sabato, Gennaio 25

Russia e Unione Europea, correlazioni incrociate ed imprescindibili dipendenze Sanzioni rinnovate per sei mesi; ma ecco i numeri che ci dicono perché entrambe non possono fare a meno l'una dell'altra

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L’Unione Europea ieri ha prorogato fino al 15 marzo 2016 le sanzioni contro la Russia per il suo intervento ai danni dell’integrità, della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina. «Una valutazione della situazione non ha giustificato un cambio nel regime delle sanzioni», ha detto il Consiglio dell’Ue in una nota. Le misure restrittive contro la Russia, che toccano 149 persone e 38 entità tra imprese, organizzazioni e partiti politici, consistono nel congelamento dei beni e nel divieto di ingresso sul territorio dell’Ue. La lista è stata aggiornata, con la rimozione di 4 persone decedute e l’aggiunta di una nuova entità nata dalla fusione di tre società che si erano fuse. L’Ue vuole mantenere «il livello esistente di sanzioni». Le misure restrittive erano state adottate nell’estate del 2014 in risposta al sostegno della Russia agli indipendentisti nelle regioni dell’Est dell’Ucraina.

Le misure dell’UE già in vigore in risposta alla crisi in Ucraina includono: sanzioni economiche riguardanti settori specifici dell’economia russa, attualmente in vigore fino al 31 gennaio 2018; misure restrittive in risposta all’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli, limitate al territorio della Crimea e a Sebastopoli, attualmente in vigore fino al 23 giugno 2018. Per allentare le sanzioni, l’Ue chiede al Governo russo di rispettare gli accordi di Minsk.

I rapporti economici tra Italia ed Unione Europea da una parte e Federazione Russa dall’altra sono indubbiamente rilevanti. Lo sono per l’Europa che ha deciso di fare della Russia il principali fornitore di energia, ma lo sono ancora di più per la Russia.

La Russia esporta una quota consistente delle proprie risorse proprio in Europa ed importa tecnologia principalmente dai Paesi europei. Secondo i dati elaborati dall’Observatory of Economic Complexity, al momento disponibili al 2015, il totale delle esportazioni russe è stato di quasi 320 miliardi di dollari: il 55 per cento costituito da petrolio e gas naturale e con principale destinazione i Paesi dell’Unione Europea per un valore complessivo di circa 160 miliardi di dollari. Se approfondiamo l’analisi ai settori merceologici principali, la quota delle esportazione verso l’Europa cresce e si attesta a più del 60 per cento per il petrolio greggio e sfiora addirittura l’80 per cento per il gas naturale. L’Europa è quindi il cliente principale della Russia e partner al momento insostituibile.

La struttura economica della Federazione Russa, nonostante gli sforzi, alcuni reali, altri solo sulla carta, è quella di un Paese in via di sviluppo: quasi del tutto focalizzata sulle esportazioni di risorse naturali, con un apparato industriale poco differenziato ed estremamente obsoleto. Un modello economico che portato al suo estremo vede la Russia estrarre e vendere petrolio e gas naturale ed importare quasi tutto il resto: mobili, abbigliamento, prodotti alimentari, ma soprattutto la quasi totalità di impianti, macchinari e semilavorati.

Sempre secondo i dati dell’Observatory of Economic Complexity, la Russia ha coperto le proprie necessità di consumo acquistando dai Paesi dell’Unione Europea quasi il 50 per cento del totale delle proprie importazioni, per un valore complessivo di circa 80 miliardi di dollari: partner privilegiati sono, storicamente, oltre alla Cina, la Germania, seguita da Stati Uniti e poi dietro Bielorussia, Italia, Francia, Ucraina, Polonia, Gran Bretagna, oltre a Giappone e Corea del Sud. I Paesi europei, in testa Germania ed Italia, forniscono, inoltre, alla Russia una quota rilevante e non facilmente sostituibile delle importazioni in tecnologia e questo non è poco per un Paese con un sistema economico poco efficiente ed un apparato industriale obsoleto che necessita importare per far progredire ed avanzare a ritmo più o meno serrato la propria economia. La Russia, al momento, non può fare a meno dell’Europa e non potrà farne a meno neanche nei prossimi anni, se vorrà avviare un serio e reale processo di ammodernamento al momento solo abbozzato.

Le relazioni economiche tra la Federazione Russa e l’Italia sono storicamente intense e rilevanti, sono tante le aziende italiane che fanno affari in Russia, pochissime in realtà con una stabile presenza nel Paese, la maggior parte gestendo il business dall’Italia, partecipando periodicamente a fiere di settore ed incontrando clienti e controparti saltuariamente, in occasione di visite e missioni imprenditoriali nella capitale o nelle regioni. Sono circa cinquecento le aziende italiane presenti in Russia, la maggior parte con un ufficio di rappresentanza o una sede commerciale; poco meno di un centinaio quelle con una sede produttiva nella Federazione. L’Italia è comunque storicamente uno dei primi partner commerciali di Mosca e si gioca spesso la quarta posizione con Francia e Bielorussia.

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