sabato, Dicembre 7

Rwanda attaccata da un secondo gruppo ribelle Queste incursioni stanno portando a una guerra regionale e offrono il pretesto al Governo di Kigali per l’invasione militare del Burundi

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Dopo le incursioni delle Imbonerakure e dei terroristi ruandesi FDLR guidati dal Generale rinnegato  Faustin Kayumba Nyamwasa, avvenute tra il 10 e il 14 luglio, il Governo di Kigali rompe il silenzio stampa sui pericoli di invasione affermando che un secondo gruppo ribelle avrebbe tentato una incursione il 16 luglio attaccando la località di Nyaruguru vicino al confine burundese. Il Governo ha incolpato le National Liberation Forces, l’ala armata del Movimento Ruandese per il Cambiamento Democratico, partito razial-nazista HutuPower, vicino a Victoire Ingabire Umuhoza, leader del partito hutu Unione delle Forze Democratiche . Ingambire dal 2012 è in prigione accusata di revisionismo, propaganda di odio etnico e atti eversivi contro lo Stato. Anche il suo partito è sospettato di attività razziali e di essere vicino ai terroristi ruandesi FDLR, di conseguenza il UFD non è abilitato a svolgere attività politiche in Rwanda ed agisce in esilio dall’Europa e dal Canada.

L’accusa di Kigali rivolta alle forze antagoniste HutuPower trova conferma dalle stesse NLF, che hanno rivendicato una seconda incursione avvenuta il 15 luglio presso la località di Nyabimata, vicino a Nyaruguru. Gli incursori provenivano dalla frontiera congolese del Nord Kivu. Le NLF sarebbero vicine al dissidente hutu Paul Rusesabigina, ex direttore dell’Hotel Mille Colline che all’epoca del genocidio salvò la vita di centinaia di tutsi rifugiatesi all’interno del famoso albergo a Kigali per scappare dalla morte elargita dalle milizie genocidarie Interahamwe, attuali Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR) stanziate nell’est del Congo e nel vicino Burundi.

Secondo i rapporti della polizia ruandese gli incursori avrebbero tentato di occupare il territorio. Dinnanzi alla pronta risposta dell’Esercito si sarebbero abbandonati a dei saccheggi, incendiando veicoli appartenenti ad autorità amministrative locali e obbligando i civili a trasportare oltre i confini congolese e burundese il bottino rubato.

Callixite Nsabimana, Vice Presidente del Movimento Ruandese per il Cambiamento Democratico e portavoce delle NLF, dal suo nascondiglio in Congo, ha dichiarato che le forze democratiche hanno lanciato una guerra per liberare il Rwanda dalla dittatura del Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame. In una intervista alla trasmissione in lingua Swahili della BBC Africa, un rappresentante militare delle NLF ha dichiarato che il gruppo armato sarebbe riuscito a creare della basi all’interno del Rwanda, informando che la guerra di liberazione continuerà fino alla vittoria. «Le NLF utilizzeranno ogni mezzo possibile per liberare il popolo ruandese dalla brutale dittatura di Paul Kagame visto che ha rifiutato il dialogo ed impedito la vita democratica nel Paese», dichiara il rappresentante militare che si fa chiamare Sankara.

Il Governo di Kigali al momento sembra restio a commentare queste dichiarazioni, ma ha rafforzato la sorveglianza delle frontiere. Secondo informazioni ricevute l’esercito ruandese avrebbe mobilitato 8.000 uomini (sui 20.000 effettivi a cui si affiancano 100.000 riservisti), varie batterie di artiglieria, unità di carri armati e blindati, vari elicotteri da guerra per sorvegliare i distretti confinanti con il Congo e il Burundi. Questo dispiegamento di forze sta innervosendo i governi di Kinshasa e Bujumbura che temono una invasione del Rwanda.

Theos Badege, portavoce della Polizia Nazionale del Rwanda, ha affermato che tutti i confini del Paese sono ora sicuri. Le forze di difesa sono in grado di impedire future incursioni armate.

