lunedì, Maggio 27

Russia: oligarchi sotto tiro in America La causa sarebbe la loro “vicinanza al regime russo”

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Minacce USA su veri o presunti amici di Putin corresponsabili però di una massiccia fuga di capitali vanamente combattuta con amnistie fiscali

Oligarchi, chi sono costoro? Nell’antica Grecia erano i detentori plurali del potere in contrapposizione a singoli monarchi o dittatori. Ma il termine è tornato di moda oggi, in Russia, per designare qualcosa di diverso, anche rispetto al breve periodo in cui, dopo la morte di Stalin, si parlò di “direzione collegiale” dell’Unione Sovietica. In terra russa, i decenni e i secoli passano ma si continua di regola a preferire l’”uomo solo al comando”, quale che sia il suo colore.

Adesso regna a Mosca, praticamente da 17 anni, Vladimir Putin, che secondo facili previsioni sarà confermato presidente della Federazione russa, nel prossimo marzo, per altri 6, grazie a consensi popolari eccezionalmente elevati. I quali contrastano, significativamente, con indici di apprezzamento assai più bassi per altri politici nazionali, che si tratti dei più stretti collaboratori del “nuovo zar”, di suoi alleati o di residui e più o meno combattivi oppositori.

Decisamente impopolari sono poi i membri di una speciale categoria di cittadini, quella appunto dei cosiddetti oligarchi, comparsa nella Russia post-sovietica all’indomani del collasso dell’URSS. Si trattava in origine degli imprenditori già tali, ma soprattutto improvvisati, che avevano saputo approfittare in vario modo del colossale quanto sbrigativo processo di privatizzazione dell’economia collettivizzata attuato sotto la presidenza di Boris Elz’in, liquidatore del regime comunista e predecessore di Putin.

Imprenditori per lo più improvvisati ma capaci di arricchirsi rapidamente e diventare veri e propri magnati alla testa di grandi aziende o gruppi spesso a carattere monopolistico operanti in più campi. Se con Elz’in, però, avevano carta bianca sotto ogni aspetto, con Putin, pur conservando ampia libertà di movimento sul terreno economico, hanno dovuto rinunciare a velleità politiche incompatibili con il volere del Cremlino. Con le buone o le cattive, insomma, sono stati messi in riga. I pochi restii a piegarsi hanno pagato cara la loro indocilità, mentre tra gli altri molti hanno guadagnato in potenza e prestigio solo allacciando e coltivando stretti rapporti personali con il capo supremo, unico vero detentore del potere politico.

La qualifica di oligarchi, dunque, è scarsamente appropriata, e lo è ancor meno quando viene estesa, come spesso accade, ad una diversa categoria di magnati: i massimi dirigenti di grandi aziende e altri enti statali, il cui peso complessivo nell’apparato economico nazionale è sensibilmente aumentato negli ultimi anni. La loro autorevolezza, certo, è fuori discussione, ma rimane pur sempre fondata sui loro singoli e più o meno stretti legami con la vetta del “potere verticale”.

Attenzione, però. L’esistenza stessa della categoria non è un dato pacifico. C’è chi la nega, o fa mostra di negarla, come ad esempio il partecipante russo di più alto rango al recente appuntamento internazionale di Davos: il giovane vice premier Arkadij Dvorkovic, considerato un esponente della corrente più riformista all’interno del governo federale. Presumibilmente ostile, perciò, all’ulteriore espansione del settore statale o parastatale, Dvorkovic può dunque avere avuto le sue buone ragioni per dichiarare in un’intervista che in Russia gli oligarchi non esistono più essendo stati rimpiazzati da uomini d’affari “responsabili”.

Che è come dire, per un verso, politicamente allineati, ma per un altro meritevoli di essere difesi sia all’antipatia popolare che li circonda tutti sia dalle critiche che una larga parte di loro riceve anche a livello politico per non essere abbastanza disciplinata e quindi neanche tanto responsabile. Se poi il vice premier (ce n’è più d’uno, va ricordato) può avere comunque ragione dal punto di vista semantico, resta però il fatto che un’esistenza sia pure controversa o addirittura immaginaria degli oligarchi fa comodo a più parti in causa e diventa perciò, in certo qual modo, reale e concreta.

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