venerdì, Agosto 7

Russia, 15 anni di Putin

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Quando il Presidente russo Vladimir Putin fu eletto per la prima volta 15 anni fa, il mondo politico occidentale non sapeva cosa aspettarsi dall’ex agente del KGB salito al potere così rapidamente dal nulla. Oggi le intenzioni di Putin sono ancora più oscure, e gli osservatori si chiedono fin dove si possa spingere nell’attuale scontro con l’Occidente sulla questione ucraina. Alcuni politici e media americani hanno descritto Putin come un megalomane, impaziente di ricostruire l’impero sovietico e intenzionato a non fermarsi davanti a nulla pur di sfidare l’Occidente. È stato espresso il timore che la prossima mossa di Putin possa essere il tentativo di destabilizzare le tre nazioni baltiche ex-sovietiche (Estonia, Lituania, Lettonia), membri oggi sia dell’Unione Europea sia della NATO. Mosca ha negato qualunque intenzione del genere, ma i funzionari russi hanno espresso disappunto per il dispiegamento di truppe statunitensi nei Paesi del baltico e in altre nazioni est-europee, avvertendo che la Russia avrebbe preso misure di ritorsione. Mentre il cessate il fuoco di febbraio nell’Est dell’Ucraina ha perlopiù retto, in molti temono che le ostilità possano riprendere in primavera e che i ribelli supportati dalla Russia possano lanciare una nuova offensiva. Il Presidente statunitense Barack Obama sta valutando se inviare o meno armamenti in Ucraina, una mossa fortemente osteggiata dalla Germania e da diverse altre nazioni europee.   La lunga via verso la crisi Le tensioni tra Russia e Occidente si sono accumulate per anni prima di raggiungere un picco nella crisi ucraina. All’inizio del suo primo mandato, Putin era sembrato ansioso di sviluppare un’alleanza forte con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. A quell’epoca le relazioni tra Mosca e Washington erano sotto tensione a causa della campagna aerea della NATO in Jugoslavia e delle critiche mosse dagli USA all’azione militare russa in Cecenia. Nonostante il clima teso, Putin fu il primo a chiamare il Presidente George W. Bush dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2011, offrendo la propria assistenza nella guerra contro il terrore. Con un gesto sorprendente, il leader russo concesse prontamente alle truppe statunitensi di usare l’Asia centrale ex-sovietica come corridoio di transito per la guerra in Afghanistan; un’offerta amichevole che fece alzare non poche sopracciglia a Washington, dove ci si attendeva che Mosca custodisse gelosamente il proprio territorio. Putin si spinse anche oltre, segnalando la volontà della Russia di entrare a far parte della NATO e chiudendo le basi militari russe rimaste a Cuba e in Vietnam dalla Guerra Fredda. Ma gli Stati Uniti, impegnati nella guerra in Afghanistan e altri fronti di crisi, dettero per scontate le aperture di Putin e ignorarono i suoi tentativi di un riavvicinamento più profondo. I rapporti Mosca-Washington sono successivamente peggiorati a causa della guerra condotta dagli USA in Iraq, a cui la Russia, insieme a Francia e Germania, si era opposta. Con la rapida crescita della ricchezza in Russia grazie ai prezzi montanti del petrolio, principale fonte di gettito del Paese, Putin è diventato sia più assertivo sia più frustrato da quella che ha interpretato come riluttanza da parte degli Stati Uniti a trattarlo come partner di pari livello. La deposizione degli impopolari leader della Georgia nel 2003 e dell’Ucraina nel 2004 sono stati interpretati da Putin come parte di un piano statunitense volto ad indebolire e marginalizzare la Russia, suscitando così una reazione forte. Il discorso di Putin ad una conferenza sulla sicurezza tenutasi a Monaco nel 2007 ha segnato un punto di svolta. Con un linguaggio straordinariamente brusco, il Presidente russo ha accusato Washington di voler dominare il mondo, giurando di volercisi opporre. Ha inoltre accusato gli Stati Uniti e gli alleati della NATO di aver infranto la promessa, fatta a Michail Gorbačëv, di non espandere l’Alleanza fino ai confini russi. L’anno seguente ha visto la NATO impegnarsi ad incorporare Georgia e Ucraina nel summit degli alleati da tenersi ad aprile 2008, nonostante gli avvertimenti forti provenienti da Mosca. Quattro mesi dopo, la Georgia ha lanciato un’iniziativa per tentare di riprendere il controllo su una regione separatista sostenuta dalla Russia, in risposta alla quale la Federazione russa ha inviato truppe nell’area, sconfiggendo l’esercito georgiano in soli cinque giorni di combattimento. Le