domenica, Settembre 20

Russia: nostalgia di Stalin

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Putin non può condividerla se non altro per motivi di opportunità interna ed internazionale, compresa la sua ostentata alleanza con la Chiesa ortodossa la quale, a sua volta, non può spingere il proprio patriottismo fino a benedire la rivalutazione di un ex seminarista che mise al bando la religione e perseguitò il clero e il culto mostrandosi più tollerante nei loro confronti solo per favorire la reazione patriottica del Paese all’aggressione nazista del 1941.

Non a caso, del resto, un alto esponente della gerarchia ecclesiastica, il metropolita Hilarion, esortò nello scorso autunno gli ammiratori di Stalin a visitare le tombe delle sue tante vittime per lo più innocenti. Il numero degli ammiratori è infatti in vistosa crescita come pure il loro attivismo, conferendo qualche fondatezza al pronostico di Zhjuganov per l’anno corrente. Già il 2015 è stato caratterizzato dalla moltiplicazione delle statue e busti, musei e centri culturali intitolati al rimpianto rivoluzionario e condottiero.

Ciò sta avvenendo senza percettibili ostacoli da parte delle autorità locali e anzi con qualche segno di connivenza da parte di organi e istituti centrali. In un villaggio vicino all’antica città di Tver, ad esempio, sono stati recentemente inaugurati un busto e un museo dedicati a Stalin a cura della Società russa di storia militare, che opera sotto il controllo del Ministero federale della cultura.

Incontrano tuttavia maggiori resistenze le iniziative o proposte più audaci come quelle, presentate anche in parlamento, di restituire alla città di Volgograd il mitico nome di Stalingrado o di intitolare una via o una piazza di Mosca al vincitore della ‘grande guerra patriottica’.

Le resistenze continuano ad avere come principale protagonista l’associazione Memorial, fondata dal defunto grande scrittore ed ex dissidente nell’URSS Aleksandr Solzhenizyn. Sgradita alle autorità in quanto organizzazione non governativa sospettata come tante altre, anche già messe al bando, di operare al servizio o con l’appoggio di stranieri, essa ha visto revocato dalla Corte suprema (in un raro sussulto di indipendenza della magistratura), un decreto che l’aveva obbligata a chiudere una parte della sua rete di collaboratori.

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