giovedì, Maggio 23

Russia – Ucraina, una storia infinita Kiev potrebbe diventare quello che Sarajevo è stato per lo scoppio della Prima Guerra mondiale o Danzica per la Seconda

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L’Ucraina è uno dei punti su cui si addensano le tensioni internazionali di un mondo formalmente senza guerre dal 1945, ma in realtà sempre più sottoposto a pericoli di conflitti potenzialmente devastanti.

Kiev potrebbe diventare quello che Sarajevo è stato per lo scoppio della Prima Guerra mondiale o Danzica per la Seconda, almeno come continuità storica europea, anche se poi attualmente vi sono anche altri punti critici nel mappamondo, in primis il Medio Oriente, una polveriera da sempre pronta ad esplodere, sullo sfondo poi di tensioni mai sopite tra Stati Uniti e Cina che vedono nella Corea del Nord un altro nodo critico, seppur parzialmente sciolto dai recenti sviluppi negoziali.

Ma torniamo all’Ucraina che va inserita in un quadro più vasto, che vede in Europa contrapposta la Federazione Russa alla Nato, con i missili Patriot in Polonia e Romania (sistema Aegis installato nella base aerea di Deveselu, nell’Oltenia).

Dal punto di vista storico l’Ucraina, insieme alla Bielorussia, è sempre stata considerata dalla Russia uno dei membri della triade che di fatto dominava l’Urss, essendo le repubbliche socialiste baltiche e quelle asiatiche solo un contorno poco influente.

E non per niente la fine ‘ufficiosa’ dell’Unione Sovietica fu decretata l’8 dicembre 1991 nella dacia di Viskuli dai Presidenti della Russia (Boris Eltsin), dell’Ucraina (Leonid Kravcjuk) e della Bielorussia (Stanislav Shushkevic).Poi Mikhail Gorbaciov l’ufficializzò il 31 dicembre del 1991 e il mondo assistette in diretta alla sostituzione sul Cremlino della bandiera rossa con falce e martello con quella bianca, rossa e blu di derivazione zarista.

Mosca, Kiev e Minsk hanno da sempre rappresentato il centro decisionale sovietico, con preminenza ovviamente, del Cremlino. In questa ottica di ‘affari interni’ la Crimea fu ‘donata’ nel 1954 da Nikita Chruščëv alla Russia, in un tempo, gli anni ’50 dello scorso secolo, in cui gli affari territoriali interni erano gestiti in famiglia, per così dire, e a tal proposito si veda anche la disputa sulla Transilvania tra Ungheria e Romania, con la mediazione Russa.

Il ‘regalo’ fu fatto per celebrare il trattato di trattato di Perejaslav del 1654 che sancì l’unione dell’Ucraina alla Russia. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Crimea ebbe lo status di Repubblica autonoma nel 1995 fino al 2014 quando, dopo un referendum, passò de facto alla Russia rimanendo per l’Onu de iure facente parte dell’Ucraina.

Il casus belli fu rappresentato dalle proteste contro il presidente ucraino filorusso Viktor Janukovyč costretto a fuggire da Kiev dai dimostranti e la successiva nomina di Oleksandr Turčyno, il predecessore dell’attuale Presidente Petro PorošenkoLa cacciata di Janukovyč indusse Vladimir Putin all’azione di forza nei confronti della Crimea.

Ma perché Viktor Janukovyč è dovuto fuggire? Premesso che le tensioni tra Russia e Ucraina datano dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, l’attuale fase critica ha inizio nel 2013, con l’Euromaidan (‘manifestazioni di piazza per l’Europa’) quando il Presidente ucraino accetta un prestito da parte di Putin di circa 15 miliardi di dollari dopo aver rifiutato di firmare un accordo di cooperazione con l’Ue. A novembre si scatenano moti di piazza a Kiev e poi da lì in tutto il Paese mentre l’Occidente, tramite Onu, Ue e Usa fanno forti pressioni su Janukovyč perché moderi la risposta poliziesca. Il Parlamento, a sua volta, vota la messa in stato di accusa del Presidente ucraino che deve fuggire in Russia dove qualche giorno dopo, a Rostov sul Don, ricompare dicendo di essere stato vittima di una insurrezione ‘fascista’. Da allora le tracce di Janukovyč si perdono. Tuttavia nel marzo del 2015 suo figlio Viktor Janukovyč jr viene trovato annegato in Russia, presso il lago Bajkal. Il suo successore, come detto, è Petro Porošenko, attualmente al centro di una nuova crisi per la Crimea.

Le tensioni russo – ucraine continuano soprattutto dopo la deposizione di Janukovič, considerato filorusso. Nello stesso anno, il 2014, Vladimir Putin invade la Crimea (anche se le milizie che occupano la capitale Sinferopoli non portavano identificativi nazionali) e indice, tramite un nuovo governo, un referendum vinto dai filorussi che determina il ritorno della penisola alla Russia.