relazioni tra USA e Russia sono andate in caduta libera, riprendendosi solo l’anno successivo, allorché Obama ha dichiarato di voler ripristinare i rapporti con la Russia. Le relazioni migliorarono, e Russia e Stati Uniti firmarono un nuovo trattato per la riduzione degli armamenti nucleari. Un nuovo strappo è però avvenuto nel 2011, quando Putin, passato alla carica di Premier nel 2008 per le restrizioni sulla durata del mandato presidenziale, dichiarò la sua volontà di ritornare a ricoprire la carica di Presidente. Pochi dubitavano che Putin stesse già prolungando il suo potere sulla Russia attraverso il nuovo capo di Stato, Dmitrij Medvedev, ma l’annuncio ha acceso proteste di massa da parte della classe media urbana russa. Rieletto nel 2012, Putin ha accusato il Dipartimento di Stato americano di aver fomentato le dimostrazioni di massa a Mosca, e i rapporti russo-americani peggiorarono ulteriormente. La lealtà di Mosca al Presidente siriano Bashar al-Assad nella guerra civile siriana ha intensificato lo strappo.   Linee rosse Con l’inasprirsi delle tensioni tra USA e Russia, la decisione da parte di quest’ultima di offrire asilo a Edward Snowden, il fuggitivo della NSA (National Security Agency) americana accusato di aver rivelato un programma di spionaggio di proporzioni vastissime, fece imbestialire Obama. Il Presidente americano annullò una visita diplomatica a Mosca, e il disappunto di Washington nei confronti della Russia contribuì a preparare il terreno per la crisi ucraina. Gli Stati Uniti hanno appoggiato con forza l’accordo di associazione dell’Ucraina all’Unione Europea, visto da Putin come un tentativo di erodere l’influenza russa sul Paese e attirarlo nell’orbita occidentale. Putin ha offerto all’allora Presidente ucraino Viktor Yanukovych un prestito multimiliardario, inducendolo a ritirarsi dal patto europeo. La mossa ha provocato contestazioni di massa nella piazza principale della capitale ucraina, che hanno portato alle dimissioni di Yanukovych a febbraio 2014 nonostante l’accordo mediato dalla UE per una cessione graduale del potere. Il Presidente russo ha visto nella deposizione di Yanukovych un colpo di Stato diretto dagli Stati Uniti, ed è stato rapido a rispondere. Pochi giorni dopo, le truppe russe hanno catturato la penisola della Crimea, preparando la scena alla sua annessione alla Russia, formalizzata a Mosca a marzo 2014. Successivamente, nell’Est del Paese si è accesa la ribellione separatista, mentre l’Occidente accusava la Russia di alimentarla fornendo truppe e armamenti. La Russia ha negato le accuse, ma Putin ha messo in chiaro all’Occidente che non avrebbe permesso la sconfitta dei ribelli.   Lite nucleare In un documentario celebrativo per il primo anniversario dell’annessione della Crimea, Putin ha dichiarato di essere stato pronto a mettere in allerta la potenza nucleare russa durante la presa della Crimea; un chiaro segnale di non volersi tirare indietro nella crisi ucraina. Il leader russo ha ribadito lo stesso messaggio lanciando esercitazioni militari di larga scala. L’ultima di tali esercitazioni ha visto il dispiegamento in Crimea di bombardieri strategici in grado di trasportare testate nucleari e di nuovi missili ad altra precisione a Kaliningad, la più occidentale delle enclave russe, confinante con Polonia e Lituania (Paesi membri della NATO). Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno inviato caccia in manovra sul Baltico e annunciato il dispiegamento di centinaia di veicoli corazzati nell’area come parte di un avamposto NATO. L’obiettivo di Putin nella crisi ucraina era di far arretrare gli Stati Uniti e ottenere il riconoscimento degli interessi russi nel Paese. Il Presidente russo desidera l’assicurazione che l’Ucraina non entri nella NATO e l’impegno da parte della UE a rispettare gli interessi economici russi in Ucraina. Ma Putin sembra aver sottovalutato sia la fermezza degli Stati Uniti sia la prontezza dell’Unione Europea a seguirne l’esempio. E nonostante le paralizzanti sanzioni economiche promulgate dall’Occidente e i prezzi del petrolio in caduta libera, il Presidente russo non intende arretrare. Forte del crescente consenso popolare, Putin rimarrà saldo sulle sue posizioni, continuando ad appoggiare i ribelli ucraini. Se gli Stati Uniti dovessero inviare armamenti in Ucraina, è probabile che Putin risponda con lo stesso tono inviando ulteriori truppe russe, innalzando così il pericolo di sfociare in un conflitto di scala più ampia.   Traduzione di Elena Gallina

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