martedì, Ottobre 20

Russia: Putin ha paura di Navalny Il blogger anticorruzione nuovamente escluso dalle elezioni presidenziali benchè privo di qualsiasi chance di vincerle. Perché, allora?

0
1 2


Difendere la Russia odierna da ostilità pregiudiziali o faziose, strumentali o acritiche, è naturalmente legittimo e persino doveroso, specie per chi cerca di capire e spiegare come stanno davvero le cose nel mondo. E’ però una difesa che va fuori strada quando si accompagna a lamenti o invettive contro una pretesa e diffusa russofobia, in realtà immaginaria anche in Europa. Dove neppure i governi più allineati con gli Stati Uniti ne sembrano infetti, se non altro perché capaci almeno di distinguere tra un Paese e un suo regime del momento.

Soprattutto, ma non solo, nella parte di Europa già dominata dall’Unione Sovietica sta semmai crescendo, a livello politico come tra la gente comune, una russofilia probabilmente alimentata dall’antiamericanismo e dall’euroscetticismo, a loro volta spesso ingenui, viscerali o di comodo. E alla quale, del resto, fa riscontro una miopia o vera e propria cecità sul versante opposto. Dove sono invece rintracciabili gli estremi di ciò che, impropriamente, viene chiamato russofobia e accomuna quanti, con l’intransigenza nei fatti e la durezza delle parole, rischiano, a danno per tutti, di dare corpo per reazione all’immagine di un nemico giurato da combattere senza quartiere.

Qualcuno però, su questo versante, comincia forse a porsi degli interrogativi a tale riguardo. A domandarsi, ad esempio, se al Cremlino non potrebbe per caso arrivare, malgrado tutto, qualcuno ancora più cattivo di Vladimir Putin. Il dubbio in proposito non è solo doveroso per principio ma è reso attuale dalle elezioni presidenziali che si svolgeranno in Russia nel prossimo marzo. E alle quali il ‘nuovo zar’ non ha ancora annunciato se si candiderà per un quarto mandato, sessennale come il terzo (a differenza dei primi due, quadriennali), oppure se preferirà ritirarsi in relativa gloria benchè ancora relativamente giovane (65 anni) e apparentemente in buona se non ottima salute.

Se lo faccia proprio perché esitante a correre il rischio di chiudere meno gloriosamente il suo stato di servizio, oppure perché ha problemi con l’ampia e anche multicolore cerchia dei suoi collaboratori e sostenitori (con in testa i dirigenti dei servizi di sicurezza e più in generale degli esponenti della ‘forza’), o infine per umana stanchezza o semplice civetteria, nessuno sa o vuole dire. Tutti o quasi danno comunque per certo che si ripresenterà e, ancor più, che in tal caso sarà rieletto con l’ormai abituale maggioranza più o meno schiacciante dei consensi popolari.

Questo, naturalmente, è il motivo principale per il quale la sua esitazione suscita più che altro incredulità e stupore oppure anche indifferenza, specie tra la massa degli elettori russi che al rito del voto non attribuiscono eccessiva importanza così come risultano scarsamente devoti alla democrazia rappresentativa, della quale quel rito costituisce il primo fondamento. Ben ricordando fra l’altro, almeno i più vecchi, che nell’URSS votare era obbligatorio benchè gli esiti regolarmente vicini al 100% dei votanti e dei sì alla lista unica non fornissero ovviamente alcuna indicazione utile e credibile.

Come il vecchio regime che innalzava la bandiera rossa, anche quello attuale dispone, sia pure in minore misura, di strumenti efficaci sia per sospingere, se non proprio costringere, i cittadini a recarsi alle urne, e per manipolare il processo elettorale in ogni sua fase, al limite truccandone i risultati finali. Lo fa o lo ha fatto anche la Russia di Putin, non però sistematicamente e su vasta scala né in modo massiccio e plateale, mostrando comunque una certa preoccupazione di esibire esiti complessivamente attendibili o abbastanza indicativi. Anche ad un regime semiautoritario, d’altronde, può interessare conoscere gli umori non ‘filtrati’ dei propri cittadini, e ad un simile interesse si può ricollegare ad esempio il voto apparentemente libero e pulito che, nelle recenti elezioni amministrative, ha permesso di rivelare la forte presenza di un’opposizione liberale proprio nel cuore di Mosca.

La capitale della Federazione, come pure l’altra metropoli russa, San Pietroburgo, non è tuttavia rappresentativa del grande Paese nel suo insieme, le cui aree periferiche hanno certo i loro problemi anche seri o gravi e le loro particolari esigenze ed istanze ma sono meno coinvolte in quel tanto di dialettica politica che permane o tende a riaccendersi nelle aree centrali. Qui essa dovrebbe affidarsi innanzitutto al contributo di partiti minori a fianco di quello dominante, Russia unita, capeggiata nominalmente dal premier federale, Dmitrij Medvedev, ma di fatto dallo stesso Putin.

Diciamo dovrebbe, perché in realtà si tratta di partiti, gli altri tre oggi presenti nella Duma, seconda (o prima per importanza) del parlamento federale, pudicamente detti ‘di sistema’, che in pratica spalleggiano tutti Russia unita. Compreso quello comunista, che se non altro per una residua nostalgia dell’URSS non mancherebbe di buone ragioni per contrastare l’azione governativa quanto meno sul terreno economico-sociale. Si riproduce così nella maggiore repubblica ex sovietica una situazione simile a quella che contraddistingueva nel secolo scorso il grosso delle ‘democrazie popolari’, ossia dei Paesi ‘satelliti’ dell’URSS, nei quali, a differenza del ‘grande fratello’, era ammesso un pluripartitismo per lo più puramente di facciata.

Finora, i capi di almeno due di questi partiti, il comunista Gennadij Zhjuganov e il sedicente liberal-democratico Vladimir Zhirinovskij, si sono regolarmente candidati per la massima carica federale ad ogni scadenza di mandato ottenendo anche consensi non trascurabili ma finendo sempre largamente battuti da Putin o Medvedev e svolgendo quindi una funzione esclusivamente decorativa, se così si può dire. Del resto, anche se avessero prevalso con l’eventuale permesso, per premio, dei detentori del potere, nulla sarebbe cambiato agli effetti politici e nessuno avrebbe potuto neppure parlare di una reale alternanza.

La stessa e ancor più dura sorte era toccata negli anni passati a Grigorij Javlinskij, ma qui si trattava di un autentico outsider, di un esponente cioè della vera opposizione liberale e democratica, più o meno filo-occidentale, e quindi ‘antisistema’. Accreditato da trascorsi politici importanti, a fianco in particolare del predecessore di Putin, Boris Eltsin, Javlinskij scontava però, oltre alla perdurante impopolarità del defunto presidente anche post mortem, anche e soprattutto il discredito di uno schieramento politico numericamente esiguo, privo di coesione e mordente e per di più, naturalmente, ostracizzato e a tratti duramente perseguitato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore