domenica, Febbraio 23

Rwanda-Francia. Incontro storico

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Libreville, Gabon. Venerdì 23 maggio 2014. Il presidente ruandese Paul Kagame e il ministro francese degli affari esteri Laurent Fabius si sono incontrati durante la loro presenza al terzo New York Forum Africa che annualmente riuisce imprenditori, associazioni e università africane e occidentali per discutere sui temi economici e politici del continente. Secondo indiscrezioni l’incontro sarebbe stato reso possibile grazie all’opera di mediazione del presidente gabonese Ali Bongo Ondimba. Anche se al momento nessuna informazione sui temi dell’incontro è filtrata, il presidente Ali Bongo ha dichiarato a Radio France International: «L’incontro tra il Presidente Kagame e Laurent Fabius si è svolto molto bene. Paul Kagame dopo l’incontro era di buon umore e piuttosto soddisfatto».

L’incontro ha una importanza storica in quanto è il primo segnale di disgelo tra Parigi e Kigali da quanto il presidente Kagame in occasione del ventesimo anniversario dell’Olocausto ruandese ha ricordato le pesanti responsabilità della Francia nella preparazione, organizzazione e svolgimento del genocidio del 1994. Alla commemorazione nessun rappresentante ufficiale del governo francese era presente. Dal 11 aprile scorso si è assistito ad una pericolosa escalation delle attività eversive francesi e ruandesi nella regione. Escalation inaugurata dal ministro della difesa francese Jean-Yves Le Drian che, respingendo le accuse all’esercito francese rivolte dal Rwanda ha ufficialmente minacciato Kigali: «le parole hanno un senso in ogni circostanza. Certe accuse non possono rimanere senza risposta».

Parigi stava sempre più dirigendosi verso l’opzione di un violento cambiamento del regime ruandese utilizzando il gruppo terroristico Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) stazionato nel est del Congo. Kigali stava rafforzando gli apparati repressivo e di difesa e l’alleanza militare con Kenya e Uganda per essere in grado di respingere l’eventuale invasione delle forze genocidarie. Questi ultimi due mesi sono stati caratterizzati da una corsa verso la distruzione regionale passata quasi inosservata essendo eclissata dagli avvenimenti in Ucraina, Siria e Sud Sudan. Le FDLR, nonostante le false notizie di serie campagne militari contro il gruppo armato diffuse dalla Missione ONU di pace in Congo: MONUSCO e dalla radio ONU: Radio Okapi, si stavano concentrando nel Nord Kivu sempre piú vicine al confine con il Rwanda.

L’ultima segnalazione è pervenuta dalla associazione congolese Centro di Ricerche sull’Ambiente, la Democrazia e i Diritti Umani (CREDDHO). Secondo l’associazione le truppe FDLR si stanno raggruppando presso le località del Nord Kivu di Tama, Itala, Kasiki, Luhanga, Mbuavinya e Mukeberwa a 200 km dalla capitale Goma. In tutte le località, strategicamente vicine alla frontiera ruandese, le FDLR hanno istallato campi militari. Il comunicato redatto da  Aisé Kanendu responsabile del CREDDHO nella zona non lascia spazio ad interpretazioni. «Le FDRL si stanno concentrando indisturbate e stanno ponendo un serio rischio di sicurezza alle già drammatiche condizioni socio economiche dei cittadini congolesi che vivono in questi territori». Nonostante la chiara ed esplicita denuncia fino ad ora i caschi blu della MONUSCO non hanno ingaggiato combattimenti per distruggere questi campi militari che saranno probabilmente utilizzati per invadere il Rwanda.

Venerdì 11 aprile il famoso cantante ruandese Kizitgo Mihigo, il giornalista delle emittente radiofonica cattolica Amazing Grace Radio: Cassien Ngtamuhanga e un ex ufficiale dell’esercito ruandese Jean-Paul Kukuzumermyi sono stati arrestati con l’accusa di aver complottato per assassinare il presidente Kagame e favorire la creazione di un network terroristico all’interno del paese, in stretta collaborazione con il Congresso Nazionale Ruandese – CNR (partito Hutu Power in esilio nel Sud Africa) e le FDLR. I tre cospiratori sarebbero stati coordinati dal luogotenente Joel Mutabazi arrestato a Kampala nel ottobre 2013 e successivamente da un leader del CNR: Callixte Nsabiimana (nome di battaglia Sankara). Il processo ai quattro terroristi è in corso in questi giorni. Mentre il cantante Kizito ha confessato confermando le accuse rivoltegli e difendendosi affermando di essere stato strumentalizzato ed ingannato, Ngtamuhanga fa appello al rispetto della libertà di stampa nella speranza di venir rilasciato essendo giornalista e Mutabazi rifiuta di presenziare in tribunale affermando di essere stato rapido in Uganda dal governo di Kigali e dichiarandosi un prigioniero politico.

