venerdì, Settembre 18

Russia: nostalgia di Stalin

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Come di consueto molte sono le attese per il nuovo anno appena cominciato e altrettanto numerosi quanto svariati i pronostici su ciò che apporterà. Per qualcuno il 2016 sarà l’anno di Stalin, ben noto nome di battaglia di Josip Vissarionovic Zhugashvili. La profezia non scaturisce da pronunciamenti o indicazioni di massa, ma non esce neppure dalla bocca di qualche isolato e fantasioso veggente.

Più semplicemente, quasi banalmente, proviene invece da colui che potrebbe anche considerarsi una sorta di lontano erede o discendente politico del baffuto georgiano (comunemente chiamato Baffone, a suo tempo, a Roma e dintorni) che governò a suo modo la Russia bolscevica e l’Unione Sovietica per un trentennio dopo avere dato una mano ad abbattere il regime zarista nel febbraio 1917, quando Lenin era ancora in esilio, guadagnandosi la palma di ‘padre dei popoli’ accoppiata alla taccia di macellaio dei medesimi.

Il nostro profeta è Gennadij Zhjuganov, anziano leader da un quarto di secolo del Partito comunista della Federazione russa sopravvissuto al crollo dell’URSS e al cambio di regime a Mosca che l’aveva preceduto. Non si tratta di un potente della terra come l’attuale inquilino del Cremlino, il ‘nuovo zar’ Vladimir Putin, ma neppure di un personaggio di poco conto né di una macchietta come sono spesso i nostalgici un po’ fuori dal mondo.

Il vaticinio Zhjuganov lo ha pronunciato il 21 dicembre scorso, durante la rituale commemorazione sulla Piazza rossa dell’anniversario della nascita di Stalin (1879) da parte dei suoi ammiratori ex officio. Il successore di Lenin è stato esaltato dal timoniere del PCFR in quanto esempio e modello per tutti i governanti che vogliano dare al proprio Paese ‘felicità, gentilezza e vera sovranità’ nonchè per avere ‘ristabilito e mantenuto le migliori pratiche della Russia imperiale e creato un potente blocco di Stati slavi capaci di tenere a bada la NATO.

Sono parole che riflettono chiaramente la larga adesione dei comunisti russi agli indirizzi e all’operato di Putin benchè il loro partito si collochi tra le cosiddette ‘opposizioni di sistema’ presenti in parlamento e distinte nel gergo politico russo da quelle antagonistiche nei confronti del sistema oltre che extraparlamentari, anche perché impedite con vari mezzi e mezzucci (come se non bastasse la loro oggettiva debolezza e divisione) di mettere piede nel parlamento federale.

Un legame di sostanziale continuità tra Russia zarista, URSS e Russia post-sovietica sta a cuore a Putin e al centro dei suoi obiettivi, compreso quello di ricomporre in qualche modo il grosso, quanto meno, dello spazio ex sovietico respingendo le intrusioni e l’attrazione di un Occidente che pure non incarna più il mortale ‘nemico di classe’ capitalista.

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