lunedì, Gennaio 27

Russia: Regioni politica anti – sanzioni field_506ffbaa4a8d4

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Il 17 giugno 2016 il Consiglio Europeo ha prorogato, fino al 23 giugno 2017, le misure restrittive in risposta all’annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia. Le misure, recita la nota stampa del Consiglio, «si applicano alle persone dell’UE e alle imprese con sede nell’UE. Sono limitate al territorio della Crimea e di Sebastopoli».
Il 1º luglio scorso, poi, il Consiglio Europeo «ha prorogato le sanzioni economiche riguardanti settori specifici dell’economia russa fino al 31 gennaio 2017».
Introdotte, inizialmente per un anno, il 31 luglio 2014, «in risposta alle azioni della Russia volte a destabilizzare la situazione in Ucraina, tali misure sono state poi rafforzate nel settembre 2014. Riguardano il settore finanziario, dell’energia, della difesa e dei beni a duplice uso». Il 19 marzo 2015 il Consiglio Europeo aveva convenuto di far dipendere la durata delle sanzioni dalla piena attuazione degli accordi di Minsk, che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2015. «Dal momento che a tale data gli accordi non erano stati pienamente attuati, il Consiglio ha prorogato le sanzioni fino al 31 luglio 2016. Dopo averne valutato l’attuazione, il Consiglio ha deciso di rinnovare le sanzioni per un ulteriore periodo di sei mesi, fino al 31 gennaio 2017».
Lo scorso 29 giugno, il Cremlino ha prorogato, fino al 31 dicembre 2017, le contro-sanzioni russe alla UE: il Presidente, Vladimir Putin, ha firmato il decreto presidenziale che fissa l’embargo dei prodotti alimentari a carico dei Paesi membri dell’UE.

Quella che si sta combattendo è una guerra commerciale tra Occidente e Russia, parte integrante della così detta ‘nuova guerra fredda’. In Italia, è evidente da qualche mese, su questa guerra commerciale tra blocchi geo-strategici si è innescata una contrapposizione tutta interna tra Governo nazionale e governi locali che esprime la divergenza tra il centro (il Governo nazionale) e le periferie (i territori, le Regioni) su di un fatto di politica estera dietro il quale, in realtà, vi sono due modi diversi di leggere il mondo e gli equilibri futuri.

Palazzo Chigi, fin dal 2014, si è allineato a USA e UE, sostenendo la necessita di mantenere le sanzioni fin tanto che non vi sarà il ripristinato del rispetto del diritto internazionale: «L’Italia non può tirarsi fuori dal contesto internazionale che ha scelto le sanzioni come strada di contrasto alla politica espansionistica della Russia». Senza mancare di sottolineare l’impegno della Farnesina a tenere aperto il canale diplomatico, consapevole dell’importanza della Russia nel contesto europeo. Una posizione che sembrava essersi leggermente modificata quando, a metà giugno, il Premier Matteo Renzi, partecipando al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), in procinto di recarsi al Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno, durante il quale i vertici politici della UE avrebbero dovuto ratificare la proroga delle sanzioni, aveva affermato: «La posizione italiana è molto semplice: le sanzioni non si rinnovano in maniera automatica ma, o c’è un giudizio su quello che sta accadendo, o diventano ordinaria amministrazione».  Poi, il 27 giugno, Renzi, nelle comunicazioni al Parlamento su quanto il giorno dopo l’Italia avrebbe portato al tavolo del vertice di Bruxelles, neanche una parola sul tema sanzioni, che compariranno solo nella  risoluzione approvata dal Senato al termine della discussione sul programma tracciato dal Premier, che impegna il Governo «a continuare a discutere, nelle sedi europee, delle sanzioni alla Russia, sostenendo la posizione espressa al Forum economico di San Pietroburgo dal Presidente del Consiglio Renzi, secondo la qualele sanzioni non si rinnovano in modo automatico». Pochi giorni dopo, l’ufficializzazione che, almeno per altri sei mesi, le sanzioni resteranno in piedi, e l’Italia nulla ha da eccepire, anzi, ha votato a favore.
Così, Roma.

 

Il Territorio, o almeno alcune aree del Paese, quelle che esprimono il tessuto produttivo che traina l’export italiano, la contrarietà per la politica delle sanzioni l’hanno portata ai parlamenti locali, che l’hanno trasformata in azione politica. I parlamenti di Veneto, Lombardia e Liguria si sono espressi per il superamento delle sanzioni.

Apripista, il Veneto, lo scorso 18 maggio, quando il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione nella quale si chiede al Governo nazionale di attivarsi per il ritiro delle sanzioni. Il 29 giugno è stata la volta della Liguria, la risoluzione -volta «all’immediato ritiro delle inutili sanzioni alla Russia»- ha ottenuto un voto unanime di tutte le forze politiche in Consiglio.  Il 5 luglio è stata la volta della Lombardia, con una mozione che, come le altre due, chiede il ritiro delle sanzioni e il riconoscimento della volontà della Crimea di ritornare sotto l’ombrello in russo. In Toscana si sta lavorando ad una mozione che ricalca le prime tre.
Punto di riferimento di questo attivismo in politica estera dei territori in fatto di sanzioni, sono Lega Nord e M5S, che in Parlamento hanno più volte portato il tema.

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