domenica, Giugno 7

Rwanda, commemorazioni del Genocidio ai tempi del coronavirus Il Presidente del Rwanda, Paul Kagame, e pochi membri del Governo hanno commemorato i caduti presso il memoriale a Kigali, in solitudine. Presente la Francia, che ebbe un ruolo importante nel genocidio

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Il 6 aprile 2020 sono iniziate in Rwanda le commemorazioni del Genocidio, avvenuto nel 1994, nel contesto del quale perirono un milione di civili. Le commemorazioni si stanno tenendo seguendo le indicazioni sanitarie di confinamento a causa della pandemia mondiale da coronavirus Covid19.
Il R
wanda al momento, secondo l’OMS, registra110 casi di contagio (e nessun morto), e la scorsa settimana il Governo ha decretato illockdown’ (confinamento) totale. Nessuna manifestazione pubblica. Le cerimonie nazionali, inclusa la ‘Walk to Remember’ (la Marcia del Ricordo) sono state annullate. Il Presidente Paul Kagame e pochi membri del Governo hanno commemorato i caduti presso il memoriale a Kigali in solitudine. Iruandesi in questi giorni stanno celebrando la liberazione da parte del Fronte Patriottico Ruandese e commemorando il milione di vittime, confinanti nelle loro case. La memoria del genocidio e la promessa del NEVER AGAIN (Mai più) sono ancora vive a distanza di 26 anni, unici baluardi per evitare un secondo genocidio in Rwanda.

Per l’occasione il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che il Rwanda, dopo il genocidio, ha saputo dimostrare che è possibile rinascere dalle ceneri, rendendo ilPaese più forte di prima e ricostruendo una societàpiù giusta. Un auspicio e un esempio per tutti i Paesi al mondo dove la pandemia da coronavirus sta distruggendo l’economia e il tessuto sociale nazionale.

Anche la Francia, impegnata nella lotta contro il Covid19, ha voluto partecipare alle commemorazioni del genocidio ruandese. E’ la prima volta che il Paese europeo, accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel genocidio a fianco del governo Hutupower ruandese di Juvenal Habyarimana, partecipa ufficialmente alla commemorazione dell’Olocausto africano. «La Francia non deve dimenticare questa barbarie umanitaria avvenuta in Rwanda dove un milione di persone, donne e bambini hanno perso le loro vite»,ha affermato ai media nazionali il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo. La partecipazione ufficiale della Francia alle commemorazioni del genocidio ruandese è stata voluta dal Presidente Emmanuel Macron come atto diplomatico per rafforzare il disgelo tra i due Paesi, dopo la partecipazione francese al genocidio e il supporto di Parigi alle forze genocidarie ruandesi rifugiatesi nel vicino Congo.

La partecipazione della Francia a questo orribile crimine contro l’umanità a distanza di 26 anni divide ancora la società francese. I documenti del ruolo francese nel genocidio sono ancora tenuti segreti. Lo scorso anno il Presidente Macron ha istituito un pool di esperti per investigare sugli avvenimenti. Il loro rapporto è pronto, ma sarà reso pubblico solo nel 2021.

A distanza di 26 anni la minaccia del genocidio incombe ancora sul Rwanda. Il gruppo terroristico FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda), creato dalla Francia, nel 2000, raggruppando quello che rimaneva delle forze genocidarie rifugiatesi in Congo, continua a rappresentare una seria minaccia.
Dal 2016 le FDLR sono divenute la principale forza armata in Burundi, grazie all’alleanza politica militare con il dittatore Pierre Nkurunziza. Stanno preparando dal Burundi un ennesimo tentativo di invasione del R
wanda, ma sono state indebolite all’est del Congo, grazie alle operazioni militari congiunte degli eserciti congolese e ruandese: ‘Operazione Corridoio Est’. Le FDLR sono internazionalmente riconosciute come gruppo terroristico. A distanza di 26 anni la minaccia del genocidio incombe ancora sul Ruanda. Una minaccia ora estesa anche in Burundi, dove il regime di Nkurunziza per convenienza politica sta negando il contagio Covid19, rifiutandosi di attuare le misure di prevenzione consigliate dal OMS e le cure alla popolazione. Ufficialmente i casi di contagio in Burundi sono solo 3. Stime mediche internazionali pensano che le persone contagiate siano ormai oltre 4.000 proprio, a causa il mancato intervento del Governo di Gitega. Il Burundi sta diventando una seria minaccia virale per l’intera regione dei Grandi Laghi oltre ad essere dal 2015 una seria minaccia per la stabilità e la pace regionali. ‘L’Indro’ ha raccolto drammatiche testimonianze sulle condizioni dei burundesi contagiati dal coronavirus e ricevuto da fonti sicure informazioni di un imminente tentativo di invasione del Ruanda da parte delle FDLR, milizie burundesi Imbonerakure e reparti dell’esercito burundese leali al regime. Queste notizie verranno pubblicate in due dossier speciali la prossima settimana.

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