venerdì, Aprile 19

Rwanda: la Magistratura libera Diane Rwigara La contrapposizione tra la generazione che ha liberato il Paese ed ha visto 1 milione di cadaveri e la generazione post genocidio che è più orientata al futuro rispetto al passato

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Il leader dell’opposizione tutsi Diane Rwigara, arrestata un anno fa con l’accusa di atti eversivi contro il Rwanda è stata liberata da una sentenza della Magistratura che ha trovato infondate le accuse a lei rivolte. «Le prove su cui si basavano le accuse contro Diane Rwigara, dopo attenta analisi sono state considerate prive di base. Di conseguenza si ordina l’immediato rilascio di Diane Rwigara e di tutti gli imputati collegati alla vicenda giudiziaria» ha dichiarato il Giudice Presidente del Tribunale di Kigali Xavier Ndahayo.

Oltre alla Rwigara furono accusati di atti eversivi anche sua madre Adeline e altri quattro attivisti politici della corrente d’opposizione tutsi all’attuale governo monopolizzato dal Clan Ugandese, autore della liberazione del Rwanda durante il genocidio del 1994. «La sentenza emessa dal Tribunale di Kigali è la prova che tutte le accuse rivolte contro di me, mia madre e altri membri della mia famiglia rientravano in un complotto politico privo di basi. Continuerò la mia battaglia per la libertà di espressione, i diritti umani e il rafforzamento della democrazia in Ruanda» ha dichiarato Rwigara ai media nazionali.  

Diane Rwigara fu arrestata un anno fa, dopo che le fu impedito di partecipare alle elezioni presidenziali del 2017 e dopo essere stata vittima di una campagna diffamatoria con la pubblicazione di foto dove la ritraevano nuda in atti lascivi. Le foto erano originali ma rientravano nella sfera sessuale privata del personaggio politico e utilizzate dal governo per creare uno finto scandalo al fine di screditarla. La persecuzione giudiziaria ordinata dal Presidente Paul Kagame era diventata un complicato caso politico strettamente collegato ad una evidente lotta interna alla minoranza tutsi del Paese che contrappone la maggioranza dei clan Hima al Clan Ugandese guidato da Kagame.

L’arresto di Diane e le accuse rivolte sono stati atti apparentemente inspiegabili che si sono subito rivelati un boomerang politico contro il Presidente Kagame e il partito al potere, il Fronte Patriottico Ruandese (FPR). Dall’agosto 2017 il caso Rwigara ha attirato l’attenzione della opinione pubblica straniera e nazionale dividendo la società ruandese. Una divisione ben evidente sui social, dove si susseguono senza sosta migliaia di interventi su Facebook, Twitter  e altri network pro e contro Diane. Alcuni hanno dipinto Diane come un’ imprenditrice senza scrupoli e una folle, altri come una perseguitata dal partito al potere.

Con la rocambolesca vicenda creatasi attorno all’arresto di Diane Rwigara il Governo si è tirato una pallottola sul piede“, affermò all’epoca il Professore Cristopher Kayumba, docente presso la Scuola di Giornalismo e Communicazione e Consulente presso la MGC Consult  Inernational Ltd. Secondo l’esperto era in atto una persecuzione politica contro Diane Rwigara per il semplice motivo che non era possibile ignorare la sua opposizione. Rwigara rappresenterebbe un pericolo mortale per il Presidente Paul Kagame e gli interessi che tutela per conto del clan ugandese’. Rwigara avrebbe scatenato una lotta interna alla minoranza tutsi in Rwanda con l’intento di mettere in discussione il potere detenuto dal Presidente Kagame, considerato ormai antitetico agli interessi del Paese.

Secondo molti esperti in Rwanda, si assisterebbe ad una lotta interna per il potere simile a quella del Paese gemello, il Burundi. A Kigali si starebbe consumando una lotta tra tutsi mentre a Bujumbura una lotta tra hutu. Le differenze sono comunque abissali. In Rwanda la lotta interna alla classe dirigente coinvolge solo alcuni attori politici e non vi sono ripercussioni sulla maggioranza della popolazione, né palesi violazioni dei diritti umani e delle libertà civili. Una lotta interna circoscritta ma violenta, e senza esclusione di colpi, che poteva mettere a serio rischio l’incolumità di Diane Rwigara, figlia del noto leader del FPR ucciso in circostanze misteriose.

Diane era stata l’unico leader d’opposizione a non beneficiare della inaspettata svolta democratica voluta da Kagame per assicurarsi alleanza e supporto da parte dei suoi nemici politici. Il regime a gran sorpresa aveva deciso di aprire spazi democratici con azioni clamorose impensabili fino a qualche mese fa. La tattica della democrazia controllata (di cui fautore storico è il Presidente ugandese Museveni) è stata attuata fino ad ora in due fasi. La prima è stata quella di concedere al partito di opposizione Green Party (Partito dei Verdi) due seggi al Parlamento, il 5 settembre scorso. La vittoria è stata riportata durante le elezioni amministrative dove il Green Party ha ottenuto il 5% dei voti superando la soglia minima che permette di entrare in Parlamento.

