sabato, Dicembre 5

Russia: ecco come conquisto l’America Latina Il gioco geopolitico della Russia di Putin in sud America tra Stati Uniti e Cina

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La presenza della Russia nel Sud America è sempre più evidente. E quest’anno la porta d’ingresso sembra essere più aperta che mai. Basti pensare a Cuba, Messico, Venezuela, Brasile e Colombia, paesi nella stessa situazione di instabilità politica, tra elezioni e scompigli vari. E lì dove tira un’aria di cambiamento piuttosto forte, è facile vederci uno spiraglio di entrata. Questo sembra essere il gioco russo ora che il clima che si respira qui nei confronti degli Stati Uniti si è fatto un tantino più teso, soprattutto, se si parla di commercio e di immigrazione. Fattori questi che, insieme all’ascesa del tanto citato populismo e alla voglia di approfondire sfide economico-sociali interne, in grado di creare il campo perfetto per far attecchire gli interessi del Cremlino.

E quando si tratta di comprendere quando tira il giusto vento, la Russia non è seconda a nessuno. Tanto meno in America Latina. Prendiamo le parole di John Kelly, dinanzi al Senato nel 2015, in qualità di capo del comando meridionale degli Stati Uniti, il braccio dell’esercito statunitense responsabile delle operazioni in America centrale e meridionale: «Periodicamente dal 2008, la Russia ha perseguito una maggiore presenza in America Latina attraverso la propaganda, le vendite di armi e attrezzature militari, gli accordi di contraffazione e il commercio. Sotto la presidenza [Vladimir] Putin, tuttavia, abbiamo visto un chiaro ritorno alle tattiche della Guerra Fredda. Come parte della sua strategia globale, la Russia sta usando la proiezione del suo potere nel tentativo di erodere la leadership degli Stati Uniti e sfidare l’influenza degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale».

Una vera e propria tattica a discapito degli USA. Lo si legge nel report del Canergie Endowment for International Peace. Putin avrebbe tutta l’intenzione di accumulare punti fino al G20 di Novembre a Buenos Aires e cogliere lì l’occasione per mettere in luce la sua posizione. È facile immaginare che Putin parlerà dei suoi rapporti con i leader latini anche per allontanare l’immagine di una Russia esclusa dopo l’annessione della Crimea. Già la location la dice lunga, visto che sarà la prima volta per il Vertice in Sud America. «Per Mosca, questo evento sarà un modo per respingere la protesta e l’isolamento diplomatico dai governi occidentali dopo l’avvelenamento del marzo 2018 dell’ex spia russa Sergei Skripal nel Regno Unito e l’attacco di armi chimiche in Siria nell’aprile 2018», scrive Julia Garganus nel report. 

E visto che si parla di Guerra Fredda, riflettiamoci un attimo. Negli anni che vi seguirono, la Russia fu lasciata un po’ al di fuori dai riflettori tanto che Stati Uniti ed Europa non resero conto in fretta del suo tentativo di espandere la sua influenza politica, economica e militare. E di ostacoli la Russia non ne ha visti pochi: il tramonto dell’Unione Sovietica e i cambiamenti che ne sono conseguiti non sono stati di grande aiuto. Mosca voleva avvicinarsi all’Occidente che, però, l’ha ignorata. «L’Occidente ha visto questi sforzi come principalmente limitati al vicinato immediato della Russia e in gran parte inefficaci altrove», si legge nel report.

Ma poi è arrivato Vladimir. È dalla sua presidenza del 2012 che la Russia ha messo i puntini sulle i, spostandosi da quella penombra e sfoderando la strategia di espansione globale che è destinata a continuare. Putin ha messo a fuoco l’obiettivo ed ha puntato dritto; i russi lo hanno premiato, confermandolo leader del Cremlino in questo 2018, cosa che ci ha immaginare che quella strategia può solamente andare avanti. Gli obiettivi che i russi vogliono raggiungere sono ambiziosi e chiari: in primis, ci sarebbe la volontà di superare la leadership degli Stati Uniti ed il loro ruolo di (apparente) collante occidentale. Seguono, di connessione, la volontà di dimostrare al mondo che la Russia è una potenza globale e la promozione di interessi commerciali, militari ed energetici.

