lunedì, Gennaio 27

Rwanda: ancora troppi genocidari in fuga

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Oggi, 7 aprile, si commemora in tutto il mondo il 23simo anniversario del genocidio in Rwanda. In 100 giorni furono uccisi 1 milione di cittadini ruandesi, per la maggioranza tutsi: 10.000 persone abbattute ogni 24 ore. L’Olocausto africano terminò con la liberazione del Paese attuata dai ribelli del Fronte Patriottico Ruandese – FPR guidato dall’attuale presidente Paul Kagame. Una liberazione resa possibile dal supporto attivo politico, militare e finanziario di Uganda, Stati Uniti e Gran Bretagna.

Il 23simo anniversario viene celebrato in una fase storica estremamente critica per il Rwanda. Oggi più che mai questo Paese africano divenuto un modello per tutto il mondo, è ancora minacciato dalle stesse forze genocidarie che compirono l’Olocausto nel 1994. All’est del Congo e in Burundi sono presenti circa 12.000 miliziani delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR, create dalla Francia nel 2001 raggruppando i superstiti dell’esercito ruandese HutuPower (Forze Armate del Rwanda – FAR) e delle milizie  Interahamwe e Impuzamugambi. Questa minaccia diretta a pochi chilometri dai confini ruandesi oscura lo storico processo di riconciliazione tra il governo ruandese e il Vaticano, voluto da Papa Francesco.

Un altro elemento che oscura la memoria di 1 milione di vittime è la latitanza di decine e decine di organizzatori e capi del genocidio tra i politici, i militari e il clero cattolico e anglicano ruandesi dell’epoca, protetti in diversi Paesi africani ed europei. Secondo i dati consultabili presso il Governo di Kigali, 423 ruandesi incriminati di  genocidio sono ancora in libertà tra cui 21 quadri di importanza nazionale. La Repubblica Democratica del Congo, il Kenya, l’Uganda, la Francia e l’Italia sono tra i Paesi che stanno tutt’ora proteggendo questi criminali ricercati dalla giustizia internazionale.

La magistratura ruandese e le organizzazioni dei sopravvissuti all’Olocausto hanno intensificato le loro richieste di giustizia al fine di interrompere l’immunità goduta fino ad ora da questi criminali che organizzarono il massacro di 1 milione di innocenti per rimanere al potere. «Il Rwanda considera un dovere morale verso la sua popolazione, insistere sulla estradizione delle menti del genocidio che sono tutt’ora protette in vari Paesi del mondo» dichiara Jean Bosco Mutangana, Procuratore Generale del Rwanda impegnato la scorsa settimana al Cairo a firmare degli accordi di cooperazione giudiziaria tra cui sono inserite anche le facilitazioni alle richieste di estradizione di responsabili del genocidio eventualmente presenti in Egitto.

Se le relazioni tra Rwanda e Santa Sede si stanno avviando verso un giusto cammino di pace e fratellanza, quelle con la Francia rimangono ancora molto tese. Per Kigali Parigi è responsabile del genocidio e di tutti i tentativi (anche attuali) di rovesciare il governo democraticamente eletto. Per Parigi, rovesciare il regime ruandese con il supporto del gruppo terroristico FDLR (autore dell’Olocausto) rimane ancora il primo obiettivo della politica estera nei Grandi Laghi per impedire il fantomatico dominio razziale tutsi nella regione attraverso l’Impero Hima.

Nel 2016 Human Rigths Watch – HRW chiese al governo francese di consegnare i responsabili del genocidio ancora presenti nel Paese europeo a seguito della decisione della magistratura francese di confermare la sentenza di 25 anni di reclusione inflitta nel marzo 2014 a Pascal Simikangwa ex capo dei servizi segreti del regime HutuPower di Habyrimana. La condanna di Simikangwa è il primo processo ad un responsabile ruandese del genocidio che è stato completato in Francia. Per l’occasione HRW chiese al governo francese di sostenere la propria magistratura e facilitare le azioni giudiziarie contro responsabili di genocidio ruandesi che sono ancora protetti con chiaro riferimento alla Mente del Genocidio: Agathe Kanziga Habyarimana.

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