venerdì, Ottobre 18

Russia: genetica tra leggi e quattrini La Russia punta sulla ricerca genetica, ma i finanziamenti sono pochi, ne parliamo con Emanuele Zavanella

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Tra la ricerca genetica e la Russia di Vladimir Putin sembrerebbe esserci un legame sempre più intenso. Secondo quanto riferisce il quotidiano statunitense ‘Bloomberg’, alla fine del luglio scorso alcuni dei migliori genetisti russi avrebbero convocato un incontro segreto con dei funzionari sanitari in una struttura nel sud di Mosca. Ospite d’eccezione Maria Vorontsova, endocrinologa pediatrica, ricercatrice presso il Centro di Ricerca Medica Nazionale di Endocrinologia e del Ministero della Salute russo, nonché figlia maggiore – secondo i tabloid scandalistici – dello stesso Presidente Putin, anche se il Cremlino non ha mai confermato pubblicamente il legame parentale.

Gossip a parte, motivo dell’incontro è stata la valutazione delle intenzioni del biologo molecolare Denis Rebrikov, il quale vorrebbe avere l’autorizzazione alle autorità russe competenti per testare la tecnica di modifica genetica CRISPR (che si pronuncia ‘crisper’, acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats e abbreviativo di CRISPR-Cas9) su cinque coppie di persone affette da sordità in modo che il loro bambino possa nascere sano, senza cioè problemi di udito. Rebrikov, che lavora presso il Kulakov National Medical Research Center for Obstetrics, Gynecology and Perinatology di Mosca, ha fatto notare come entrambi gli aspiranti genitori di ogni coppia abbiano una forma recessiva di sordità causata da mutazioni del gene GJB2, il che significa che tutti i loro figli erediterebbero la stessa identica condizione.

Il biologo russo 43enne ha in programma di usare la tecnica CRISPR per correggere questa mutazione negli embrioni fecondati in vitro delle coppie. Gli embrioni avranno la mutazione in entrambe le copie del gene GJB2 e con la correzione di una di queste si punterà a prevenire la sordità. 

Rebrikov non è nuovo a progetti di ingegneria genetica. A giugno, infatti, lo stesso scienziato aveva dichiarato alla rivista scientifica ‘Nature’ di voler sperimentare la CRISPR su embrioni nati da donne portatrici di HIV e che rischiano di trasmetterlo ai figli durante la gravidanza. In questo caso, Rebrikov agirebbe sul CCR5, gene che fa da recettore per la trasmissione della malattia nelle cellule da infettare, attuando così una mutazione – nota come CCR5-Δ32che renderebbe i portatori immuni al virus dellimmunodeficienza. Un esperimento simile a quello portato a termine dal ricercatore cinese della Southern University of Science and Technology of China di Shenzhen, He Jiankui, che sul finire dello scorso anno aveva informato il mondo di aver fatto nascere due gemelle – da una coppia in cui il padre era sieropositivo – a cui aveva precedentemente disattivo il gene CCR5 durante lo stato embrionale. Rebrikov, invece, vorrebbe impiantare embrioni geneticamente modificati in madri sieropositive che hanno una debole risposta alla terapia antiretrovirale.

Dopo aver reso note le sue attività, Jiankui è stato condannato pubblicamente dalla comunità scientifica internazionale e messo sotto inchiesta da Pechino per non aver fatto i conti con le conseguenze dei suoi esperimenti e per non aver calcolato i rischi legati al CRISPR. Secondo lo studio di ‘Nature Medicine’, infatti, i portatori della mutazione del CCR5 avrebbero il 21% in più della probabilità di morire prima dei 76 anni rispetto a coloro che hanno il gene sano. Inoltre, a differenza Rebrikov, che aspetta il parere degli organi scientifici russi, Jiankui ha condotto le sue pratiche illegalmente, senza le autorizzazioni delle autorità nazionali. 

