giovedì, Dicembre 12

Russia al riarmo, pensando al disarmo Intervista a Roberto Valle, professore associato in Storia dell’Europa orientale, Università Sapienza di Roma

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Nella giornata di ieri, 18 dicembre, Putin ha presentato i piani del governo della Federazione russa per lo sviluppo di missili nucleari a medio raggio di ultima generazione, in risposta alle ripetute minacce dell’amministrazione Trump di un’uscita unilaterale degli Stati Uniti dal trattato INF di disarmo nucleare. Le dichiarazioni del presidente russo arrivano dopo l’ultimatum di Washington dello scorso 4 dicembre, con cui il segretario di Stato Mike Pompeo ha dato alla Russia 60 giorni per smantellare gli armamenti a medio raggio posseduti da Mosca in violazione del trattato di disarmo. Il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces), sottoscritto da Stati Uniti e Russia nel 1987, aveva sancito l’eliminazione delle testate nucleari a corto e medio raggio, segnando la fine della crisi degli euromissili e della corsa agli armamenti fra le due potenze militari e costituendo da allora una colonna portante del sistema di sicurezza internazionale inaugurato all’indomani della Guerra Fredda.

Nel suo discorso all’incontro allargato del consiglio della difesa russo, Putin ha parlato dei ‘passi da gigante’ fatti dal governo nello sviluppo della produzione seriale dei missili balistici Avangard, del buon esito del test del missile Sarmat e dello sviluppo del missile Kinzhal: armi di ultima generazione capaci di veicolare testate nucleari. Secondo Putin un simile piano di armamenti è decisivi per assicurare la sicurezza russa per i prossimi decenni, bilanciare l’equilibrio di forze a livello geopolitico e quindi assicurare una maggiore stabilità internazionale. Allo stesso tempo sono state ribadite da parte russa le preoccupazioni per la possibile scelta degli Stati Uniti di mettere fine al trattato di disarmo, come un passo che avrebbe le più gravi conseguenze e che indebolirebbe in maniera significativa la sicurezza regionale e globale, portando al ‘deterioramento o addirittura al crollo dell’intera architettura del controllo delle armi e della non proliferazione di armi di distruzione di massa‘.

Quali le implicazioni di un simile piano di riarmamento da parte della Russia per la sicurezza globale e il futuro del trattato INF? Lo abbiamo chiesto a Roberto Valle, professore associato di storia dell’Europa orientale all’Università Sapienza di Roma.  

 

Quali i passaggi salienti del discorso di Putin al consiglio per la difesa in merito alla possibilità di riarmamento nucleare?

Il primo punto essenziale è che Putin ha fatto un esplicito riferimento al suo discorso dello scorso Marzo, quando – in occasione delle elezioni presidenziali – aveva annunciato il potenziamento del sistema missilistico russo con lo sviluppo del programma di missili Avangard e Sarmat, insieme al buon esito dato dai vari test condotti negli scorsi mesi. Secondo elemento importante: Putin ha delineato la situazione attuale del medio oriente e dell’Afghanistan, riferendosi anche al potenziamento delle strutture NATO relativamente alla crisi ucraina e all’eventualità di dispiegamento di missili in Ucraina e in Polonia, e ha individuato cinque priorità per il governo nelle politiche di difesa. Primo: rafforzare il potenziale di combattimento e migliorare la qualità della formazione operativa; comprimere i tempi decisionali attraverso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi telematici; e infine sviluppare la cooperazione militare con gli alleati della comunità degli stati indipendenti. Il messaggio principale consegnato alla nazione in occasione delle elezioni. Putin è stato eletto in una campagna elettorale caratterizzata da una mobilitazione totale del suo elettorato, in cui uno dei punti principali è stato quello della sicurezza geopolitica della Russia. Non a caso, allora come nel discorso di ieri, il tema del patriottismo russo rappresenta il vero collante che tiene insieme per Putin la necessità di tenere insieme diritto a rafforzare il proprio arsenale e la preservazione il trattato di disarmo.

In cosa consiste il piano di riarmamento prospettato da Putin?

Dal 2012 ad oggi, da quando si è ricostituita l’unione eurasiatica come progetto geopolitico alternativo alla NATO e all’Unione europea, Putin ha puntato in primo luogo ad un rafforzamento della capacità difensiva russa. Un riarmamento che ha rappresentato anche un segnale diretto all’Europa, la quale – secondo Putin – non può essere ostaggio della NATO. Il riarmamento russo in questo quadro, entro i limiti stabiliti dal patto INF, sarebbe strategico per fronteggiare un nuova corsa agli armamenti in Europa centro orientale da parte della NATO. Nel discorso di ieri quindi Putin, in un passaggio molto importante, ha sostenuto che il piano di ammodernamento e rafforzamento della ‘triade nucleare’, cioè le componenti navali, terrestri e aree che costituiscono l’arsenale nucleare di un Paese, abbia raggiunto un livello tale da garantire una ‘parità globale’ rispetto alle altre maggiori potenze nucleari: quindi in riferimento agli Stati Uniti. Le armi moderne adesso rappresenterebbero l’82% di tutto l’arsenale nucleare russo, che in questo modo sarebbero così in grado di competere con le tecnologie militari americane. Come illustrato nel discorso, il piano consiste quindi nello sviluppo tecnologico che coinvolgerebbe anche degli armamenti da terra e a medio-raggio – quelli oggetto del trattato INF – nel caso in cui Trump decidesse davvero di affossarlo.

