martedì, Marzo 31

Rwanda e Francia ai ferri corti sul Genocidio del 1994 Kigali rompe di fatto le relazioni con Parigi e nei due Paesi ora non esistono reciproche rappresentanze diplomatiche

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Mercoledì 25 ottobre Jacques Kabale, Ambasciatore ruandese a Parigi, è stato richiamato in patria dal suo Governo. Con questa decisione Kigali rompe di fatto le relazioni con Parigi e nei due Paesi ora non esistono reciproche rappresentanze diplomatiche. Dopo la partenza dell’Ambasciatore Michel Flesch dal Rwanda, nel 2015, il Governo di Paul Kagame non ha piú accreditato nuovi ambasciatori francesi. Il richiamo dell’Ambasciatore Kabale è strettamente legato alla decisione presa due settimane fa dalla Magistratura anti-terrorismo francese di considerare il Ministro della Difesa James Kabarebe come il primo indagato sulla morte del Presidente HutuPower Juvenal Habyarimana avvenuta il 6 aprile 1994.

Il Presidente, giunto al potere tramite un colpo di Stato, sostenuto da Francia, Belgio e Vaticano,  autore della piú feroce dittatura razial-nazista in Africa, fu ucciso mentre si trovava sull’aereo presidenziale Dassault Falcon 50, in compagnia con del suo omonimo burundese Cyprien Ntarymira. In fase di atterraggio all’aereoporto internazionale di Kigali l’aereo fu abbattuto da due missili terra aria SA-16. La morte di Habyarimana fece scattare il genocidio che in 100 giorni provocò 1 milione di vittime, per la maggior parte tutsi.

La Magistratura  francese è entrata in contraddizione con i Giudici del Tribunale di Parigi Marc Trèvidic e Nathalie Poux annullando la sentenza emessa nel 2012 sul caso dell’attentato areo. I due Giudici dopo aver esaminato prove inconfutabili e testimonianze anche dei Caschi Blu presenti all’epoca degli avvenimenti, avevano decretato che i due missili terra aria erano stati lanciati contro l’aereo presidenziale dalla caserma militare Kanombe, controllata dall’esercito governativo, le Forces Armees du Rwanda (FAR). Il caso archiviato da cinque anni è stato riaperto a seguito delle rivelazioni di due nuovi super testimoni ruandesi.

Le testimonianze accusano direttamente il Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame di aver sparato i due SA-16 dal quartiere generale di Mulindi. Uno dei testimoni afferma di aver visto i due missili venir caricati su un camion guidato dai ribelli ruandesi che entrò nel quartier generale da loro controllato. Il secondo testimone afferma di aver visto le fiamme di lancio dei due missili all’interno di Mulindi. Nessuna prova fotografica è stata presentata e la decisione di riaprire deriva unicamente dalla credibilità dei due super testimoni.

Sia il Governo ruandese che i media francesi hanno chiesto di rivelare l’identità dei testimoni per verificare la loro reale credibilità. Una richiesta non esaudita dalla Magistratura francese senza offrire spiegazioni. La Magistratura inoltre non ha risposto alle accuse mosse dal governo ruandese. Secondo i servizi segreti di Kigali i due super testimoni sarebbero alti esponenti del gruppo terroristico Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR). create nel 2000 dal Ministero della Difesa francese nel est del Congo.

Le FDLR sono composte da quello che rimaneva dell’Esercito razial-nazista FAR e dalle milizie Interawhame che compirono l’Olocausto africano nel 1994. Grazie a finanziamenti e protezione politica di Parigi e Kinshasa le FDLR controllano vaste zone nel est del Congo dove sono presenti miniere di coltan e oro. Sono responsabili di circa 300.000 vittime congolesi da loro trucidate negli ultimi 15 anni e hanno tentato per ben 8 volte di invadere il Rwanda per abbattere il Governo democratico di Paul Kagame e portare a conclusione la soluzione finale iniziata nel 1994 e da loro considerata un obiettivo in sospeso da raggiungere. Le FDLR professano apertamente l’eliminazione di tutti i cittadini di origine tutsi in Rwanda, est del Congo, e Uganda: circa 4 milioni di persone. Dal maggio 2015 sostengono il regime razial-nazista burundese di Pierre Nkurunziza e dal 2016 sono entrati a far parte delle alte sfere del Governo e del sistema di difesa del Burundi sotto false nazionalità burundesi, acquisite per l’occasione.

