venerdì, Ottobre 18

Rwanda: incursione delle FDLR, un regolamento di conti finale è nell’aria L’attuale situazione rappresenta una polveriera per la Regione dei Grandi Laghi

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Venerdí 4 ottobre verso le 9.30 di sera reparti del gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR), provenienti dal Congo, hanno nuovamente invaso il Rwanda penetrando nel distretto di Musanze. Il governo di Kigali ha permesso ai media nazionali (controllatissimi) di rendere nota la notizia, seppur dando loro istruzioni di minimizzare le perdite di vite umane e i danni alle infrastrutture. Il precedente attacco avvenuto lo scorso agosto era stato tenuto nascosto dalle autorità ruandesi sia alla stampa internazionale che all’opinione pubblica interna

Secondo la versione ufficiale, ripresa anche dalla BBC e Al Jazeera, unità delle FDLR hanno oltrepassato il confine con il Congo, entrando nel distretto di Musanze, adiacente al Parco Nazionale dei Vulcani, famosa meta turistica internazionale essendo un santuario dei gorilla di montagna. Una specie di primati presente anche nel Parco di Virunga (Congo) e nel Mgahinga Gorilla National Park (Uganda). Molte agenzie turistiche propongono visite congiunte nei due parchi nazionali del Rwanda e Uganda per la loro vicinanza. Anche il Parco di Virunga è nelle prossimità ma vaste aree al suo interno non sono possibili da visitare in quanto infestate da gruppi ribelli e bande armate. 

A seguito di pronte segnalazioni degli abitanti della zona, sono intervenuti reparti dell’esercito per bloccare l’avanzata delle FDLR, mentre un nutrito reparto di polizia dotato di armi pesanti ha stretto un cordone difensivo attorno alle infrastrutture turistiche del Parco Nazionale dei Vulcani per proteggere i turisti ruandesi e stranieri da eventuali attacchi terroristici

Il resoconto fornito dalla polizia ruandese parla di un successo militare. Le FDLR sarebbero state respinte oltre frontiera, 19 terroristi sarebbero stati uccisi durante gli scontri e una decina catturati. Le infrastrutture turistiche hanno continuato le loro attività mentre il Dipartimento Ruandese del Turismo ha assicurato l’assenza di qualsiasi pericolo per i turisti. Nessun dato è stato fornito sulle perdite registrate da esercito e polizia. 

Le notizie raccolte da fonti sicure danno un quadro più articolato degli avvenimenti. Gli obiettivi dei terroristi erano le infrastrutture turistiche e, forse, anche l’adiacente città di Ruhengeri. Rispetto all’attacco attuato lo scorso agosto  gli scontri di venerdì avrebbero avuto minore intensità permettendo alle forze di difesa ruandesi di annientare con maggior facilità i terroristi. 

A differenza del precedente attacco, le unità delle FDLR sarebbero state inferiori di numero ed equipaggiamento militare. Nell’agosto 2019 due colonne FDLR avevano invaso il Rwanda dal Congo e dal Burundi. Mentre la colonna proveniente dal Congo era stata facilmente intercettata e neutralizzata, la colonna proveniente dal Burundi era riuscita a insediarsi nella foresta di Nyungwe  nel chiaro obiettivo di installare una base logistica avanzata di supporto ad una invasione in massa. I combattimenti si erano protratti per quasi una settimana. Non potendo utilizzare aviazione e artiglieria pesante per non distruggere l’ecosistema della foresta (unico al mondo), le forze armate ruandesi erano state costrette a ingaggiare lunghi combattimenti di fanteria

Il precedente attacco era stato tenuto nascosto anche alla popolazione ruandese. Ora le autorità di Kigali hanno preferito divulgare. Il rapporto della polizia parla di un numero non definito di terroristi FDLR armati di machete e altre armi bianche che si sarebbero accaniti sugli abitanti di vari villaggi uccidendo la popolazione inerme

