lunedì, Settembre 21

Russia: nostalgia di Stalin

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L’accenno di Zhjuganov ai ‘popoli slavi’, alquanto scorretto nel contesto dell’affermazione citata, lascia trasparire il confermato distacco degli odierni comunisti russi dall’originaria ideologia internazionalista propria del marxismo-leninismo e dalla quale già Stalin aveva deviato per edificare il ‘socialismo in un solo Paese’. Di fatto, se non ufficialmente, l’archiviarono poi i suoi successori, imboccando un tradizionale indirizzo nazionalista aperto al massimo, e certo non disinteressatamente, ai paesi etnicamente affini.

Stalin, in compenso, rimane il campione indiscutibile dell’economia collettivizzata e pianificata. L’esatto contrario o quasi, quindi, del sistema oggi vigente in Russia e improntato ad un capitalismo addirittura esasperato dalla schiacciante preponderanza degli ‘oligarchi’, il cui strapotere economico è solo temperato, finora, dalla convivenza con un forte settore pubblico e dalla presenza di un potere politico tendenzialmente autoritario. Qui l’opposizione comunista è obbligata e certamente caratterizzante, anche se Zhjuganov e compagni devono mantenerla compatibile con la condivisione dell’attuale politica estera del Cremlino.

Proprio per la sua particolare struttura, d’altronde, il sistema economico russo si presenta esposto ad un’agevole, nuova collettivizzazione o statalizzazione, in campo industriale ed agricolo come in quello finanziario e dei servizi in generale, che ovviamente risponderebbe alle preferenze degli eredi del PCUS e non mancherebbe di trovare fautori, in determinate circostanze, anche al di fuori del loro partito.

Quanto alla politica interna, il PCFR non trova certo ripugnante il tendenziale autoritarismo benchè, date le sue posizioni parzialmente critiche nei confronti del governo e la sua condizione minoritaria, si schieri a quanto meno parziale difesa delle regole e dei diritti democratici. Anche per questo motivo la sua devozione alla figura di Stalin non arriva fino ad approvarne le spietate e cruente repressioni, il terrore usato come strumento di governo anche contro i suoi stessi seguaci.

La linea dei comunisti russi al riguardo consiste nel cercare scusanti o attenuanti per il ricorso a simili pratiche e nel sostenere comunque che i meriti dell’uomo furono tali da soverchiare le sue colpe e i suoi errori. E’ una linea che si avvicina a quella di Putin e che ricalca all’incirca quella dei successori di Nikita Chrusciov, più o meno inclini a ridimensionare la destalinizzazione dell’URSS avviata nel 1956 con la denuncia dei crimini del suo predecessore deceduto tre anni prima.

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