Tra il 14 e il 20 aprile polizia ed esercito ruandesi hanno attuato un’ondata di arresti che ha coinvolto oltre 25 segretari di territori dei distretti delle provincie nord al confine con il Congo che avevano formato un complesso network eversivo sotto il coordinamento del Congresso Nazionale Ruandese e delle FDLR e rientrante nella “Operazione Umudendezo” (Operazione Libertà). Il network terroristico doveva creare cellule genocidarie denominate Abacebgezi con il compito di creare un fronte interno al momento della invasione dei 12.000 miliziani FDLR (10.000 dal Congo e 2.000 dalla Tanzania). Secondo le informazioni fornite dalla polizia le prime cellule genocidarie all’interno del Rwanda sarebbero sorte nel 2010.

Il 22 aprile scorso il Governo di Kinshasa aveva deciso di infrangere gli accordi della Comunità Economica dei Paesi dei Grandi Laghi (GEPGL) sulla libera circolazione di persone e merci tra Burundi, Congo e Rwanda, imponendo il pagamento del visto ai cittadini ruandesi e un inaudito aumento delle tasse dei prodotti importati dal Rwanda. L’obiettivo del presidente Joseph Kabila era quello di danneggiare l’economia ruandese. Il Congo rappresenta il principale partner economico regionale di Kigali che assorbe il 85% delle esportazioni ruandesi. L’obiettivo non è stato raggiunto causa la parziale applicazione del decreto presidenziale da parte delle dogane di Bukavu e Goma che a distanza di oltre un mese non fanno pagare il visto ed hanno applicato aumenti delle tasse sui prodotti importanti non nella percentuale indicata da Kinshasa. Per sottolineare il distacco tra il governo centrale e le amministrazioni delle ricche provincie il capo dell’immigrazione di Goma ha aperto una discussione con le autorità ruandesi sulla possibilità di riaprire la frontiere 24 ore su 24 come era consuetudine prima della guerra provocata dalla ribellione Banyarwanda del Movimento 23 Marzo, nota con la sigla M23.

Lo smantellamento del network terroristico interno ha costretto  le FDLR ad iniziare l’infiltrazione dal Congo di gruppi armati composti da 10 massimo 30 uomini con il compito di occupare postazioni strategiche all’interno delle provincie di frontiera con il Congo, tentare di reclutare tra la popolazione hutu con l’obiettivo di creare una  prima forza d’urto dell’invasione FDLR. Le infiltrazioni, iniziate alla fine dello scorso aprile hanno progressivamente preso una dimensione talmente preoccupante fino a  costringere le autorità ruandesi ad indire venerdì 9 maggio 2014 una riunione straordinaria sull’emergenza terrorismo FLDR, presso lo stadio Umuganda a Giseny, città frontaliera alla capitale del Nord Kivu Goma. Alla riunione era presente tutta la popolazione della città. Per l’occasione tutte le attività commerciali, gli edifici pubblici e le scuole furono chiuse.

L’obiettivo delle autorità ruandesi è stato quello di condividere le informazioni in loro possesso e verificare il reale appoggio popolare al Governo. Appoggio che sembra essere stato confermato sia dalla nutrita presenza degli hutu alla riunione sia dalle prese di posizione dei loro rappresentanti che dichiararono pubblicamente il loro rifiuto di cadere nuovamente nella trappola di contrapposizione hutu-tusti che inevitabilmente porta alla guerra etnica, rispondendo positivamente agli appelli delle autorità di collaborare per sventare i piani di invasione. La collaborazione ha portato all’arresto di oltre 60 miliziani FDLR già infiltrati in Rwanda secondo indiscrezioni della polizia ruandese. Kigali sta inoltre rafforzando la cooperazione militare con Kenya e Uganda. Quest’ultima ha messo in standby vari reparti dell’esercito alla frontiera con il Rwanda pronti ad intervenire. Il Governo di Kampala starebbe inoltre riattivando il M23 per creare un fronte interno all’est del Congo per controbilanciare l’invasione delle FDLR in Rwanda.

