si è posizionato in Rwanda, al confine con il Burundi. Questo gruppo, forte di 1.000 uomini, avrebbe il compito di attuare azioni di sabotaggio durante l’invasione. La presenza di queste unità terroristiche era già stata segnalata dalla emittente televisiva ruandese online ‘Bwiza TV’ con tanto di prove fotografiche lo scorso febbraio. È parere condiviso dalla maggioranza degli esperti regionali che occorre una immediata azione diplomatica da parte della East African Community e dell’Unione Africana per fermare l’escalation  evitando un conflitto regionale che coinvolgerebbe Burundi, Congo, Rwanda e Uganda. Oltre a calmare i bollenti spiriti è di vitale importanza avviare una campagna regionale per distruggere i terroristi FDLR e i gruppi armati a loro collegati, al fine di ristabilire la pace e la sicurezza nella Regione dei Grandi Laghi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore