lunedì, Aprile 6

Russiagate: Trump mostra i muscoli Tajani: 'La proroga di altri 30 giorni sui dazi da parte degli Usa non è sufficiente'

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Donald Trump minaccia di usare i suoi poteri presidenziali (che comprendono la possibilità di licenziare qualunque dipendente della branca esecutiva, ndr) e di intervenire nell’attività del dipartimento di giustizia, sullo sfondo del Russiagate. «Un sistema truccato. Non vogliono consegnare documenti al Congresso. Di cosa hanno paura? Perché così tanti omissis? Perché questa ‘giustizia’ iniqua? Ad un certo punto non avrò altra scelta che usare i poteri garantiti alla presidenza ed essere coinvolto!», ha twittato.

Intanto secondo il ‘Washington Post‘, il procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, ha evocato la possibilità di emettere un mandato per far interrogare il presidente americano Donald Trump davanti a un grand giury.

Contro Trump poi c’è l’UE, sul piede di guerra per i dazi. La proroga di altri 30 giorni sui dazi da parte degli Usa non è sufficiente, ha affermato il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. «Chiedo che ci sia un’esenzione totale perché l’Europa non è l’avversario degli Usa. Noi come Occidente abbiamo un confronto soprattutto per la produzione dell’acciaio con la Cina, c’è una sovrapproduzione cinese e noi non dobbiamo permettere che i mercati europei ed americani siano invasi dalla sovrapproduzione cinese». Il presidente del Pe si è poi «augurato che questo principio sia accettato dagli Stati Uniti e che il presidente Trump capisca dove sono gli interlocutori amici e dove sono gli interlocutori che hanno politiche commerciali che vanno in contrasto con gli Usa».

Nuove critiche su Abu Mazen dopo il discorso all’assemblea del Consiglio dell’Olp in cui ha attaccato Israele e ‘rivisto’ la Shoah. Il ministero degli affari esteri israeliano parla di un Abu Mazen che si è espresso «in una maniera che può essere definita solo come antisemita e negazionista della Shoah».

Nel frattempo il primo ministro giapponese Shinzo Abe, impegnato da ieri in una breve visita in Medio Oriente, ha incontrato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. Ieri Abe ha ribadito ai palestinesi che il suo Paese resta un fervido sostenitore della formula dei Due Stati e ha annunciato che elargirà 10 milioni di dollari all’Unrwa, l’ente dell’Onu per i profughi palestinesi. Tra i temi in ballo tra Abe e Netanyahu anche la questione Iran. «Teheran ha conservato tutti i suoi piani», ha detto il premier israeliano, «chi non è interessato ad armi atomiche non li avrebbe né preparati, né conservati. L’accordo sul nucleare è cattivo, si basa sulle menzogne e sugli inganni dell’Iran».

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente sudcoreano Moon Jae-in e si è congratulato con lui per il successo del vertice con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Il portavoce del Palazzo di Vetro ha fatto sapere che Moon «ha chiesto il sostegno delle Nazioni Unite per verificare l’imminente chiusura del sito di test nucleari di Pyongyang come annunciato da Kim, oltre che per l’attuazione dell’accordo per trasformare la zona demilitarizzata in una zona di pace».

In Gran Bretagna ancora problemi per il sistema sanitario nazionale britannico. A causa di un errore nella gestione degli appuntamenti per le mammografie su base nazionale in tutta l’Inghilterra, circa 450.000 donne hanno saltato negli anni i test finali degli screening per prevenire i rischi di cancro al seno con conseguenze in alcuni casi certamente fatali. Si calcola che il tragico errore abbia penalizzato dal 2009 in poi 300.000 donne tuttora in vita e altre 150.000 che nel frattempo sono morte, come ha confermato oggi alla Camera dei Comuni il ministro della Sanità, Jeremy Hunt, ammettendo che in base alle stime degli specialisti la vita d’almeno 270 donne è stata accorciata per le conseguenze dirette dell’accaduto. Annunciata per questo un’inchiesta.

In Spagna, l’Eta ha dichiarato la dissoluzione di tutte le sue strutture in una lettera ad ‘El Pais‘. La mossa era stata annunciata  un anno fa dalla resa ufficiale, con la consegna alla polizia francese di tutti gli arsenali nascosti.

In Armenia, treni e autostrade bloccate dopo che il Parlamento non ha eletto premier l’oppositore Nikol Pashinyan, che ha guidato le proteste di queste settimane portando alle dimissioni dalla carica di primo ministro dell’ex presidente Serzh Sargsyan. Pashinyan ha quindi esortato i suoi sostenitori a scioperare e a bloccare le strade del Paese. Anche parte del personale dell’aeroporto Zvartnots di Yerevan ha aderito allo sciopero.

Nel 2017 le spese militari complessive sono cresciute dell’1,1% rispetto all’anno precedente, attestandosi su una cifra mondiale record di 1.739 miliardi di dollari. A dirlo l’Istituto Internazionale di Stoccolma per le Ricerche sulla Pace (Sipri) che ha presentato oggi il suo ultimo rapporto. I Paesi che in assoluto hanno investito di più in armamenti sono Stati Uniti, Cina, Arabia Saudita, India e Russia. Nell’Unione Europea in testa la Gran Bretagna, seguita da Francia, Germania ed Italia, che è al 12° posto.

Chiudiamo con la Francia, dove sono 109 le persone poste in stato di fermo per le violenze perpetrate dai black bloc a margine dei cortei del primo maggio a Parigi. Quanto al bilancio della guerriglia urbana inscenata nel cuore della capitale, è di 4 feriti lievi, 31 negozi danneggiati, 6 veicoli incendiati e 10 altri vandalizzati. Intanto, il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, tuona contro quella parte della classe politica che aveva chiesto a fare la festa a Macron: «Purtroppo alcuni poi lo prendono alla lettera».

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