La legislazione russa, sebbene in molti casi proibisca l’editing genetico, è poco chiara sui regolamenti in merito alla modifica genetica di un embrione. Proprio in questo vuoto normativo potrebbe inserirsi il lavoro di Rebrikov, desideroso di mettersi all’opera, il quale però sarebbe costretto ad aspettare uno, o addirittura due anni, affinché l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisca delle linee guida così da venire incontro alle falle legislative russe.

Prima di procedere, dunque, Rebrikov vuole prima ottenere l’approvazione di tre agenzie governative, tra cui il Ministero della Salute. Proprio Veronika Skvortsova, Ministro della Salute russo, interpellata da ‘Bloomberg’ per capire se la proposta di Rebrikov otterrà o meno il via libera, ha risposto che «un comitato etico si occuperà di questo problema complicato». Dmitry Peskov, portavoce di Putin, invece, si è rifiutato di dare spiegazioni, dicendo che l’editing genetico non è «un problema presidenziale». Ma come spiegare allora la presenza di Maria Vorontsova allincontro segreto di Mosca? La stessa Vorontsova, inoltre, pare sia del parere che l’editing del DNA umano debba essere proibito nel settore privato e limitato alle strutture gestite dallo Stato in modo da massimizzarne il controllo.

Ma il rapporto della Russia di Putin nei confronti della genetica va oltre i programmi di Rebrikov. Alla fine di aprile, le autorità russe hanno approvato un finanziamento di oltre un miliardo di dollari al fine di sviluppare nuove tecnologie genetiche fino al 2027. Obiettivi principali del programma: sviluppo accelerato delle tecnologie genetiche, comprese le tecnologie di editing genetico, e la creazione di riserve scientifiche e tecnologiche per la medicina, l’agricoltura e l’industria; sviluppo del potenziale umano della scienza russa e di competenze altamente professionali; riduzione della dipendenza critica della scienza russa da banche dati genetiche e biologiche straniere e da software stranieri specializzati e altre tecnologie. Ma c’è chi vede nel programma la possibilità di definire l’identità russa basata sulla genetica.

A questo problema sono legati i dubbi su un altro progetto riguardante il settore della ricerca genatica. Nel marzo scorso, Putin ha emesso un decreto presidenziale in cui sono stati delineati i principi della strategia nazionale di sicurezza chimica e biologica. Uno dei tanti scopi di tale politica è l’«attuazione della certificazione genetica della popolazione, tenendo conto del quadro giuridico per la protezione dei dati sul genoma umano personale e la formazione del profilo genetico della popolazione». Così, nel frattempo che venga mappata tutta la popolazione, verranno creati dei ‘passaporti genetici’ per i militari: passaporti che regoleranno il servizio dei soldati in base alle predisposizioni ereditarie.

Date tutte queste iniziative, la questione genetica in Russia pare essere in fermento. Per capire quali implicazioni potrà avere la ricerca genetica dalle parti di Mosca e quali sono le prospettive dell’editing genetico, abbiamo contattato Emanuele Zavanella, allievo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dove studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali.

 

Quanto è profondo il dibattito genetico in Russia al momento? Potrà Rebrikov portare a termine la sua attività?

