giovedì, Aprile 25

Russia si chiama fuori dalla partita dell’Italia con Bruxelles La visita di Conte a Mosca: le relazioni italo-russe nel quadro dello scontro con Bruxelles. Intervista a Eleonora Tafuro Ambrosetti (ISPI)

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dato inizio alla sua visita ufficiale a Mosca definendo la Federazione russa «un partner strategico dell’Italia» che «fin da subito ho dimostrato particolare attenzione per questo Paese». La missione del premier italiano in Russia assume una rilevanza di primo piano per la portata delle questioni economiche e politiche fra i due Paesi, nel contesto di un delicato confronto europeo sulla manovra finanziaria a seguito della bocciatura del documento di programmazione economico-finanziaria. Quali i principali temi e interessi in gioco nell’incontro del Presidente Conte con Putin nell’attuale scenario politico europeo? Quali gli elementi di continuità e discontinuità espressi dal governo Conte nelle relazioni fra Italia e Russia? Lo abbiamo chiesto a Eleonora Tafuro Ambrosetti, ricercatrice al centro di studi su Russia, Caucaso e Asia centrale all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

 

Lo scontro con Bruxelles e le relazioni strategiche con la Russia: in che contesto va inquadrata la visita di Conte a Mosca?

Conte stamani ha ribadito le linee guida generali del governo sul rapporto Italia-Russia, in particolare sui rapporti economici, accompagnate da riflessioni di carattere più politico e culturale sulle storiche relazioni con la Russia. Niente di nuovo, insomma, per chi segue le relazioni fra Italia e Russia: se non che ieri è arrivata la notizia della manovra economica bocciata dall’UE. Questo potrebbe spingere a un ulteriore avvicinamento dell’Italia nei confronti di Mosca, ma, d’altro canto, potrebbe anche complicare l’attività di pressione su cui il governo italiano è impegnato a Bruxelles per ridurre o eliminare le sanzioni contro la Russia. Da un lato Conte, coerentemente con la linea tenuta anche dai precedenti governi Gentiloni e Renzi, non può che ribadire il suo impegno contro le sanzioni dell’UE: d’altra parte, però, abbiamo adesso come Paese dei problemi molto più urgenti da affrontare a Bruxelles, che ci riguardano molto da vicino, e abbiamo quindi bisogno di guadagnarci fiducia e flessibilità con in nostri partner europei. Mi sembra quindi improbabile che Conte e il governo italiano decidano di alzare la voce sulle sanzioni contro la Russia: non è un tema che tocca il Paese come la manovra finanziaria, evidentemente. Anche Salvini quando è andato a Mosca, alla riunione di Confindustria, accanto alle solite dichiarazioni molto rotonde contro le sanzioni, ha chiarito che il governo può giocarsi il ‘jolly’ del veto in Consiglio solo una volta, facendo intendere che probabilmente non sarebbe su questo tema che sarebbero disposti a esporsi a tal punto, dal momento che si complicherebbero maggiormente le relazioni con l’UE in questa fase. La difficoltà del governo italiano sta quindi nel mantenere i suoi rapporti con un ‘partner di riguardo’, come lo stesso Conte ha dichiarato stamani, giocandosi allo stesso tempo una partita complicata a Bruxelles.

Come può strutturarsi una ‘partnership di riguardo’ con la Russia nel quadro dell’attuale partita europea sulla manovra finanziaria?

La politica europea è fatta di contraddizioni. Se si pensa alla Germania, ad esempio, la Merkel è stata ed è abbastanza diretta nelle sue posizioni critiche verso Putin: nonostante questo, ha sempre tenuto a mantenere aperto il dialogo, perché il commercio e i grandi accordi infrastrutturali devono andare avanti, come il Nord Stream2. Non è detto quindi che una retorica politica critica sia accompagnata da azioni altrettanto dure: spesso è proprio il contrario. I ponti con la Russia non sono stati tagliati. D’altronde sarebbe molto difficile tagliarli, considerando la dipendenza energetica europea e italiana dalla Russia. Si tratta quindi di un gioco di equilibri, di retorica, di adesione formale a i principi, rispetto al quale bisogna vedere concretamente come le dichiarazioni pubbliche si traducano in azioni concrete. Per il momento le sanzioni sono state rinnovate nel luglio scorso e credo che verranno rinnovate nel Consiglio di dicembre. Non penso che l’Italia sia nelle condizioni adesso di opporre un veto. Però tutto il resto andrà avanti: non si possono tagliare del tutto i ponti con la Russia, non può farlo l’Italia ma neanche l’UE nel suo complesso.