Fonti locali ci informano che tra il 18 e il 20 luglio l’Esercito ruandese ha compiuto una vasta operazione militare all’interno della foresta di Nyugwe per ripulirla da Imbonerakure burundesi, terroristi ruandesi FDLR e miliziani delle NLF.
Questa operazione militare, non confermata dal Governo di Kigali, avvalerebbe la dichiarazione del comandante ribelle Sankara che le NLF hanno creato basi all’interno del Rwanda. Basi che ora sarebbero state smantellate, secondo i nostri informatori. Il Comandante Sankara sarebbe un pseudonimo di una tra le massime figure militari del genocidio ruandese del 1994, implicata in vari atti di destabilizzazione e nel complotto contro il governo avvenuto nel 2015 che ha portato all’arresto di varie personalità tra cui il famoso cantante ruandese Kizito Mihigo. Sankara e le NLF dal 2014 hanno stretto un patto di cooperazione con le FDLR per abbattere il Governo democratico del Rwanda.

Il Ministro dei Governi Locali, Francis Kaboneka, l’Ispettore Generale della Polizia Emanuel Gasana, e quattro Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito, hanno visitato sabato scorso i distretti confinanti con il Congo e il Burundi per rassicurare la popolazione. Con la loro presenza il Governo ha voluto sottolineare di avere il pieno controllo del territorio. Le autorità civili e militari hanno esortato la popolazione (per la maggioranza hutu) a continuare a collaborare per impedire gli atti terroristici. Una collaborazione ampiamente dimostrata dalla popolazione che ha informato Polizia ed Esercito della presenza dei mercenari burundesi e delle milizie genocidarie ruandesi FDLR e NLF permettendo all’Esercito di intercettare gli incursori, sconfiggerli e respingerli oltre frontiera.

Queste incursioni stanno portando ad una guerra regionale e offrono il pretesto al Governo di Kigali per l’invasione militare del Burundi. «Il Ruanda crede che il Burundi stia proteggendo e incoraggiando i gruppi terroristici che tentano di destabilizzare il nostro Paese. Questa è una deliberata provocazione da parte del governo burundese», ha  dichiarato Olivier Nduhumgirehe, Ministro ruandese degli Esteri, presso la East African Community. Nduhumgirehe, con queste reazioni ha reagito alle provocazioni di alcuni media regionali che hanno suggerito la necessità che il Presidente Paul Kagame si rechi a Bujumbura per fare pace con il Presidente Pierre Nkurunziza, seguendo l’esempio del Primo Ministro etiope, Abiy Mohamed, che ha visitato Asmara facendo la pace con il Presidente Isias Aferworki, ponendo fine al conflitto Etiopia Eritrea che durava da vent’anni.

Le similitudini avanzate da questi media regionali tra Burundi Rwanda ed Etiopia Eritrea sono state giudicatepoliticamente motivate a favore della causa Bantu HutuPower. Non esistono i presupposti per una pace e una riconciliazione tra Kigali e Bujumbura, in quanto in Burundi Nkurunziza è un Presidente illegittimo dall’aprile 2015, che ospita i terroristi ruandesi delle FDLR responsabili del genocidio del 1994 che ora controllano  la vita politica e militare del Paese.

Nel gennaio 2016 ‘L’Indro’ era venuto a conoscenza e aveva pubblicato la politica delle FDLR nei confronti del Rwanda. Prendere il potere in Burundi, trasformarlo in uno Stato terrorista per poi invadere il Rwanda per riprendere il potere e sterminare tutti i cittadini tutsi. Su queste basi ogni compromesso o pace sono impossibili in quanto non solo il Governo e la sovranità territoriale del Rwanda sono minacciate, ma milioni di tutsi ruandesi rischiano un secondo genocidio. L’opinione pubblica ruandese sostiene il Governo di Kigali in ogni azione che riterrà opportuna per tutelare il Paese e i suoi cittadini.

Nell’attuale situazione si intravvede la strategia dei dittatori congolese Joseph Kabila e burundese Pierre Nkurunziza volta a impedire l’attuazione del piano di invasione ideato dal Segretario americano di Stato Mike Pompeo per abbattere le due dittature. La strategia consiste nell’utilizzare il Generale rinnegato Kayumba, le Imbonerakure, le milizie congolesi Mai Mai e le milizie genocidarie ruandesi FDLR e NLF per spostare il terreno di scontro dal Congo al Rwanda. Se il Governo di Kigali, dinnanzi a queste continue incursioni, fosse costretto invadere il Burundi, il piano di Mike Pompeo sarebbe messo in repentaglio. La strategia ideata dagli Stati Uniti, Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda prevede una guerra lampo per destituire il dittatore congolese Joseph Kabila e successivamente quello burundese, Nkurunziza, ripulendo la Regione dei Grandi Laghi di due terribili dittature di cui una (quella burundese) con forti tendenze razziali e naziste che potrebbero portare al secondo olocausto contro i tutsi nella regione.