Janukovič, delfino del presidente uscente Leonid Kučma, in realtà fu contestato già una prima volta nel 2004 quando aveva vinto le elezioni contro lo sfidante Viktor Juščenko. Ma anche allora i moti di piazza, poi noti come ‘rivoluzione arancione’, voluti dallo stesso Juščenko, fecero decidere la Corte Suprema per la ripetizione delle elezioni e questa volta vinse il leader arancione che nominò poi Primo Ministro Julija Tymošenko, la quale ebbe due mandati non consecutivi. In seguito la Tymošenko fu accusata e imprigionata per un affare riguardante il gas russo.

Successivamente il Parlamento con il nuovo ed attuale Presidente Porošenko, depenalizzò in il suo reato, rendendola di nuovo libera. La posizione della Tymošenko è stata sempre anti -russa. Le intercettazioni tra lei e il leader deputato del Partito delle Regioni, Nestor Shufrich, sono esemplificative.

Yulia, intercettata telefonicamente, si esibisce in un florilegio di insulti e contumelie contro i russi, definiti con il termine razzista e spregiativo di ‘kzap’. Mentre il suo interlocutore cerca di calmarla la Timoshenko dà la stura ad una vera e propria escalation di contumelie contro Putin che culmina nella deflagrazione (è il caso di dirlo) finale: «buttiamo una bomba atomica su quegli 8 milioni di russi che sono in Ucraina».L’ex Premier ha poi dichiarato che la conversazione e i toni sono veri, ma accusa i servizi segreti russi del’Fsb di aver “manipolato” il testo.

Nel frattempo, in altra zona, si registra anche la guerra del Donbass che ha portato alla nascita di due repubbliche auto-proclamatesi indipendenti: la Repubblica popolare di Doneck e la Repubblica popolare di Lugansk, nell’Ucraina del Sud.

L’ultimo atto di questa crisi, datato 25 novembre 2018, si è avuto con la cattura da parte dei russi di navi e militari ucraini nello stretto di Kerč’, tra il Mar d’Azov e il Mar Nero. Il casus belli è stato lo speronamento da parte di una nave russa di un rimorchiatore ucraino che trasportava navi dal porto di Odessa al porto di Mariupol, che si trova nel Mar d’Azov.

Il Presidente Porošenko (che a breve affronterà le elezioni) a seguito di questi eventi ha proclamato la legge marziale in tutto il PaeseEvoluzioni di questa vicenda si possono riscontrare nella conferenza stampa di fine anno di Vladimir Putin che ha dichiarato: «Assistiamo al deterioramento del sistema internazionale di freno alla corsa agli armamenti. Gli Usa escono dall’accordo sulla eliminazione dei missili a medio e corto raggio: se questi missili arriveranno in Europa, cosa faremo noi?». Ha poi parlato del fatto che c’è «una sottovalutazione del rischio di un conflitto nucleare».

Putin si riferisce all’intenzione degli Usa di uscire dal Usa di uscire dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), firmato nel 1987 da Gorbaciov e Reagan e che vieta a Usa ed ora Russia di avere missili balistici e missili da crociera di gittata che va da 500 a 5,5 mila chilometri. 

Poi il Presidente russo ha fatto riferimento a nuove «armi segrete» della Russia: «Dopo il ritiro degli Usa dal Trattato anti-balistico che, come ho già detto molte volte, è stato comunque un cardine nel campo della non proliferazione delle armi nucleari, la Russia ha progettato, armi “segrete’ non ancora disponibili ai suoi avversari».

E una di queste ‘armi segrete’ è stata testata qualche giorno fa. Si tratta di un missile ipersonico che viaggia alla velocità di 24.500 Km/h e che partito da una base a sud degli Urali ha colpito il suo bersaglio in Kamchatka a 6 mila km di distanza. Va da sé che il missile può portare armi nucleari.

È chiaro che il livello dall’allerta mondiale è molto alto perché è la prima volta che la Russia usa toni così duri con l’Occidente dalla fine della guerra fredda ed i media occidentali, in primis quelli britannici, non hanno mancato di rilevarlo.Probabilmente Putin si sente accerchiato dall’Occidente visto che la Nato è ben salda in Polonia e Romania, i suoi due avamposti ad ovest ed est, e la crisi della Crimea può essere il nuovo detonatore di una Terza Guerra Mondiale combattuta con armi nucleari. Il fatto che Putin abbia fatto aggiornare il sistema automatico di rappresaglia nucleare chiamato ‘Perimeter’ è poi un chiaro segno della tensione difensiva percepita dalla Russia e di cui Donald Trump e gli Usa dovrebbero tenere debito conto.

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