sabato, Agosto 24

Rottamato il conflitto di interessi 40

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parlamento

Si torna a parlare di conflitto di interesse. A 10 anni dall’ultima legge partorita dall’allora Governo di Silvio Berlusconi (215/2004), il Parlamento dell’era Renzi prova a riformare uno dei temi più controversi in Italia. L’idea alla base del testo unificato delle proposte di legge firmate da Pd, M5S e Scelta civica è una e una sola: i titolari di cariche pubbliche devono operare nell’esercizio delle loro funzioni, esclusivamente per la cura degli interessi pubblici a loro affidati.

Dopo anni di dibattiti a riguardo, cinque mesi in Commissione Affari costituzionali della Camera, il provvedimento è arrivato nell’Aula di Montecitorio il 9 ottobre, ed è stato subito impasse.

Sì, perché tra una considerazione del relatore di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto e gli attacchi dei Cinque stelle l’esame del testo è già slittato ad altra seduta. «Un provvedimento così complesso merita un certo livello di attenzione»,  ha sostenuto Sisto, e dunque non poteva essere affrontato nei pochi minuti previsti dalla seduta notturna che giungeva alla fine. «Se il conflitto di interesse non si sta facendo è per colpa del Partito Democratico, che non vuole affrontare questo e sappiamo benissimo che il problema è perché non andrebbe più d’accordo con Forza Italia», è stata invece l’interpretazione di Paola Carinelli del Movimento 5 Stelle.

Adesso, dunque, si è in attesa che l’Assemblea della Camera avvii l’esame, tra le sedute in comune del Parlamento per l’elezione dei giudici della Corte costituzionale e di un componente del Consiglio superiore della magistratura, il decreto sblocca Italia che prossimamente verrà licenziato dalla commissione Ambiente e la legge di Stabilità alle porte, il rischio che l’esame slitti ulteriormente non è da escludere.

Il provvedimento è corposo e diretto ai titolari di cariche di Governo (Presidente del Consiglio, vicepresidenti del Consiglio, Ministri, vice Ministri, Sottosegretari di Stato), ai Commissari e ai componenti delle autorità amministrative indipendenti. Il regime di incompatibilità dei Presidenti delle Regioni e dei componenti delle Giunte regionali è rimessa alle Regioni stesse, mentre, per quanto riguarda gli Enti Locali, il testo conferisce una delega al Governo per adeguare le norme alla nuova disciplina in materia di conflitti di interessi.

Il sistema individuato nel testo mira a risolvere prima della assunzione della carica pubblica eventuali situazioni di conflitto di interessi, in modo da impedire a monte l’adozione o l’omissione di atti dovuti da cui è possibile trarre benefici personali. La proposta di legge prevede due forme di conflitto di interessi: la prima -che dovrà essere valutata di volta in volta da una Commissione nazionale istituita ad hoc- riguarda chi ha un patrimonio superiore a 15 milioni di euro; la seconda invece, individuata direttamente dalla legge, si verifica in caso di partecipazioni rilevanti in settori sensibili‘, quali difesa, energia, credito, opere pubbliche di preminente interesse nazionale, comunicazioni di rilevanza nazionale, servizi pubblici erogati in concessione o di autorizzazione e imprese operanti nel settore pubblicitario.

E’ confermato l’obbligo di fornire la propria dichiarazione patrimoniale per far emergere eventuali casi di conflitti di interesse, prevedendo un elenco tassativo di situazioni e di dati patrimoniali da dichiarare, nel rispetto di un timing più serrato rispetto a quello attuale. Rispetto alla normativa vigente, rimane inoltre l’obbligo di astensione per i titolari delle cariche di Governo dalla partecipazione a decisioni che possano incidere specificamente sulla propria situazione patrimoniale o su quella della famiglia. 

Tra le novità della proposta di legge, vi è, quindi, la creazione di una Commissione nazionale per la prevenzione dei conflitti di interesse con il delicato compito di evitare che si verifichino situazioni del genere, ed eventualmente per sanzionare i soggetti coinvolti. Si tratta di un organismo collegiale, composto da 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica per 5 anni non rinnovabili, che opererebbe in piena autonomia e avvalendosi delle strutture e degli uffici della Antitrust.
Per risolvere una situazione di conflitto di interessi, tra i mezzi a disposizione vi sono: l’affidamento del patrimonio ad una gestione fiduciaria con il benestare della Commissione e, in alcuni casi, la vendita delle attività patrimoniali e il successivo affidamento del ricavato alla gestione fiduciaria. In pratica, con la riforma del conflitto di interessi, si intende introdurre l’istituto tipicamente anglosassone del cosiddetto blind trust (fondo cieco).

E proprio in Inghilterra, ad esempio, la disciplina del conflitto di interessi relativo all’assunzione e all’esercizio di cariche di Governo è oggetto del Ministerial Code che, nonostante il rango formalmente non legislativo, è vincolante per i destinatari e la sua adozione viene rinnovata all’inizio di ogni legislatura. Il principio guida è che «i Ministri devono assicurare che nessun conflitto insorga, o sembri insorgere, tra le loro cariche pubbliche e i loro interessi privati, finanziari o di altro genere». E’ rimesso, però, alla personale responsabilità di ciascun Ministro decidere se e quale azione sia necessaria per evitare un conflitto o la percezione di un conflitto, e di sostenere la decisione assunta, se necessario rispondendone dinanzi al Parlamento. La finalità del codice, dunque, non è quella di precludere l’assunzione di cariche ministeriali a persone con notevole esperienza nell’industria, nelle professioni o in altri ambiti, ma di garantire che siano adottate misure organiche in grado di evitare il rischio di un conflitto di interessi, effettivo o percepito come tale.

L’applicazione delle norme di prevenzione e risoluzione dei conflitti di interesse connessi all’esercizio di cariche pubbliche, negli Stati Uniti invece si applica non solo alle cariche di Governo, quali vertici politici dell’Esecutivo, ma anche i membri del Congresso ed ogni altro funzionario o impiegato pubblico.

Adesso non rimane che aspettare e vedere in che modo i parlamentari italiani sapranno interpretare gli esempi dei partner internazionali in tema di conflitto di interessi, ai tempi del rottamatore. 

 

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