Secondo fonti di informazioni credibili le unità FDLR erano equipaggiate militarmente. Dalla ricostruzione dei fatti il loro numero era di circa 600 miliziani. Avevano ricevuto l’ordine di attaccare le infrastrutture turistiche per infliggere un serio danno all’economia nazionaleIl Parco Nazionale dei Vulcani, dove vivono 1.000 gorilla di montagna, procura annualmente al Rwanda circa 20 milioni di dollari.  Ogni anno, in settembre, si celebra la cerimonia ‘Kwita Izina’ presso la località di Kinigi in onore dei gorilla di montagna. Alla cerimonia dello scorso settembre erano presenti 50.000 persone tra cittadini ruandesi e turisti internazionali, tra cui il Presidente, Paul Kagame

Il previsto attacco alle infrastrutture turistiche non si è concretizzato in quanto le unità terroristiche non hanno resistito alla tentazione di massacrare abitanti di etnia tutsi nei villaggi che si trovavano lungo il loro tragitto, contravvenendo agli ordini ricevuti dai loro superiori di ignorare gli insediamenti minori e di attaccare le infrastrutture turistiche cercando di uccidere o di rapire turisti stranieri

L’attacco non era teso a creare basi logistiche, ma di infliggere un serio danno al Rwanda: se il piano fosse stato attuato correttamente, l’uccisione di turisti internazionali avrebbe fatto crollare l’industria del turismo nazionale, principale fonte di valuta pregiata. Nel dare la notizia, le autorità ruandesi hanno deciso di pubblicare le foto dei terroristi uccisi assieme a quelle dei terroristi catturati. Quest’ultimi sono stati mostrati alla popolazione che ha tentato di linciarli. 

L’attacco è avvenuto nella stessa settimana del processo tenutosi a Kigali di 25 ufficiali del gruppo ribelle tutsi del Rwanda National Congress (RNC). Sul banco degli imputati è comparso anche Habib Madhatiru, alto ufficiale del RNC catturato in Congo. Le accuse rivolte sono: tentativo insurrezionale, atti terroristici, reclutamento, alto tradimento. Il RNC ha recentemente creato una piattaforma d’opposizione militare con altri gruppi minori denominata ‘P5’ e tentato una alleanza con i terroristi delle FDLR che sembrerebbe naufragata per divergenze politiche. 

La coalizione di forze ribelli P5 è per la maggioranza composta  da ex soldati e ufficiali tutsi disertori ed è guidata dal Generale Kayumba Nyamwasa rifugiatosi in Sudafrica. Le loro attività sono iniziate nel 2010 con vari attacchi terroristici presso la capitale Kigali. Tra il 2017 e il 2018 i miliziani del RNC hanno goduto della protezione e del supporto dell’Uganda. Presenti nel nord Uganda, il RNC hanno tentato di reclutare rifugiati ruandesi e giovani ugandesi che dovevano essere addestrati dalle forze speciali del UPDF (Ugandan People Defence Forces). La collaborazione tra questi ribelli e il governo di Kampala aveva riaperto la conflittualità tra Rwanda e Uganda, sorta nel 2002 con la sanguinaria battaglia di Kisangani per il controllo delle risorse naturali delle province est della Repubblica Democratica del Congo. 

I due capi di Stato, Yoweri Kaguta Museveni e Paul Kagame sono legati tra loro da legami etnici (appartenendo alla famiglia Hima – Tutsi) e da una lunga collaborazione militare ed economica. Paul Kagame faceva parte, assieme ad altre centinaia di tutsi rifugiati in Uganda dopo le pulizie etniche del 1972, delle forze d’élite della ‘Bush war’ condotta dal movimento guerrigliero di Museveni, il National Resistence Army (NRA) che prese il potere nel 1987. Nel 1991 Museveni aveva aiutato Kagame a formare il Fronte Patriottico Ruandese rendendo possibile l’inizio della guerra di liberazione dal regime Hutu del dittatore Juvenal Habyarimana. Liberazione avvenuta nel 1994 dopo l’Olocausto scatenato dalle forze HutuPower ruandesi all’epoca al potere

Nel 1996 Uganda e Rwanda avevano partecipato alla forza africana che spodestò il dittatore congolese Mobutu Sese Seko. Nel 1998 si erano coalizzati contro il presidente congolese Laurent Desirè Kabila giunto al potere nel 1997 proprio grazie alle truppe ruandesi, ugandesi, burundesi ed etiopi, dando il via alla seconda Guerra Panafricana durata fino al 2004. 