Considerare  il Ministro della Difesa James Kabarebe come principale indiziato sulla base di testimonianze verbali di due misteriosi super testimoni non è atto casuale. James Kabarebe, ora sulla quarantina, è stato l’incubo della Francia e l’architetto della fine del controllo coloniale franco belga sullo Zaire, Paese strategico per l’economia di Bruxelles e Parigi per la gran quantità di oro, diamanti, rame, ferro, minerali preziosi, petrolio e gas metano presente sul suo vasto territorio. Kabarebe fu uno tra i  principali attori della Prima Guerra Pan Africana (1996) che mise fine alla trentennale dittatura di Mobutu Sese Seko e Comandante in Campo delle forze armate ruandesi di occupazione nel Sud Kivu durante la Seconda Guerra Pan Africana (1997 – 2004). Kabarebe è il miglior stratega militare che il Rwanda possiede, al quale è stato affidato il compito di contrastare i tentativi militari di riconquista del Paese da parte della Francia attraverso le milizie genocidarie FDLR presenti in Congo e Burundi.

«Il Governo ruandese ha perso la pazienza con la Francia per questa ennesima provocazione ingiustificata che oltraggia la memoria di 1 milione di vittime innocenti. Una provocazione che si spinge ad accusare il Ministro della Difesa di essere stato l`autore dell`abbattimento dell`areo presidenziale su cui viaggiava il Presidente Juvenal Habyarimana che fece scattare la scintilla del genocidio contro i tutsi. Considerando che la Magistratura francese si è rifiutata di offrire l`identità dei due testimoni e si è dimostrata incapace di offrire prove fotografiche o altre prove di fatto consistenti ed inconfutabili a sostegno delle  pesanti accuse rivolte,  il governo ruandese ritiene che questa nuova provocazione sia stata attuata per coprire le pesanti responsabilità che la Francia detiene nella morte di 1 milione di persone nel 1994 in Rwanda. Responsabilità che, a differenza di ignoti testimoni dell`ultima ora, sono sorrette da testimonianze chiare, montagne di documentazione e prove incontestabili». Questa la dura reazione del Ministro degli Affari Esteri ruandese Louise Mushikiwabo.

La riapertura del caso ha insospettito anche i Mmedia francesi,che si sono spinti a definire questa decisione come ‘Bombing Conspiracy’, un complotto. I principali quotidiani francesi hanno ricostruito la storia del Bombing Conspiracy che inizia con il Giudice Jean-Louis Bruguière, nel 2006, il quale emise nove mandati internazionali di arresto contro alti ufficiali dell’esercito ruandese accusati di atti di terrorismo per aver abbattuto l’aereo presidenziale, nella tragica notte del 6 aprile 1994, data dell’inizio del ultimo genocidio mondiale del Ventesimo secolo. Anche in questo caso i mandati internazionali di arresto furono emessi sulla base di testimonianze verbali di ignoti testimoni. Inchieste dei quotidiani francesi scoprirono di seguito che i testimoni erano tutti alti gerarchi del regime nazista ruandese scappati in Francia dopo aver provocato l’Olocausto ed essere stati sconfitti nel loro Paese.

La Magistratura ruandese aprì una propria indagine nel 2010, dimostrando tecnicamente che i due missili terra aria erano stati sparati dalla caserma militare Kanomb, controllata dal esercito governativo. Secondo testimonianze di ex gerarchi del partito e miliziani che parteciparono agli orribili 100 giorni  il Presidente Habyarimana fu assassinato per ordine di sua moglie e del Colonello Theoneste Bagosora. La ‘Dama della Morte’, Agathe Habyrimana orchestrò la morte del marito per impedire l’attuazione dei piani di pace che prevedevano un Governo di unità nazionale tra il regime e la ribellione del FPR. Suo marito era di ritorno da Arusha dopo aver firmato gli accordi di pace con il Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame.

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