martedì, Febbraio 19

Rwanda – Burundi: escalation militare, vicinissimi al conflitto Conflitto sempre più possibile e di reciproco interesse. Pierre Nkurunziza sarebbe pronto a dichiarare lo stato di guerra contro il Rwanda, al quale tutto sommato non dispiace

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Le forti tensioni tra Burundi e Rwanda si stanno progressivamente avviando verso il conflitto. L’ondata di attacchi terroristici dal Burundi dell’estate sono ora ripresi con maggior intensità. Sabato 15 dicembre un gruppo di terroristi delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda – FDLR (di cui dirigenti militari e politici sono stati i responsabili del genocidio del 1994), affiancati da miliziani del Rwanda National Congress – RNC, hanno teso una imboscata sulla strada ad un pullman nel settore di KItabi, distretto di Nyamagabe, sud del Rwanda prossimo alla frontiera. Il bilancio è di 3 morti e 8 feriti tra i passeggeri del pullman che sono stati trasportati al vicino ospedale di Kigeme. L’Esercito, che dallo scorso settembre controlla la frontiera, è intervenuto dopo pochi minuti ingaggiando violenti scontri con i terroristi FDLR. Combattimenti che sono continuati nel parco nazionale della foresta di Nyungwe, ai confini del Burundi, dove gli assalitori si erano rifugiati, secondo quanto riportato dal Luogotenente Colonnello Innocent Munyengango, portavoce dell’Esercito.

«A seguito dell’attacco avvenuto sabato presso il settorE di Kitabi la Rwandan Defence Forces hanno inseguito gli assalitori uccidendone 3 e riuscendo a liberare gli ostaggi presi dopo l’imboscata al pullman pieno di civili. Abbiamo ristabilito la sicurezza lungo l’asse stradale dove è avvenuto l’attacco», recita il comunicato stampa. Nostre fonti burundesi affermano che i combattimenti dalla foresta di Nyungwe sono continuati nella adiacente foresta di Kibira, in Burundi. dove i terroristi FDLR hanno loro basi militari.  
Secondo le testimonianze raccolte, unità dell’Esercito e delle forze speciali ruandesi hanno oltrepassato il confine nell’inseguimento dei terroristi, attaccando le loro basi militari nella foresta di Kibira, e costringendo gli assalitori a ritirarsi nella provincia di Bubanza, dove si sono verificati altri combattimenti con l’Esercito ruandese. Gli scontri hanno coinvolto anche unità dell’Esercito burundese rimaste fedeli al dittatore Pierre Nkurunziza. Non si conosce il bilancio delle vittime ma, secondo le testimonianze, le FDLR e i soldati burundesi sarebbero stati sopraffatti dalle forze speciali ruandesi, registrando ingenti perdite. Dopo aver annientato gli autori dell’imboscata le forze ruandesi si sono ritirate dal Burundi. La notizia è stata smentita dal Governo di Kigali, affermando che gli scontri sono stati circoscritti in territorio ruandese e nessun reparto RDF ha sconfinato in Burundi.

«Conosciamo chi è dietro a questo ennesimo attacco terrorista. Misure saranno prese contro i responsabili», afferma il Luogotenente Colonnello Muyengango portavoce dell’Esercito. «Siamo a conoscenza che dei Paesi vicini stanno supportando vari gruppi armati, tra le quali le FDLR e il Rwanda National Congress, con l’intento di destabilizzare il Rwanda. Le FDLR stanno lavorando assieme al RNC e ai nostri vicini. Ci sono anche altri gruppi armati minori con diversi nomi. Ci prenderemo cura di tutti»,  ha affermato il Presidente ruandese Paul Kagame.

L’attacco di sabato, preceduto quattro giorni prima da un attacco FDLR-RNC provenienti dall’est del Congo, avvenuto nel settore di Busasama, distretto di Rubavu, è la chiara risposta del RNC al rifiuto del Governo ruandese di iniziare delle trattative di pace. Il Generale Kayumba Nyamwasa, ex Capo Maggiore dell’Esercito ruandese e leader del RNC, a fine novembre, aveva espresso la volontà di iniziare  negoziazioni con il Governo ruandese, grazie alla mediazione del Sudafrica. «Non sono a conoscenza di nessuna richiesta di colloqui avanzata da Kayumba Nyamwasa, che è ricercato dalla nostra magistratura per i crimini che ha commesso. Questa proposta se verrà avanzata, sarà rifiutata in quanto Nyamwasa deve pagare per i suoi crimini», ha affermato, lo scorso 21 novembre, Richard Sezibera, attuale Ministro degli Esteri ruandese.

Le relazioni tra Rwanda e Sud Africa sono state congelate nel marzo 2014, a seguito dell’assassinio del ex capo della Intelligence, Colonello Patrick Karegeya, avvenuto nel gennaio 2014, ad opera di un commando inviato in Sudafrica dal Rwanda. Questo commando ha anche tentato di uccidere Nuamwasa, nel marzo 2014. Il Governo del Sudafrica accusò apertamente il Rwanda di azioni terroristiche ed espulse tre diplomatici ruandesi. Come ritorsione Kigali espulse sei diplomatici sudafricani.
Il processo di normalizzazione tra i due Paesi è stato attivato dal Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa e rientra in una revisione della politica estera di Pretoria che tende ad abbandonare il classico sostegno ai bantu e HutuPower, per rafforzare le relazioni e gli scambi commerciali con i Paesi emergenti dell’Africa Orientale. I primi contatti tra Kagame e Ramaphosa sono avvenuti nel marzo 2018. durante il summit straordinario dell’Unione Africana a Kigali.  Il processo ha conosciuto una battuta d’arresto quando lo scorso 10 dicembre il Governo sudafricano ha richiamato in patria per consultazioni il suo Ambasciatore in Rwanda, a seguito di una campagna diffamatoria promossa dai media ruandesi contro il Sudafrica e il Ministro degli Esteri Lindiwe Sisulu.