Attualmente, una delle prime critiche espresse riguardo la modificazione genetica è stata proprio l’assenza di un vero dibattito pubblico in Russia. Il caso Rebrikov è scoppiato proprio da una sua dichiarazione a inizio luglio, e prima di quel momento non v’era motivo di pensare che la questione si sarebbe posta nel Paese, anche considerato il pessimo stato delle infrastrutture sanitarie che dovrebbe porre ben altre priorità alle spese governative. Proprio per questo vien difficile credere che a Rebrikov sarà dato un forte sussidio diretto statale, poiché, al di là del possibile prestigio alla Nazione che potrebbe scaturire in seguito a ulteriori sviluppi nella manipolazione genetica embrionale, il miglioramento della vita della popolazione sarebbe assolutamente trascurabile, anche visto il costo dell’operazione, che secondo Rebrikov si aggirerebbe attorno al milione di rubli (14.000 euro), cifra spropositata rispetto allo stipendio medio attuale netto di circa 42.000 rubli (meno di 600 euro) al mese. Di conseguenza, un’operazione che intervenisse sui geni causanti l’HIV (postulata la sua efficacia) sarebbe economicamente sostenibile solo per soggetti di famiglie più che benestanti, su cui l’HIV ha un’incidenza decisamente inferiore alla media (il numero di HIV-positivi è ormai sopra il milione in Russia, senza contare quelli che non lo dichiarano o che non sanno di essere malati). Quindi, anche se non escludo che vi possa essere in futuro almeno un nulla osta a procedere con le ricerche, difficilmente sarà pesantemente finanziato. Poi vi sono anche diversi oppositori al suo programma, come Sergei Kutzev, presidente della Commissione Etica presso il Ministero della Salute e del Centro di Ricerca di Medicina Genetica, che lamenta la totale incertezza di risultato a cui le prime operazioni condurranno (dubbi espressi in accordo con la comunità scientifica internazionale), oltre a problemi etici che sicuramente saranno cavalcati da buona parte della Chiesa Ortodossa, che ricopre tutt’oggi un ruolo politico di primo piano e si è mostrata scettica riguardo il progetto proposto. Anche per questo al momento il mondo politico sembra rimandare la questione, tra il Ministro della Salute, Veronika Skvortsova, che differisce la questione a una commissione ancora da formarsi e il portavoce del Presidente, Dmitrij Peskov, che declina qualsiasi responsabilità presidenziale di deliberare al riguardo. Le dichiarazioni di Putin sulla questione sono dettate per ora da un necessario equilibrismo atto a sondare il terreno e verificare che effettivamente vi siano le condizioni per poter proseguire col progetto.

La Russia non ha un divieto esplicito alla modifica genetica umana, né ha firmato la convenzione internazionale di Oviedo che lo prevede. Come si sta muovendo quindi il Governo russo? C’è un buco normativo nella legislazione russa che permette a Rebrikov di agire senza subire sanzioni?

Se è vero che la materia non è espressamente trattata a livello legislativo, dal 2016 è proibita la coltivazione di OGM per scopi non scientifici. Ora il vento sembra stia cambiando, visto che da aprile di quest’anno un decreto presidenziale descrive le tecnologie che non prevedono l’inserimento di DNA esterno (tra cui CRISPR-Cas9) come equivalenti ai metodi riproduttivi convenzionali, di fatto legalizzandole. Ciò non toglie che esperimenti come quelli proposti da Rebrikov, senza adeguata copertura normativa, lo condurrebbero a seri problemi con la legge, visto anche lo scetticismo di gran parte della comunità scientifica, che ritiene l’operazione da lui proposta come inutile e pericolosa. A controprova di ciò vi sono le dichiarazioni dello stesso Rebrikov, che confermano il fatto che non si muoverà fino a che non vi saranno leggi adeguate. Sicuramente ha fatto tesoro del caso di He Jiankui, il quale aveva condotto gli esperimenti in totale clandestinità e per questo era stato punito. Aggiungo che, se è vero che la Russia non ha ratificato la Convenzione di Oviedo, molti Paesi del Consiglio d’Europa hanno fatto altrettanto, tra cui Germania, Italia, Svezia e Austria, il che fa pensare che l’interesse per questo campo di ricerca non sia presente solo in Russia, ma anche in Paesi con la possibilità economica per progredire nel settore.

Cosa sta facendo, se sta facendo qualcosa, il Parlamento russo per sanare questo buco normativo?

