domenica, Dicembre 8

Russia: ultimo giorno del Forum Economico Orientale Giappone, Cina e Corea del Sud in prima linea per il programma di sviluppo delle regioni più orientali della Russia

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Si  avvia alla conclusione il Forum Economico Orientale, evento che dal 2015 offre una piattaforma nell’est della Russia a imprenditori, aziende, governanti ed esperti per trattare I temi dello sviluppo economico dell’estremo oriente russo. Il Forum si svolge dal 6 al 7 settembre a Vladivostok, metropoli russa e principale porto di Mosca sul Mar del Giappone.

Quest’anno Vladivostok ha ricevuto circa 4200 ospiti, tra imprenditori e politici, giunti in città per l’evento e provenienti da più di 50 nazioni. L’obiettivo, per il Cremlino, è quello di individuare e convincere investitori e partner disposti a rischiare per lo sviluppo dei territori più orientali della Russia. Il meeting non vedrà solo la partecipazione di delegati governativi e grandi aziende: anche un programma giovanile, che accoglierà circa 400 partecipanti, è previsto. “Il lontano oriente russo: lavorare con i giovani per accelerare lo sviluppo”, questo il nome, introdurrà le possibilità che la regione offre a chi ha meno di 35 anni – che si tratti di giovani imprenditori, o di studenti.

Dal punto di vista di Mosca si tratta di territori remoti, poco popolati, ma dall’enorme potenziale economico per almeno due motivi: il primo, sicuramente, è la presenza di importanti risorse naturali – gas e petrolio su tutte – di cui la regione è ricca, ma che restano difficili da sfruttare pienamente per via del basso sviluppo infrastrutturale che la Russia intende superare anche grazie al flusso di capitali stranieri. Lo ha dichiarato lo stesso Vladimir Putin che, sebbene abbia specificato l’importanza del digitale e delle nuove tecnologie (inclusa l’intelligenza artificiale) per lo sviluppo economico della Russia, ha puntualizzato che «sarebbe insensato non sfruttare i vantaggi insiti della nostra economia», alludendo alle risorse naturali del Paese.

In questi anni il Governo russo ha fatto molto per creare un nuovo ‘polo economico’ nazionale: 19 leggi federali, 72 decreti del Governo, 4 istituti per lo sviluppo, più delle tariffe per l’energia elettrica particolarmente vantaggiose e molto altro. 51 imprese giapponesi, coreane, cinesi, vietnamite, indiane e australiane starebbero già operando nella zona, e, ha annunciato il portavoce del Primo Ministro Trutnev, per la fine dell’anno queste saranno più di 80. «Il lontano oriente dovrebbe essere il nostro Klondike», ha commentato sul quotidiano ‘IzvestyaGeorgi Ostapkovich, economista russo, paragonando il potenziale delle aree orientali del Paese alla ‘febbre dell’oro’ che portò all’immigrazione e allo sviluppo dei territori dell’estremo nord americano. Putin ha spiegato che intende semplificare le tempistiche per ottenere la cittadinanza russa per chi intende stabilirsi nelle regioni orientali del Paese, specificando che «è importante che il personale per la produzione futura sia formato qui, nel lontano oriente. Nei prossimi tre anni, è necessario condurre una modernizzazione del sistema scolastico […] dovremo lavorare per anni, ma crediamo che riusciremo a realizzare i nostri piani e a rendere le regioni dell’oriente di successo».

Il secondo motivo è puramente geografico: con un’Unione Europea sempre più ostile e ostinatamente rivolta verso Washington, Mosca sfrutta il rapporto con quello che, specialmente negli ultimi anni, si è rivelato essere tra i suoi più importanti e fedeli partner economici: la Cina. Già durante la prima edizione del meeting Pechino si era mostrata entusiasta, partecipando con aziende dal capitale imponente (1.7 trilioni di dollari in totale) e decidendo di investire 3 miliardi di dollari nell’oriente russo.

L’interesse è cresciuto ulteriormente con i recenti piani della ‘One belt, one road, il piano di infrastrutture che Pechino intende finanziare e che – collegando di fatto tre continenti – pone la Russia in una posizione letteralmente centrale nel progetto.

Naturalmente la Cina non è stato l’unico Paese a essere particolarmente interessato alla regione: grandi ospiti del meeting sono anche Giappone e Corea del Sud. Tokio, in particolare, sembra mettere da parte la posizione ‘scomoda’ della Russia, vista tra i principali alleati non dichiarati di Pyongyang – che sa di poter contare sulla presenza di Russia e Cina, che bloccano la strada a un intervento militare americano, avendo dichiarato di non tollerare una guerra nella penisola sudcoreana.

Il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ha vantato i progressi fatti nelle relazioni tra Russia e Giappone nell’ultimo anno – iniziati proprio con la partecipazione di Tokio al meeting di Vladivostok del 2016: «In un solo anno sono stati fatti tra Giappone e Russia progressi che non avremmo potuto raggiungere negli ultimi settant’anni. Continuando su questa strada anno dopo anno è possibile vedere il brillante futuro che attende le relazioni tra Russia e Giappone», ha dichiarato Abe, che ha poi detto a Putin: «Vladimir, raggiungiamo questo obiettivo insieme. Supereremo le difficoltà».

Resta scottante, tuttavia, la questione nordcoreana. Mun Zhe Ying, Presidente della Corea del Sud presente al Forum, ha ribadito l’intenzione di un ulteriore inasprimento delle sanzioni verso il turbolento vicino. Proposta che ha incontrato l’opposizione di Putin, da tempo convinto sostenitore dell’opzione diplomatica verso Pyongyang, escludendo la linea dura perorata dagli Stati Uniti: «Dobbiamo gradualmente coinvolgere la Corea del Nord nella cooperazione regionale. La Russia ha proposte concrete – lo sanno tutti: collegamenti tra la transiberiana e le ferrovie nordcoreane, lo sviluppo di un oleodotto e dei porti della Corea, etc…», ha affermato il Presidente russo.

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