Il Ministro degli Esteri ruandese, Richard Sezibera, giovedi 13 dicembre, ha ufficialmente dichiarato che il Rwanda è seriamente impegnato a ristabilire normali relazioni diplomatiche con il Sud Africa. «Ci sono dei tentativi di impedire la ripresa delle relazioni bilaterali, incluse false dichiarazioni e notizie propagate da detrattori ruandesi che si sono rifugiati in Canada e Sud Africa. Il Rwanda intende continuare a collaborare con il governo sudafricano per una rapida normalizzazione dei rapporti bilaterali», ha affermato Sezibera, sottolineando, però, che il processo di distensione non può essere assolutamente affiancato a negoziazioni con movimenti sovversivi guidati da individui che sono ricercati dalla giustizia ruandese per le loro attività criminali, con chiaro riferimento al RNC.

Nonostante le smentite ufficiali di Kigali, reparti speciali dell’Esercito sarebbero realmente entrati in Burundi attuando operazioni offensive e aggravando le già tesi relazioni con il regime di Bujumbura. Secondo fonti diplomatiche regionali i due Paesi sarebbero sull’orlo del conflitto. Si prevede un’escalation di tentativi di invasione delle FDLR e RNC e la possibilità che l’Esercito ruandese invada il Burundi per distruggere queste formazioni terroriste protette dal regime burundese.

Pierre Nkurunziza sarebbe pronto a dichiarare lo stato di guerra contro il Rwanda, sospendendo la Costituzione. Ha inoltre richiesto ai Governatori delle province frontaliere al Rwanda di essere vigili e prevenire ogni infiltrazione armata. Domenica  16 dicembre a Bujumbura si è svolta una riunione a porte chiuse tra Nkurunziza, lo Stato Maggiore dell’esercito e i terroristi ruandesi FDLR – RNC, per tracciare una strategia militare contro il Rwanda.

Militarmente le forze di difesa burundesi non sarebbero in grado di sostenere una guerra contro il moderno e ben equipaggiato esercito ruandese, ma il conflitto tra i due Paesi rientrerebbe nella strategia del regime di Nkurunziza di mantenersi a tutti i costi al potere, nonostante le sue condizioni di salute psico-fisica. Il Presidente  (illegittimo), dal marzo 2015, ha smesso di svolgere le sue funzioni di statista, ritornando ad una logica di cieca contrapposizione e odio etnico contro la minoranza tutsi che caratterizzava il suo operato militare al comando delle milizie FDD, durante la lunga guerra civile burundese (1993 – 2004).
Peggiorando la crisi con il Rwanda, Nkurunziza intende rafforzare il debole sentimento anti-tutsi tra la popolazione burundese hutu, per riuscire nel suo piano di diventare Re e di proclamare il Regno Hutu del Burundi. Anche il Rwanda ha interessi a far scoppiare il conflitto. Per ragioni di sicurezza nazionale Kigali deve puntare a risolvere la crisi burundese, appoggiando un Governo amico, o per lo meno non ostile, e distruggendo il gruppo terroristico FDLR.

Il conflitto tra Burundi e Rwanda sembra ora sempre più possibile. La diplomazia regionale sta lavorando per evitarlo, in quanto le conseguenze nella Regione dei Grandi Laghi sarebbero disastrose. Il conflitto avrebbe alte probabilità di estendersi al vicino Congo e avviare una terza Guerra Pan Africana.
Misure di emergenza saranno adottate nel summit della East African Community (Unione Economica dell’Africa Orientale), che si svolgerà giovedì 27 dicembre con o senza la presenza del Burundi. Durante il summit potrebbero essere prese pesanti misure contro il regime di Nkurunziza, in seguito la fine dell’alleanza opportunistica con l’Uganda.

Sullo sfondo di questa crisi si cela il rischio di genocidio in Burundi. Un rischio sempre più reale che nessuno sembra in grado di fermare. Stati Uniti e Unione Europea stanno tentando di isolare sempre più il regime di Bujumbura attraverso le sanzioni economiche. Lo scorso 29 novembre la Casa Bianca ha decretato la fine delle relazioni commerciali, del sostegno finanziario non umanitario, degli scambi culturali con il Burundi, considerato un Governo incapace di assicurare gli standard minimi del rispetto dei diritti umani previsti dalla legge Trafficking Victims Protection Act (Legge sulla Protezione delle Vittime del Traffico di esseri umani) varata dal Congresso nel 2000. La notizia è stata notificata attraverso un memorandum per il Segretario di Stato pubblicato sul sito ufficiale della Casa Bianca. Assieme al Burundi, altri Paesi africani sono stati colpiti dal decreto, tra cui il Congo e l’Eritrea.

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