La guerra fredda tra Kampala e Kigali, oltre che a ruotare sulla gestione predatoria delle risorse naturali congolesi, contiene al suo interno diatribe tribali Hima e rancori personali tra Museveni e Kagame. Vi è da sottolineare che entrambi gli eserciti (molto influenti nella vita politica ed economica dei rispettivi Paesi) non hanno alcuna intenzione di far scoppiare una guerra aperta. I tentativi di riappacificazione sono iniziati nel marzo 2018 e si sono sviluppati a Luanda (Angola) nel settembre 2019, grazie alla mediazione dei Presidenti João Lourenço e Felix Tshisekedi (Congo). 

L’attacco dello scorso venerdì sarebbe stato una dimostrazione di forza delle FDLR dopo l’uccisione del Comandante Supremo Sylvestre Mudacumara avvenuto in Congo, tra il 17 e il 18 settembre 2019, secondo alcuni osservatori regionali. Quindi un atto isolato? Altri osservatori regionali temono che questo attacco rientri in una precisa strategia di riconquista del Rwanda da parte delle FDLR (composte dalle milizie genocidarie responsabili del genocidio del 1994). Una strategia che coinvolge vari Paesi regionali tra cui Congo, Uganda, Burundi e la Francia. Il governo francese ha ideato  piani segreti per invadere il Rwanda nel 2017. L’escalation dei tentativi di invasione da parte delle FDLR registrata dal luglio 2018 ad oggi, sembrerebbero confermare questi timori

L’attuale situazione rappresenta una polveriera per la Regione dei Grandi Laghi. Il Burundi è in mano a un folle dittatore che si crede l’emissario di Dio, Pierre Nkurunziza. Le FDLR hanno di fatto preso il controllo del Burundi, come dimostrano le deportazioni forzate di immigrati congolesi come atto di vendetta contro l’uccisione del Capo Supremo Mudacumura da parte dell’esercito congolese. Le milizie Imbonerakure stanno diventando sempre più forti e incontrollabili.  

Le risorse naturali all’est della Repubblica Democratica del Congo sono oggetto di estremo interesse da parte di Angola, Rwanda e Uganda. Tra i due governi Hima (Rwanda e Uganda), vi è un clima di guerra fredda e le divergenze non sono state ancora del tutto risolte nonostante promesse e mediazioni regionali. La Tanzania sta attuando una politica estera di distensione con il Rwanda ma continua ad appoggiare il regime dittatoriale burundese e i terroristi FDLR. 

Rispetto alle precedenti guerre panafricane (1996 – 1997 e 1998 – 2004), l’attuale situazione si presenta più complicata: il fattore di instabilità regionale rimane l’ideologia di dominio razziale HutuPower di cui le FDLR e il regime burundese sono i massimi rappresentanti, ma le storiche alleanze etniche regionali ora non sono più chiare e delineate come negli anni Novanta e il primo decennio anni Duemila. 