Non sono stati presentati progetti di legge alla Duma a tal proposito. Il problema è nella natura strettamente verticistica del sistema politico russo per cui, una volta stabilita la volontà politica a proseguire, o interrompere la ricerca, si procederà rapidamente all’acquisizione di una legislazione adeguata in un senso o nell’altro, visto che Russia Unita ha più di due terzi dei seggi sia nella Duma che nel Consiglio Federale.

Alla fine di aprile, le autorità russe hanno stanziato oltre un miliardo di dollari per la ricerca genetica. Alcuni, però, vedono nel programma la possibilità di definire l’identità russa basata sulla genetica. Come si spiega questo passo del Cremlino? Qual è il vero obiettivo di Mosca?

La dichiarazione di aprile che parla di circa 111 miliardi di rubli (circa 1,5 miliardi di euro) nel campo della ricerca genetica, insieme al decreto dello stesso mese che sembra aprire nuove possibilità per la ricerca scientifica in Russia, è stata accolta con iniziale entusiasmo dalla comunità scientifica del settore, poiché attualmente su 364 miliardi di rubli spesi per la ricerca civile, solo 22 sono destinati alla genetica. Resta da chiarire se effettivamente quella cifra sarà messa a disposizione e da quando, ma soprattutto se saranno fondi extra o solo trasferiti da altri ambiti di ricerca che vedranno le loro risorse decurtate. Lo scopo sembra essere meno fantascientifico di quello prospettato, dato che l’obiettivo dichiarato nel decreto è quello di creare nuovi tipi di coltivazioni tra il 2020 e il 2027 per ridurre l’importazione di questi dall’esterno, in particolare il decreto cita grano, barbabietola, orzo e patate tra le priorità cui i fondi saranno destinati. Ciò che è sicuramente vero per ora è che la legislazione russa riguardo CRISPS è divenuta molto più permissiva di quella europea, vista la sentenza emanata dalla Corte di Giustizia nel luglio 2018 che equipara legalmente questo tipo di trattamento alla normativa, severa, degli OGM.

Vi è, poi, la questione dei ‘passaporti genetici’ per i militari. Rientra questo nel programma genetico russo?  

Questo è un progetto avviato pochi mesi fa sulla base di un decreto presidenziale di marzo che vuole schedare ciascun militare in base alle proprie qualità essenziali (resistenza fisica, capacità di sopportazione, etc.) per poterlo assegnare alle mansioni a cui più è predisposto. Allo stato attuale è impossibile capire quanto e quando questo avverrà, ma è probabile che i primi test saranno condotti su membri delle forze speciali (Specnaz).

Prima la Cina, poi la Russia, quanto è stringente il problema dell’editing genetico?

Nel caso russo non credo vi saranno grandi novità nell’immediato futuro a causa della scarsità di risorse che il Governo può allocare per questo tipo di ricerca, ritenuta avveniristica e con prospettive di ricadute reali solo sul lungo periodo. Del resto anche le dichiarazioni di Rebrikov non hanno provocato particolare entusiasmo nella comunità scientifica russa, né attratto un attivo supporto.

Secondo lei, quanto l’impatto dell’ingegneria genetica potrà determinare il futuro del mondo? La Russia punta al primato in questo campo?

Sulla prima domanda preferisco non esprimermi, anche se credo che l’ingegneria genetica abbia già dimostrato il suo potenziale in passato (ricordo a titolo esemplificativo l’ingegnerizzazione dell’insulina) e sicuramente continuerà a farlo anche in futuro. La Russia spende in ricerca e sviluppo troppo poco per poter ambire a un ruolo di primo piano nel settore; il Paese spende circa l’1,1% del proprio PIL in ricerca (compreso ogni ambito, nel caso della genetica attualmente dodici volte meno), il che in termini assoluti la colloca ben sotto l’Italia che spende in percentuale circa la stessa cifra. Infatti, come ha dichiarato Kostantin Severinov, professore al Centro di Ricerca Scientifica e Tecnologica ‘Skolkovo’, «fare ricerca in Russia è come nuotare in una piscina senz’acqua».

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