sabato, Agosto 24

Russiagate, il WP conferma: ‘Russi aiutarono Donald Trump’ Lavrov: 'Poroshenko sta progettando una provocazione armata in Crimea'

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Un’operazione russa su vasta scala attraverso i social per sostenere Donald Trump nella sua corsa alla Casa Bianca e dopo la sua elezione. A raccontarla oggi il Washington Post, che parla del rapporto preparato per il Senato Usa. La ricerca, condotta dalla Oxford University’s Computational Propaganda Project and Graphika, fornisce nuovi dettagli su come i russi lavorarono sul web per influire sul voto negli Usa. «Ciò che è chiaro è che tutti i messaggi cercavano di favorire il Partito Repubblicano, e in particolare Donald Trump», si legge nel rapporto, secondo cui Trump «è menzionato soprattutto nelle campagne mirate ai conservatori ed agli elettori di destra, dove la messaggistica ha incoraggiato questi gruppi a sostenere la sua campagna».

Rimanendo in America, la Msnbc ha riportato le immagini di bimbi migranti in attesa al confine tra Messico e Stati Uniti con i numeri marchiati sul braccio, quasi a ricordare le pratiche naziste. Video che sono diventati virali e che hanno creato enormi polemiche in patria e non.

In Russia, il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov h annunciato: «Il presidente ucraino Petro Poroshenko sta progettando una provocazione armata al confine con la Russia, in Crimea, negli ultimi dieci giorni di dicembre». Per questo, ha annunciato, Mosca risponderà nella maniera più dura.

In Gran Bretagna, scontro tra Theresa May e Tony Blair. La premier ha ribadito il suo no a un nuovo referendum sulla Brexit, mentre l’ex primo ministro chiedeva invece una nuova consultazione, se il Parlamento non riuscirà a trovare un modo per procedere. Ma secondo la May, un nuovo voto «farebbe danni irreparabili all’integrità della nostra vita politica e non ci porterebbe a nulla». Blair, da parte sua, ha affermato che ammira la determinazione della May nel voler far passare l’accordo, ma dopo 30 mesi di negoziati, con il governo ‘nel caos’, ridare la parola al popolo sarebbe logico. Ai Comuni poi la premier ha ribadito che il voto dell’accordo potrebbe iniziare lunedì 14 gennaio. «L’Ue mi ha assicurato che il backstop non sarà mai attivato», ha confermato, per poi dichiarare: «Non revocheremo l’articolo 50 perché vorrebbe dire restare nell’Unione europea».

In Medioriente, i talebani hanno riferito di un nuovo incontro con funzionari americani, stavolta negli Emirati Arabi, con la partecipazione di Arabia Saudita e Pakistan. Finora, i talebani avevano respinto i colloqui accusando le autorità di Kabul di essere un fantoccio degli Usa. Per questo è importante la presenza di emissari sauditi ed emiratini, che potrebbero essere da garanzia per ogni tipo di accordo.

In Thailandia, la Corte Suprema ha assolto il cittadino italiano Denis Cavatassi, detenuto dal 2011 e condannato alla pena di morte nel 2016. A confermarlo il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi. Cavatassi, agronomo di Tortoreto, era stato condannato a morte nei primi due gradi di giudizio con l’accusa di essere stato il mandante dell’omicidio di un amico e socio d’affari, Luciano Butti.

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