Ma cosa ha cambiato la Russia per arrivare dov’è ora?

«Mosca ha fatto affidamento su una vasta gamma di strumenti diplomatici, militari, di intelligence, cyber, commerciali, energetici e finanziari per influenzare i sistemi politici, le attitudini pubbliche e i decisori d’élite in Europa, Medio Oriente, Africa, Asia, e America Latina», si legge nel report.

La Russia prosegue a tutto spiano ma l’Occidente rischia di cadere nello stesso errore del passato: ignorare lo spazio che Mosca si sta guadagnando pian piano (nemmeno troppo). In America Latina, ad esempio. Ma quando si parla di Sud America, si parla, comunque, di interferenza statunitense. Ci risiamo.

Ma chi sta interferendo nel campo di chi? La Russia espanderà la propria influenza latina anche in aree al di là di Cuba, Nicaragua e Venezuela, già navigati? Potrebbe arrivare a Messico, Colombia, Brasile e Argentina, luoghi di presenza USA e inasprire le relazioni con i nordamericani? Sarà in grado di degradare l’immagine e la reputazione degli Stati Uniti nella regione? Certo è che bisognerà pur aspettarsi una reazione.

La Russia è già presente in queste terre assolate grazie alla vendita di armi, iniziative politiche e fini commerciali. Ma mentre queste attività sono legate per la maggior parte ad incentivi finanziari, «la motivazione di Putin per rafforzare il profilo della Russia è saldamente radicata nella geopolitica». Eh già, perché se Mosca vuole ‘scansare’ gli Stati Uniti, deve provare a stringere relazioni con paesi che condividono il suo fine: creare istituzioni e relazioni che non siano dominate dagli USA o dall’Europa. E lo sta già facendo. Occasione perfetta è stata il rapporto con gli altri BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che le ha permesso di affermare la propria posizione e trascinarsi dietro chi condivide lo stesso approccio di risentimento della leadership globale statunitense. Pensiamo al leader del Nicaragua Daniel Ortega, al Presidente del Venezuela Nicolás Maduro e al boliviano Evo Morales.

Occasione succulenta anche quella conseguente al cambiamento di linea degli USA e alle tensioni nelle relazioni con alcuni paesi. «L’amministrazione di Donald Trump ha criticato aspramente la posizione del Messico sul NAFTA e ha chiesto un giro di vite sull’immigrazione dall’America Latina. Ha minacciato il Governo di Maduro con la forza militare nel 2017 e ha imposto sanzioni finanziarie sempre più severe per incoraggiare un accordo politico tra il regime venezuelano e i suoi oppositori». Insomma, Mosca sembra pronta a sfruttare queste tensioni nel 2018 e a manipolare il tutto a proprio vantaggio. 

Come lo farà?

Proseguendo sulla stessa strada e dando l’impressione di essere una vera e propria potenza in tutti gli angoli del pianeta. Per farlo, le converrà continuare a consolidare quelle relazioni -America Latina in prima linea- che le stanno permettendo di promuovere i suoi obiettivi e che si sono dimostrate essere strategie vincenti. Chi dimostra di non volersi allineare con gli Stati Uniti sarà l’interlocutore primario. Diamo un occhio a qualche dato che riporta anche il report: 

  • la denuncia da parte del Gruppo di Rio del bombardamento NATO in Jugoslavia risalente al 1999. 
  • il voto contrario di Cile e il Messico nel 2003 sulla bozza di risoluzione ONU per l’azione militare in Iraq. 
  • il voto sempre contrario di Bolivia, Cuba, Nicaragua e Venezuela alla famosa risoluzione del 2014, di condanna dell’azione russa in Crimea.
  • la partecipazione alquanto limitata dei capi di Stato nel Vertice delle Americhe a Lima, nello scorso Aprile, solitamente un’occasione per gli USA di sfoggiare una leadership arrugginita.

Facile immaginare che proseguirà anche con gli investimenti nell’area latina. Le imprese hanno puntato a cifre significative nel settore del petrolio e del gas specie in Bolivia, Messico e Venezuela. «La Russia sta guadagnando economicamente espandendo i suoi rapporti commerciali e di investimento nella regione, in particolare di fronte alle sanzioni statunitensi e europee», si legge nel report. Notevole l’aumento del commercio con i Caraibi e tutto il Sud America che dal 2006 al 2016 è aumentato del 44%, arrivando a 12 miliardi. Brasile e Messico rappresentano da soli circa il 50% di tutti gli scambi della Russia con la regione. 

