sabato, Ottobre 24

Russia-Usa, rapporti tesi ma l’incontro Putin-Trump si farà Questione dazi, possibile incontro fra vertici Ue-Usa. Migranti, le proposte dello spagnolo Sanchez

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In Russia, il presidente Vladimir Putin ha visto il consigliere per la sicurezza nazionale Usa John Bolton. «Non possiamo vantarci dell’intensità dei nostri contatti bilaterali e quando avvengono li utilizziamo per uno scambio di opinioni sulle questioni internazionali», ha detto il portavoce Peskov. ma ormai è sicuro: l’incontro tra i due leader si terrà a breve. «Si terrà in un Paese terzo, un posto molto confortevole», ha detto l’assistente presidenziale russo per gli affari esteri Yuri Ushakov.

Intanto tornando agli Stati Uniti,  il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas ha annunciato: «Ci sono contatti in corso con la Casa Bianca per trovare una data per un incontro a Washington tra il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e quello Usa Donald Trump per discutere della questione dazi». Mentre il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nella lettera di invito al vertice Ue ai 28 ha sottolineato: «Nonostante i nostri sforzi instancabili per mantenere l’unità dell’Occidente, le relazioni transatlantiche sono sotto immensa pressione a causa delle politiche del presidente Trump e, sfortunatamente, le divisioni vanno al di là di quelle commerciali sui dazi. Per questo è mia convinzione che, pur sperando per il meglio, dobbiamo essere pronti a preparare la nostra Unione agli scenari peggiori».

Altro tema caldo, ovviamente, quello dei migranti. «Sempre più persone stanno iniziando a credere che solo un’autorità con il pugno duro, anti-Europea e anti-liberale possa fermare l’immigrazione illegale. Se la gente crede questo allora può credere a tutto quello che gli viene detto. La posta in gioco è molto alta ed il tempo è poco», ha scritto proprio Tusk su Twitter alla vigilai del Consiglio Europeo. Ad intervenire oggi anche il premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha auspicato il varo fra Paesi Ue di ‘cooperazioni rafforzate’ sull’immigrazione, rilevando che nell’Ue non c’è consenso sulla questione. Sanchez ha poi proposto che i migranti che sbarcano in un Paese europeo siano considerati come ormai dentro l’Ue e ha proposto l’individuazione di porti sicuri europei e che alcuni Paesi guidino per l’Ue negoziati con i Paesi di origine, facendo l’esempio dell’Italia con la Libia, della Spagna con il Marocco e della Germania con il Ghana.

La Cina intraprenderà qualsiasi azione per bloccare il ‘complotto separatista’ di Taiwan: Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan che fa capo al governo, ha risposto così sulla missione del cacciatorpediniere Jinan e dell’incrociatore Huanggang che partirà il 17 giugno nello stretto che separa l’isola ‘ribelle’ e la Cina continentale. La Cina ha «ferma volontà, piena fiducia e capacità sufficiente per battere ogni forma di complotto separatista sull’indipendenza di Taiwan».

Intanto Pechino ha respinto la proposta Usa di bloccare l’import di petrolio dall’Iran, parte portante delle nuove sanzioni contro Teheran a seguito del ritiro americano dall’accordo sul nucleare del 2015. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang, la Cina continuerà a cooperare sull’energia con i Paesi del Medio Oriente.

In Libia, l’abitazione di Fathi Abdulhamid Al-Mejbari, uno dei cinque vice del premier libico Fayez Al Sarraj, è stata attaccata da uomini armati a Tripoli la scorsa notte e una delle sue guardie del corpo è stata ferita.

In Siria invece è di almeno 10 morti e 20 feriti il bilancio dell’esplosione oggi di due autobomba ad Afrin, la regione nel nord-ovest strappata dalla Turchia alle milizie curde dell’Ypg all’inizio di quest’anno. L’attacco è stato rivendicato sui social network da un gruppo di matrice curda che si fa chiamare ‘Falchi di Afrin’.

«I palestinesi sono seri nel voler raggiungere la pace con Israele in modo che i due paesi possano godere di sicurezza e stabilità nel confini del ’67». Lo ha detto il presidente Abu Mazen che oggi ha incontrato a Ramallah il principe William nella sua prima visita in Cisgiordania. «Vogliamo raggiungere la pace attraverso i negoziati e la nostra posizione non è cambiata da molto tempo», h continuato.

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