Quali le implicazioni del piano presentato da Putin per la politica interna in Russia e per i rapporti con gli Stati Uniti?

Per quanto riguarda la situazione interna: con le sanzioni economiche e una certa incrinatura del consenso verso Putin a seguito delle misure previste per le pensioni, la Russia in questo momento è in fermento dal punto di vista sociale. Il richiamo alla sicurezza interna e al patriottismo tende quindi a sopperire a queste difficoltà interne, soprattutto sul piano economico. Per quel che invece riguarda la politica estera, effettivamente il confronto sul trattato INF era iniziato già con Bush junior nel quadro di un conflitto sul controllo dell’asia centrale, con la guerra in Afghanistan. Un confronto a toni alterni che è proseguito con l’amministrazione Obama, in particolare dopo le primavere arabe e la guerra in Siria. Con Trump fino a non troppi mesi fa non si registrava un inasprirsi dei toni rispetto al passato, anche perché in politica estera l’amministrazione Trump è abbastanza nebulosa e avventurosa. Alla luce delle recenti dichiarazioni, a mio avviso il principale punto di discordia per Trump è la posizione della Russia nei confronti dell’Iran. Su questo punto decisivo Trump ha alzato il livello dello scontro, attaccando il processo di ammodernamento tecnologico dell’arsenale militare russo attraverso il trattato INF. Altra questione sullo sfondo del deteriorarsi delle relazioni diplomatiche fra le due potenze e l’apertura di Putin alla cooperazione militare con la Cina, vista dall’amministrazione Trump come potenziale minaccia per gli Stati Uniti, insieme ai drammatici sviluppi della questione ucraina. In questo contesto il governo russo ha soffiato sul fuoco della narrativa di una ‘Russia accerchiata’ che deve quindi armarsi e attrezzarsi come una fortezza, per difendersi dall’Occidente.

Putin nello stesso discorso ha dichiarato che non vengono meno gli sforzi del governo russo per prevenire la fine del trattato INF. C’è una reale volontà da parte di Putin in tal senso?

La parte negoziale non spetta agli organismi della difesa, ma a Lavrov, che è un ottimo negoziatore. Si mantiene quindi questo doppio registro, diciamo: da una parte l’ammodernamento dell’arsenale nucleare e il richiamo alla mobilitazione popolare contro la minaccia americana; dall’altro il lavoro tramite i canali diplomatici, cercando di scongiurare il confronto. La rivista nazionale ‘Difesa nazionale’, ad esempio, parla di scenari catastrofici nel caso in cui il trattato INF dovesse effettivamente essere stracciato. Lo stesso Putin ha chiarito che venendo meno quel trattato, si avrebbe un indebolimento dell’intera architettura della sicurezza globale: la Russia tiene quindi a mantenere intatta questa architettura. Il punto è che, dal punto di vista russo, tale architettura si mantiene e si rafforza se si raggiunge però una ‘parità globale’ nella capacità degli arsenali nucleari russo e statunitense, pur nel rispetto del patto relativo ai missili di medio raggio. Per gli Stati Uniti lo sviluppo degli armamenti nucleari da parte della Russia rappresenta invece la minaccia principale, a partire da cui smantellare il trattato INF.

Lo sviluppo di questi nuovi programmi missilistici da parte russa non avrà come effetto di incrinare ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti, allontanando le prospettive di salvaguardare il trattato INF?

Diciamo che in fondo la Russia segue la classica scuola sovietica nella politica estera e nella diplomazia internazionale: mantenendo quindi un doppio livello, fra sviluppo del proprio arsenale a scopo difensivo e il parallelo lavoro diplomatico per scongiurare l’eventualità di doversene servire davvero. Putin viene da quella scuola sovietica, come ha apertamente rivendicato più volte. Sviluppare la propria potenza nucleare è contrattazione con gli Stati Uniti per mantenere la stabilità internazionale: questa la strategia. Il problema in tale approccio è che non fa i conti con l’imprevedibilità e l’occasionalismo dell’amministrazione Trump in politica estera, difficile da controllare. In tale quadro vanno quindi letti i recenti sforzi russi per rafforzare la cooperazione militare a livello eurasiatico e con la Cina: proprio come risposta alla difficile prevedibilità della politica estera di Trump.  

Il trattato INF può ancora essere salvato?

Deve assolutamente essere salvato in quanto asse fondamentale della sicurezza globale. A mio avviso nonostante questa escalation si arriverà comunque a una forma di compromesso, perché entrambi gli attori in campo sanno benissimo che il suo annullamento avrebbe conseguenze pesanti e imprevedibili per tutti. Prevarrà infine la Realpolitik.

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