Anche se le rispettive diplomazie tengono per ora segreti i punti discussi e gli accordi presi, la evidente soddisfazione del presidente Kagame sembra testimoniare risultati positivi verso il disgelo tra Kigali e Parigi. L’unica dichiarazione pubblica è stata offerta alla Reuters da Laurent Fabius. «Abbiamo fatto il punto della situazione. È auspicabile che entrambe le parti creino le basi per delle relazioni pacifiche entro Rwanda e Francia». La Francia è già duramente impegnata in due avventure militari nel Continente dagli esisti molto incerti: Mali e Repubblica Centroafricana. L’obiettivo di riconquistare il Rwanda ed imporre un governo hutu amico, oltre ad essere anacronistico, potrebbe risultare molto difficile e pieno di incognite. La France Afrique per realizzarlo si deve appoggiare ad un movimento politico di estrema destra totalmente incontrollabile ed imprevedibile.

Questo rappresenta un serio problema di immagine già sperimentato dalla Francia nei imbarazzanti appoggi ai gruppi terroristici di Al-Qaeda in Siria e al movimento neo nazista in Ucraina. Appoggi che contribuiscono a diminuire il Grandeur Francais. Gli alleati regionali delle FDLR hanno formato una alleanza disomogenea composta dal sempre più in bilico governo di Kinshasa e dalla Tanzania che sta vivendo una delicatissima fase di revisione costituzionale che, se non ben gestita, potrebbe seriamente compromettere la tenuta della nazione assicurata dalla federazione creata dalla Repubblica del Tanganika e la Repubblica di Zanzibar. Con forze e alleati simili difficilmente la Francia potrebbe gestire una invasione che ha molte probabilità di essere fermata e di trasformarsi in una guerra regionale.

Da una parte si avrebbero eserciti professionali e motivati quali quello ruandese e ugandese. Dall’altra un esercito fantasma (quello congolese), un esercito non preparato militarmente (quello tanzaniano) e i caschi blu dell’ONU non certi famosi per le loro capacità militari. L’Angola difficilmente potrebbe intervenire a favore del governo congolese essendo i rapporti diplomatici tra i due paesi ai minimi storici. Il Sud Africa sembra più indirizzato verso una integrazione regionale con economie forti quali quelle del Est Africa che a scontrarsi militarmente con esse.  Anche il Congo Brazzaville si guarderebbe dall’intervenire a favore di Kinshasa causa le profonde divergenze che hanno portato all’espulsione di 120.000 cittadini congolesi da Brazzaville tra aprile e maggio 2014.

Appoggiando e finanziando un futuro conflitto la Francia rischia di mettere a repentaglio gli interessi economici nella regione sia in Kenya che in Uganda. Multinazionali come la Total non sarebbero proprio contente di perdere la possibilità di partecipare allo sfruttamento dei importanti giacimenti petroliferi kenioti e ugandesi per assecondare il sogni imperialistici del Eliseo. Come si sa i capitalistici sono persone pragmatiche e le guerre le provocano solo se sono convenienti ai loro interessi economici. È questa la fortuna dei Grandi Laghi. Una guerra regionale non sarebbe proficua per gli investitori francesi. Quello che rende è una integrazione sociale ed economica della regione che, allontanando gli spettri di guerre e genocidi, possa sviluppare gli scambi commerciali, avviare la rivoluzione industriale, ed assicurare un lungo periodo di boom economico.