Si è sgretolata la storica contrapposizione regionale Hutu-Bantu e Hima-Tutsi. Rwanda e Uganda sono ai ferri corti e un conflitto diretto non è possibile solo per la mancanza di collaborazione delle rispettive forze armate che costringe i governi di Kampala e Kigali a architettare strategie occulte

Il Congo del Presidente Tshisekedi è uscito dalla logica di alleanze etniche affaristiche con le FDLR incoraggiate dalla Francia e tollerate dai Caschi Blu della missione di pace ONU in Congo, MONUSCO. Per avviare un sano rilancio dell’economia nazionale dopo decenni di saccheggio della Famiglia Kabila, Tshisekedi si sta avvicinando ai nemici storici, Rwanda e Uganda, potenze ostili ma in grado di assicurare l’integrazione economica regionale necessaria al Congo

Dopo la firma della cooperazione militare tra Kinshasa e Kigali, l’esercito congolese ha avviato una serie di offensive contro i terroristi ruandesi FDLR di cui l’esecuzione extra giudiziaria del Generale Mudacumura è l’episodio più eclatante. Lo Stato Maggiore delle FDLR, basato da quasi 15 anni a Goma (capoluogo della provincia del Nord Kivu) e ampiamente tollerato dal governo congolese e dalla MONUSCO, ora è stato spostato a Bujumbura (Burundi) in quanto il Congo non rappresenta più un ‘Save Haven’ per le FDLR. 

La Francia non può contare sulla storica alleanza del Congo per sostenere questo gruppo terroristico e si trova costretta a riallacciare l’assistenza militare con il regime HutuPower burundese correndo il rischio di essere implicata in un secondo genocidio nella regione a distanza di 25 anni. La Cellula Africana dell’Eliseo sta conducendo un doppio gioco. Sta promuovendo il disgelo delle relazioni diplomatiche con il Rwanda ma continua ad appoggiare le FDLR, create dai servizi segreti francesi nel 2000

Il Rwanda non ha più la coesione etnica interna. Si sta assistendo ad una feroce lotta tra i vari clan Hima ruandesi a causa dello strapotere delClan Ugandese’ (la diaspora proveniente dall’Uganda che ha liberato il Paese nel 1994) che monopolizza la vita politica ed economica del Rwanda a scapito degli altri clan e dalla maggioranza hutu. La piattaforma di opposizione armata ‘P5’, composta principalmente da ex soldati e ufficiali tutsi rappresenta l’esempio più lampante di questa lotta interna. 

Paul Kagame ha modernizzato la Nazione garantendo un rapido sviluppo che però non si è tramutato in un miglioramento del tenore di vita delle masse hutu. Ora corre il rischio che la maggioranza hutu si schieri contro di lui. Ha inoltre perso il sostegno delle etnie tutsi congolesi, Banyaruanda e Banyamulenge, tradite da Kigali durante le ribellioni di Laurent Nkunda (2009) e del Movimento 23 Marzo (2012). Queste etnie congolesi appoggiano la coalizione P5 e potrebbero fornire finanziamenti e uomini.  

È possibile che si provi a destituire mano militaris il regime di Pierre Nkurunziza a causa dell’alleanza con le FDLR che rappresenta una diretta minaccia al Rwanda. Purtroppo un’azione militare contro il Burundi non sembra di facile realizzazione. Solo una guerra lampo può evitare un genocidio. Se si tramutasse in una guerra di posizione, vi è il rischio che il Burundi si trasformi in una Siria dei Grandi Laghi dove varie forze regionali e internazionali si confrontino per procura. Il Presidente Museveni non perderebbe l’occasione per trasformare il Burundi in un teatro di guerra per uno scontro indiretto con il Ruanda. 

Che vi sia nell’aria un regolamento di conti finale di antiche rivalità etniche mai risolte sembra un dato di fatto  ma i cambiamenti di alleanze e di comuni interessi rendono la situazione complicata e caotica, impedendo di fare previsioni e scenari seguendo i classici schemi di conflittualità etnica Bantu – Hima che avevano dominato le vicende della Regione dei Grandi Laghi negli ultimi 20 anni. L’unico dato certo sembra l’escalation di operazioni militari come preambolo ad un conflitto imprevedibile e caotico.  Il Presidente Paul Kagame si sforza di mantenere una parvenza di normalità. Ieri ha lanciato la produzione nazionale di smartphone come ulteriore segno di progresso. Eppure è ben consapevole di essere sul bordo di un vulcano pronto a esplodere. 

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