L’invasione del Burundi sposterebbe il campo di battaglia dal Congo al Burundi e i vari eserciti africani rischierebbero di impantanarsi in una guerra pan-africana in territorio burundese. L’unica alternativa sarebbe di sferrare contemporaneamente l’invasione del Congo e del Burundi. Alcuni esperti militari regionali nutrono il timore che una tale opzione indebolirebbe il fronte di liberazione africano, vanificando la guerra lampo, rischiando un conflitto inter-regionale che potrebbe durare anni in contemporanea con la guerra civile in Sud Sudan. Uno scenario da inferno, sia per la Regione dei Grandi Laghi, che per tutto il continente africano.

La migliore strategia verso il Burundi e il Congo verrà decisa dal Governo di Kigali dopo la visita del Presidente cinese Xi Jimping, che si è conclusa domenica. Durante la visita ufficiale il Premier cinese ha siglato importanti accordi economici e promesso finanziamenti per le infrastrutture civili e la difesa nazionale. La Cina è tra i principali partner commerciali del Rwanda, anche se la sua penetrazione economica è sempre stata frenata dal Governo di Kigali. Il volume di affari tra Rwanda e Cina ammonta a 157 milioni di dollari annui. Nel 2017 si è registrato un aumento del 11% degli scambi commerciali rispetto al 2016. Il Rwanda importa principalmente macchinari, accessori, attrezzature edili e medicinali mentre esporta in Cina caffè, tè e i minerali rubati dal Congo, compreso il Coltan. Il Presidente Paul Kagame ha visitato Pechino nel marzo 2017, partecipando al Forum della Cooperazione sino -africana.

Durante la visita del Premier cinese sarebbero stati firmati anche degli accordi militari tesi a rafforzare la cooperazione alla difesa tra Pechino e Kigali. I dettagli di questi accordi sono un segreto di Stato che il Governo di Kigali non intende svelare. Nessuna informazione è trapelata sulle discussioni di sicurezza regionale, che inevitabilmente avranno coinvolto Congo e Burundi, alleati politici e partner economici della Cina. Alcuni osservatori politici regionali ventilano la possibilità che il Presidente cinese abbia chiesto a Paul Kagame di desistere dalla partecipazione dei piani militari americani contro gli alleati cinesi della regione, in cambio di finanziamenti, forniture militari e cooperazione economica.

Il Presidente Xi Jimping potrebbe aver promesso a Kagame di attuare pressioni politiche su Congo e Burundi affinché interrompano ogni atto ostile o destabilizzante verso il Rwanda. Una promessa che Xi Jimping è in grado di mantenere, visto la sua influenza sul Governo di Kinshasa, e considerando il fatto che i scarni finanziamenti elargiti dalla Cina al Burundi permettono la sopravvivenza del regime razial-nazista di Nkurunziza, sotto embargo economico decretato da Stati Uniti e Unione Europea. In cambio Kagame potrebbe essere costretto a promettere di non interferire negli affari delle politiche interne dei due Paesi vicini, mantenendo l’attuale status quo.

Questo tipo di accordi regionali sarebbero un duro colpo per la politica americana e permetterebbero la sopravvivenza di due feroci dittature, rinviando il problema in un futuro prossimo. La storia della regione insegna che più si rinvia la soluzione ai problemi legati alla conflittualità etnica e alla mancata democrazia nella Regione dei Grandi Laghi, maggiormente questi problemi diventano irrisolvibili e l’inevitabile scontro sempre più disastroso per le popolazioni dei tre Paesi. Queste sono supposizioni e ipotesi avanzate da esperti regionali. La loro veridicità sarà verificata nell’evoluzione degli avvenimenti nelle prossime settimane e mesi. La situazione regionale diventa sempre più caotica e i timori di genocidi e di una spaventosa guerra civile sembrano destinati ad avverarsi prima o poi.

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