Un segnale incoraggiante ci giunge dall’inviata Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Regione dei Grandi Laghi Mary Robinson. «Abbiamo registrato importanti successi con il M23 e il ADF. Ora occorre iniziare con le FDLR» scrive la Robinson in un suo twit del 25 maggio 2014. Una presa di posizione chiara che mette in difficoltà il capo della MONUSCO: Martin Kobler che fino ad ora ha ignorato il pericolo rappresentato da questo gruppo genocidario. Un ulteriore segnale di disgelo ci proviene dalla magistratura francese che ha deciso il 13 maggio scorso di aprire un processo contro Octavien Ngenzi e Tito Barahira accusati di genocidio e crimini contro l’umanità. I due Hutu Power sarebbero i responsabili della morte di 180 tutsi rifugiati presso la chiesa di Kabarondo nel est del Rwanda e massacrati il 13 aprile 1994. Il processo potrebbe aprire imbarazzanti situazioni per il Vaticano.

Vedremo nelle prossime settimane di aver maggior informazioni sull’incontro Kagame –Fabius e gli esiti positivi che potrebbero scaturire nella regione. Alcuni osservatori politici regionali asseriscono che un messaggio di distensione è stato rivolto anche al presidente congolese Joseph Kabila dal presidente francese Francois Hollande nel corso della recente incontro tra i due capi di stato avvenuta a Parigi. Il presidente Joseph Kabila sembra sempre piú isolato a livello regionale ed internazionale. Impegnato ad una revisione costituzionale per ottenere l’ennesimo mandato e poter continuare la Dinastia Presidenziale, Kabila sta diventando sempre più imbarazzante per Washington e Parigi che starebbero seriamente pensando di sbarazzarsi del Rais di Kinshasa. Secondo informazioni ricevute le due potenze occidentali starebbero individuando nel Direttore dell’ospedale di Panzi, a Bukavu: il Dottore Dennis Mugwebe, il probabile sostituto a Kabila.

Il Dottor Mugwebe è famoso al livello internazionale per il sostegno medicale e psicologico da lui offerto alle donne vittime di violenze sessuali perpetuate dall’esercito regolare e dai quaranta gruppi armati operanti all’est del Congo. Per questa opera è un probabile candidato al Premio Nobel per la Pace. Dalla distensione Kigali Parigi anche la popolazione burundese potrebbe trarre guadagno. L’attuale piano genocidario del presidente Pierre Nkurunziza, troverebbe serie difficoltà ad essere realizzato in un contesto di distensione regionale. Al contrario Nkurunziza rischierebbe la tenuta del potere.

L’incontro Kagame – Fabius potrebbe aprire nuove prospettive per la regione dei Grandi Laghi: processo di integrazione socioeconomica e democratizzazione dei paesi africani di questa area. Purtroppo l’occasione se si presenterà verrà adeguatamente sfruttata dal Rwanda ma non dal Congo, prigioniero di logiche anacronistiche e con un’opposizione debole e prevalentemente concentrata sull’odio contro il Rwanda e le etnie tustsi congolesi e regionali. Nonostante gli innumerevoli sforzi compiuti dalla Intellighenzia congolese (in prima linea l’Istituto Pole a Goma) per far comprendere che l’unica via d’uscita dall’incubo è la pacifica convivenza regionale, anche la diaspora congolese in Europa e in Italia sembra più preoccupata a fomentare l’odio verso i paesi vicini che risolvere i gravi problemi del loro paese ed impegnarsi ad attuare un democratico cambiamento di regime.

Secondo quanto si legge in giro per la rete parte della diaspora congolese propone quello che l’Istituto Pole definisce “una opposizione distruttiva” basata su un guazzabuglio di luoghi comuni e sentimenti xenofobi che spaziano dalle teorie del complotto (Kabila sarebbe un agente segreto del Rwanda) all’addossare tutti i mali del tormentato paese africano al regime di Kigali. Alcuni di essi, in Italia, si dichiarano, paradossalmente impegnati per la sensibilizzazione alla pace, giustizia e democrazia in Congo… Secondo i professori universitari dell’Istituto Pole, la trasformazione del Congo avvera senza il sostengo della diaspora in occidente troppo tesa a ricostruirsi una vita e spesso a strumentalizzare le disgrazie del paese lasciato volutamente alle spalle per convenienze personali.

Il vero cambiamento, assicura l’Istituto Pole, verrà attuato dai milioni di giovani congolesi che hanno rinunciato ad egoistici sogni personali in Europa o Stati Uniti per rimanere a combattere le ingiustizie in prima linea affrontando quotidianamente soprusi e repressione.

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