lunedì, Aprile 6

Rwanda, il giallo dell’arresto (e ricomparsa) di Diane Rwigara Dietro l’arresto di fatto c’è il Presidente, la motivazione è la lotta tra diversi clan tutsi per il potere

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L’arresto della imprenditrice e leader dell’opposizione Diane Rwigara è diventato un complicato caso politico strettamente collegato ad una evidente lotta interna alla minoranza tutsi del Paese che contrappone la maggioranza dei clan Hima al ‘Clan Ugandese’ guidato dal Presidente Paul Kagame. La giornalista Sabine Cessou ci fornisce una ricostruzione verosimile degli avvenimenti pubblicata sul blog dell’autorevole periodico francese ‘Le Monde Diplomatique’.

Diane Rwigara è scomparsa dalla sua residenza a Kigali lo scorso 29 agosto per ricomparire la sera del 4 settembre quando è stata ufficialmente arrestata con l’accusa di frode fiscale e uso del falso nelle liste di sostegno alla sua candidatura alle elezioni Presidenziali svoltesi lo scorso 4 agosto. La sua candidatura fu rigettata dalla Commissione Elettorale Indipendente.

Il 29 agosto la Polizia fa irruzione presso la residenza di Diane Rwigara, dove si trovano anche cinque membri della sua famiglia, arrestati immediatamente per sottoporli a 15 ore di interrogatori senza i loro avvocati e ricondotti a casa il giorno successivo. Durate la perquisizione vengono sequestrati smartphone, computer portatili e documenti, mentre Diane Rwigara scompare.

Il 30 agosto si verifica uno scontro verbale tra dei giornalisti e gli agenti di sicurezza che sorvegliano la residenza di Rwigara. Lo scontro rivela che gli agenti non sono dei semplici poliziotti, bensì appartengono alla Guardia Presidenziale. Questo rafforza i sospetti che vi sia in atto un regolamento di conti e che le accuse di frode servano per coprire motivazioni politiche. La Guardia Presidenziale prende diretti ordini dal Presidente Kagame e viene impiegata solo in casi che potrebbero compromettere  la sicurezza nazionale, non per un semplice sospetto di frode fiscale. La Polizia il 30 agosto ha smentito di aver arrestato Diane Rwigara, senza, però, fornire informazioni su dove si trovasse la nota imprenditrice ruandese.

Il 4 settembre la Polizia irrompe nuovamente presso la residenza della famiglia Rwigara, arrestando ufficialmente Diane, misteriosamente ricomparsa. Per l’occasione vengono invitati i giornalisti fino allora tenuti lontani dalla residenza. Diane subisce un lungo interrogatorio e viene ricondotta a casa, con l’obbligo di non lasciare la sua residenza, e privata di mezzi di comunicazione. La ricostruzione dei fatti, supportata anche dalle dichiarazioni fatte dalla leader dell’opposizione tutsi ripresa al momento del suo arresto del 4 settembre, rivela che Diane Rwigara non è mai scomparsa, ma è stata tenuta prigioniera nella sua residenza dal 29 agosto in poi. Le forze dell’ordine avrebbero successivamente inscenato un arresto in quanto la scomparsa del leader politico stava diventando fonte di imbarazzo internazionale. La Magistratura ha ordinato anche il blocco dei conti correnti bancari della famiglia Rwigara,  dove è depositata una somma totale di 130.000 dollari.

Secondo la testimonianza di un parente  rilasciata a ‘Le Monde Diplomatique’, Diane Rwigara sarebbe stata reclusa presso la sua residenza dal 29 agosto come forma di terrorismo psicologico. «Diane ha subito questo trattamento a causa della sua candidatura e del suo impegno politico nel denunciare il regime di Paul Kagame», afferma il testimone informando che molti cittadini ruandesi che avevano firmato il sostegno alla candidatura della Rwigara alle elezioni sono stati licenziati dalle aziende pubbliche e ditte private dove lavoravano, per ordine del governo.

Il fisco esige il pagamento immediato di 6 milioni di dollari, equivalenti alla somma teoricamente evasa dalla famiglia Rwigara. Il portavoce della Polizia ruandese, Théos Badege, ha negato che Diane Rwigara fosse tenuta prigioniera presso la sua abitazione dal 29 agosto, affermando che l’arresto avvenuto il 4 settembre è stato un atto obbligato a seguito di tre rifiuti conseguitivi della Rwigara di comparire davanti al Magistrato per rispondere delle accuse di frode elettorale e falso in documenti pubblici elettorali.

La scomparsa di Diane, il suo arresto ufficiale e le accuse rivolte contro l’imprenditrice sono atti apparentemente inspiegabili che si stanno rivelando un boomerang politico contro il Presidente Kagame e il partito al potere, il Fronte Patriottico Ruandese. Dal 29 agosto in poi il caso Rwigara ha attirato l’attenzione della opinione pubblica straniera e nazionale dividendo la società ruandese. Una divisione ben evidente sui social, dove si susseguono senza sosta migliaia di interventi su Facebook, Twitter  e altri social network pro e contro Diane. Alcuni la dipingono una imprenditrice senza scrupoli e una folle, altri come una perseguitata dal partito al potere.

Con la rocambolesca vicenda creatasi attorno all’arresto di Diane Rwigara il Governo si è tirato una pallottola sul piede“, afferma il Professore Cristopher Kayumba, lettore Senior presso la Scuola di Giornalismo e Communicazione e Consulente presso la MGC Consult  Inernational Ltd. Secondo l’esperto è in atto una persecuzione politica contro Diane Rwigara per il semplice motivo che non è possibile ignorare la sua opposizione politica. Rwigara rappresenterebbe un ‘pericolo mortale’ per il Presidente Paul Kagame e gli interessi che tutela per conto del ‘clan ugandese’.

Rwigara avrebbe scatenato una lotta interna alla minoranza tutsi in Rwanda con l’intento di mettere in discussione il potere detenuto dal Presidente Kagame, considerato ormai antitetico agli interessi del Paese.

Secondo molti esperti in Rwanda, si assisterebbe ad una lotta interna per il potere simile a quella del Paese gemello, il Burundi. A Kigali si starebbe consumando una lotta tra tutsi mentre a Bujumbura una lotta tra hutu. Le differenze sono comunque abissali. In Rwanda la lotta interna alla classe dirigente coinvolge solo alcuni attori politici e non vi sono ripercussioni sulla maggioranza della popolazione, né palesi violazioni dei diritti umani e delle libertà civili. Una lotta interna circoscritta ma violenta, e senza esclusione di colpi, che potrebbe mettere a serio rischio l’incolumità di Diane Rwigara, figlia del noto leader del FPR ucciso in circostanze misteriose.

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