Quali le principali questioni sul tavolo e i risultati possibili dall’incontro con Putin?

Innanzitutto per l’Italia è importante proseguire sulla strada degli accordi commerciali con la Russia, intensificando le relazioni economiche fra i due Paesi. In tale quadro sarebbe un grande successo se Conte riuscisse a strappare al suo ‘partner di riguardo’ un trattamento altrettanto di riguardo rispetto alle contro-sanzioni russe. Sanzioni che non hanno danneggiato l’Italia tanto quanto spesso viene riferito da Salvini, ma che continuano a danneggiare comunque alcuni settori sensibili dell’economia italiana, come l’industria agroalimentare. Se la Russia fosse disposta a smorzare le contro-sanzioni nei confronti dell’Italia sarebbe di certo un grande successo politico per il governo Conte. Certo sarebbe eventualmente più difficile da spiegare ai partner europei e probabilmente un simile trattamento di riguardo verrebbe visto con sospetto da Bruxelles.

Inoltre, a mio avviso il governo italiano è un po’ in ansia per la conferenza sulla Libia di Palermo prevista per i prossimi 12 e 13 Novembre, perché ad oggi non sono confermate presenze di grandi leader internazionali e questo toglierebbe rilevanza politica alla conferenza stessa, un’iniziativa diplomatica di primario interesse per l’Italia. Conte potrebbe quindi cercare di strappare una partecipazione di alto livello da parte della Russia: se non Putin magari il ministro degli esteri Lavrov: questo sarebbe un altro risultato importante per il governo italiano. La Russia è un attore di crescente importanza in Libia. Sebbene favorevole al governo del generale Haftar, in una posizione quindi non coerente con quella italiana, Putin intende svolgere un ruolo di mediazione, ritagliando per la Russia un ruolo di potenza chiave nella soluzione della questione libica. L’Italia ha quindi un interesse immediato a cercare di portare la Russia dalla propria parte.

Quali gli elementi di continuità e discontinuità nei rapporti Italia e Russia espressi dal governo Conte?

Storicamente l’Italia si è sempre posta come potenza mediatrice con la Russia e ha sempre conservato buone relazioni diplomatiche ed economiche fin dai tempi dell’Unione sovietica, quando il nostro allineamento euro-atlantico non era messo in discussione. Basti pensare agli stabilimenti della Fiat in URSS operativi a partire dagli anni sessanta. A parte la rilevanza del PCI nella politica italiana, anche con i governi democristiani vi è sempre stata una buona relazione con la Russia sovietica prima e con la Federazione russa poi, a livello sia commerciale che politico. Questo è un elemento di continuità centrale della politica estera italiana con la Russia, che possiamo osservare tutt’ora. Poi con Berlusconi e con Salvini tali relazioni hanno ‘fatto più notizia’, per così dire, anche per le personalità in questione, per il tipo di dichiarazioni, per i rapporti che hanno instaurato con Putin, di tipo più personale nel caso di Berlusconi, o in termini di dichiarata ammirazione da parte di Salvini che non perde mai occasione per esprimere la propria stima verso il Presidente russo. Ovvio che in un contesto politico come quello attuale, in cui le relazioni fra ‘Occidente’ e Russia sono diventate fortemente negative, queste espressioni di stima da parte del governo italiano preoccupano di più e fanno più notizia. Ma in realtà l’Italia ha sempre coerentemente difeso la necessità del dialogo con la Russia: ci siamo sempre fregiati di questo ruolo di potenza mediatrice. A livello di politica estera, a mio parere, le relazioni con la Russia rimangono quindi molto importanti: ma non bisogna trascurare il fatto che l’Italia sia principalmente una potenza mediterranea e gli scenari su cui l’Italia ha più interessi sono in questo momento quelli dell’area mediterranea, penso soprattutto alla Libia.

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