Poi, c’è il fattore del potere militare. Spieghiamo in che senso. Mosca coltivando relazioni intime intorno alla vendita di armi, al commercio e agli accordi energetici, crede di assicurarsi probabilmente «un accesso fisico alle attività militari e di sicurezza della Russia». Accedendo a porti e zone militari la Russia si riserva uno spazio nella regione, proiettando l’orma del suo potere e inviando segnali di allerta agli Stati Uniti. Pensiamo alla guerra georgiana nell’estate del 2008 e a quando la Russia ha inviato navi ai Caraibi e in Venezuela e volato su bombardieri a lungo raggio. Grazie alle tensioni con gli Stati Uniti, ha anche aperto strutture in Nicaragua di ausilio alla lotta al narcotraffico, apparentemente. Stessa cosa potrebbe accadere a Cuba dove si parla di riaprire la base chiusa nel 2001.

Ma Mosca sta affermandosi in America Latina anche in altro modo. Grazie al fattore culturale. Vengono organizzate riunioni di leader di alto grado, un’opportunità per dimostrare l’impegno di Mosca e per ottenere accordi verso un’ulteriore cooperazione. Così come la promozione delle tradizioni culturali e storiche della Russia, Secondo Rossotrudnichestvo, l’agenzia governativa incaricata della diplomazia pubblica russa, gli eventi culturali e storici attraggono un numero crescente di popolazioni locali. La stessa agenzia ha creato anche un programma per i giovani leader latinoamericani che porta i partecipanti in Russia per una settimana e offre lezioni in spagnolo sulla politica interna russa, l’economia del paese e il suo approccio alla diplomazia. Perché la cultura è sempre l’arma più potente di tutte.

Ok, tutto chiaro ma resta qualcosa fuori. La Cina.

E con la Cina come si fa? 

Il ruolo crescente in America Latina è innegabile e la Russia dovrà pur farci i conti. Ricordiamoci che il commercio tra il gigante asiatico e i latinos sta salendo vertiginosamente: dal 2006 al 2016 è aumentato di oltre il 200 percento, che considerato l’aumento del 38 percento relativo agli Stati Uniti è un’enormità ancor più evidente. Qui la Russia ha molto da lavorare. Il ruolo della Russia come partner commerciale è visibilmente inferiore.

La Cina, in queste terre ha sempre importato ma da anni, ormai, ha investito anche in infrastrutture. Come altrove, d’altronde. In Ecuador, ad esempio, si è fatta avanti per costruire una enorme centrale idroelettrica che fornisce il 35% dell’energia del Paese. Stessa cosa in Argentina, dove ha messo su ben due centrali nucleari, in Colombia con un’autostrada lunga 152 miglia ed in Brasile, dove oltre ad aver creato con un porto per container, detiene anche una quota del 23% nella terza più grande impresa energetica del Paese. «La Cina non ha solo sfruttato il suo potere economico per competere con gli Stati Uniti, ma ha anche promosso iniziative, come la promozione di scambi educativi e attività culturali». 

E con la Russia? I due colossi sono contemporaneamente alleati e concorrenti, alleati nel fine di consumare la leadership statunitense ma nemici in alcuni interessi come la vendita di armi e i diritti relativi ai giacimenti petroliferi. Mosca non ha certo le risorse per competere con la Cina dal punto di vista economico ma questo non le ha impedito di  sfoderare altre armi ed espandere comunque la sua presenza.

Insomma, sebbene non sia cosa facile oscurare la sfera di egemonia americana e cinese, la Russia non si sta abbattendo. La propaganda sta lavorando per alimentare quei risentimenti che potrebbero andare a suo favore e la politica va a colpire perpetrando nello stringere salde relazioni. L’obiettivo non cambia: presenziare sempre più e migliorare la propria immagine di potenza globale. Cuba, il Nicaragua e il Venezuela sono lì da base di appoggio per raggiungere lo scopo, ma basteranno?

Se state già pensando di no, tranquilli, Putin lo ha già capito da un pezzo.

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