La seconda fase è stata la liberazione di prigionieri politici considerati nemici numero uno della Repubblica. Lunedì 10 settembre al famoso cantante pop Kizito Mihigo è stato accordato il perdono presidenziale. Nel 2014 Mihigo aveva stretto un’ alleanza segreta con l’opposizione tutsi in esilio, il RNC (Rwanda National Congress) e i genocidari FLDR, venendo coinvolto in un piano eversivo di invasione militare sventato all’ultimo momento grazie al supporto attivo della maggioranza dei contadini hutu. Ma la mossa più eclatante è stato il perdono concesso alla sostenitrice dell’ HutuPower Victoire Umuhoza Ingabire che nel 2010, ritornata dall’esilio in Olanda, aveva minimizzato il genocidio del 1994 e tentato di organizzare una rivolta hutu in stretta collaborazione con i terroristi delle FDLR stanziati nel vicino Congo.  Per questi reati fu condannata a 15 anni di prigione.

La sentenza emessa dalla Magistratura ruandese smentisce senza ombre di dubbi la propaganda politica portata avanti da forze reazionarie contrarie al Nuovo Rwanda che trovano supporto anche tra certi ambienti politici e media europei. Una propaganda che dipinge il governo di Kagame come una brutale dittatura etnica totalitaria e senza pietà. Al contrario la Magistratura ha dimostrato tutta la sua imparzialità e indipendenza andando contro le direttive del Presidente ideate per mettere fuori gioco la pericolosa oppositrice tutsi.

Quasi in contemporanea alla liberazione di Diane Rwigara, un media italiano ha ripreso dubbie notizie  vecchie di 4 mesi su una ipotetico attentato al Presidente ugandese Museveni orchestrato dal Rwanda lo scorso giugno e sventato all’ultimo momento dai servizi segreti francesi. Lo stesso media parla anche di incursioni dell’esercito ruandese in Uganda. Notizie che non trovano conferma tra la popolazione ugandese, smentite dai governi di Kampala e Kigali e che non sono state riprese dai Media più autorevoli africani e internazionali.

Si pensa ad un’azione di disinformazione attuata da ambienti reazionari europei pro HutuPower nella speranza di aggravare la guerra fredda in atto tra Uganda e Rwanda e di scatenare una conflitto aperto tra gli Hima. Entrambi i Paesi sono guidati da minoranze tusti: l’Uganda dai Banyangole e il Rwanda dal Clan Ugandese, la diaspora tutsi del Rwanda rifugiatasi negli anni Settanta in Uganda e autrice della liberazione del Paese nel 1994 di cui Paul Kagame è il leader.  Si ha la netta sensazione che vi siano delle forze politiche occulte che, gettando benzina sul fuoco vogliano screditare l’operato politico del Presidente Paul Kagame, attualmente alla guida dell’Unione Africana e considerato tra i leader africani più lungimiranti e rispettati.

Dubbie e non verificabili notizie che escono in contemporanea con l’aggravarsi della crisi burundese in cui il regime razial nazista del dittatore Pierre Nkurunziza sembra intenzionato ad orientarsi verso una guerra contro il Ruanda e alla soluzione finale contro la minoranza tutsi in Burundi in un contesto regionale assai fragile caratterizzato dalla imposta pace senza giustizia in Sud Sudan e da dubbie elezioni in Congo tese a perpetuare il potere di Joseph Kabila e del Clan dei Mobutisti che dal gennaio 2001 controlla il Paese e il miliardario traffico illegale di minerali preziosi.

Sinistre manovre mediatiche e politiche si stanno consumando all’interno di queste crisi regionali, probabilmente legate a contrastanti interessi sullo sfruttamento delle risorse naturali dei Grandi Laghi e ad incomprensibili, anacronistiche e deleterie simpatie all’ideologia nazista di superiorità razziale HutuPower. La decisione presa dalla Magistratura ruandese, oltre a sfatare il falso mito di un regime dittatoriale che controllerebbe ogni aspetto della società ruandese, rappresenta il chiaro esempio che le dinamiche socio-politiche all’interno del Ruanda sono più complicate rispetto alla facile lettura data da alcuni media europei. Il processo democratico nazionale si sta giocando tra Hima.

Una contrapposizione tra la generazione che ha liberato il Paese ed ha visto 1 milione di cadaveri e la generazione post genocidio che è più orientata al futuro rispetto al passato. È opinione condivisa tra molti politologi e intellettuali ugandesi che il vero problema della Regione dei Grandi Laghi non sono tanto le interferenze straniere ma Kagame e Museveni. Appartengono alla generazione dei rivoluzionari e mantengono tutt’ora la logica della contrapposizione a tutti i costi.

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