mercoledì, Gennaio 16

Romania: quella riforma garantista che non piace ai giustizialisti ‘Mani Pulite’ Scontri a Bucarest tra Polizia e manifestanti contro la riforma garantista. Ne parliamo con il professor Adrian Niculescu

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Venerdì 10 agosto, nella centrale piazza Victoriei di Bucarest, sede del Governo rumeno, c’é stata una adunata popolare autoconvocata che, nel primo pomeriggio, é sfociata in scontri con la Polizia schierata a protezione dell’edificio governativo, attaccato da alcuni manifestanti. La gente é ancora presente in queste ore, seppur in forma molto ridotta, come abbiamo potuto constatare. I media rumeni sono stati molto attivi nel coprire gli avvenimenti con dibattiti e collegamenti in diretta giornalieri molto seguiti dai cittadini e che hanno completamente monopolizzato gli ascolti.

Altre manifestazioni sono avvenute nelle città di Cluj e Sibiu in Transilvania, e a Timișoara, nell’ovest della Romania.

Non si tratta certo di una novità, visto che la protesta continua da circa un anno e mezzo, ma per la prima volta ci sono stati scontri fisici con un bollettino indicativo di 35 feriti fra i poliziotti (di cui una grave) e 400 tra i manifestanti.

La Polizia ha fatto uso di idranti, gas lacrimogeni e spray urticanti, mentre alcuni contestatori hanno tirato pietre.

Il motivo del contendere é la riforma della legge sul reato di abuso d’ufficio, articolo 297 del codice penale (insito in un piano più generale della riforma della Giustizia), fatta dal Partito Social Democratico (PSD, erede del Partito Comunista Rumeno) che ha depenalizzato il reato portando il precedente intervallo di pena compreso tra i 2 e i 7 anni a 2 – 5 anni o una multa. Inoltre, la riforma introdotta, prevede una soglia minima del danno prodotto dal funzionario pubblico pari allo stipendio minimo rumeno fissato a 1.900 lei, circa 400 €.

I manifestanti accusano il Partito Social Democratico di aver voluto fare una legge ad personam in favore dell’attuale Presidente del PSD nonché Presidente della Camera dei deputati, Liviu Dragnea, che è stato condannato a 3 anni e sei mesi in primo grado. Accusano inoltre il PSD di corruzione e chiedono lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni.

Abbiamo incontrato nella capitale rumena, e intervistato a tal proposito, il professor Adrian Niculescu che insegna Storia contemporanea alla Scuola Nazionale di Studi Politici e Amministrativi di Bucarest ed è vicepresidente dell’Istituto per l’investigazione dei crimini del comunismo e la memoria dell’esilio rumeno.

 

Professor Niculescu cosa sta accadendo in Romania?

Si tratta di una sorta di persecuzione nei confronti del Partito Social Democratico al governo e specificatamente nei confronti del suo presidente Liviu Dragnea. Nella piazza i manifestanti infatti scandivano slogan scandalosi con parolacce contro il partito di Governo

Dragnea é stato condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi per abuso d’ufficio…

Il reato di abuso d’ufficio non é una fattispecie giuridica ben definita. Si tratta di un reato che lascia ampi margini interpretativi e si presta ad essere strumento di azione politica da parte di alcuni Pubblici Ministeri.

Quindi lei dice che Dragnea è stato incriminato su basi politiche?

In Romania la giustizia funziona, sono i Pubblici Ministeri che a volte fanno un uso politico della giustizia.

Si tratta di una discussione che anche in Italia ha molto seguito, ad esempio é quello che ha sempre sostenuto Silvio Berlusconi e i garantisti.

Ed é proprio questo il punto. Si tratta di una riforma garantista mentre la folla di piazza Victoriei é giustizialista, come da voi fu Mani Pulite che distrusse una intera classe politica, in primis Bettino Craxi e poi anche la DC.

In cosa si differenzia questa attuale protesta rispetto a quelle passate?

L’attuale è sfociata in atti di violenza mentre le precedenti sono state sostanzialmente pacifiche.

C’é un Antonio Di Pietro rumeno, per così dire?

Si, e si chiama Laura Codruța Kövesi,ed è stata demanzionata dal Ministro della GiustiziaTudorel Toader, anche se il Presidente della Repubblica Klaus Iohannis (che fa parte del Partito Nazionale Liberale, all’opposizione, ndr) ha tentato di difenderla non firmando e solo dopo lo ha fatto, costretto dalla Corte Costituzionale rumena.

Il Presidente Iohannis ha chiesto al Procuratore nazionale Augustin Lazar di indagare sulle violenze della Polizia ed anche l’Unione Europea è stata critica…

E’ in atto, da tempo, una contrapposizione istituzionale tra poteri dello Stato.

Ma la Polizia ha caricato i manifestanti. Le immagini continuano a scorrere anche ora in TV.

Si, ma solo dopo che le forze dell’ordine sono state fatte segno di lancio di sassi da alcuni di loro. Sono stati trovati due camion carichi di pietre, nascosti vicino Piazza Victoriei. In tutti gli stati democratici Italia, Francia, Spagna e Grecia, solo per fare degli esempi, la Polizia interviene a difesa delle istituzioni democraticamente elette, solo in Romania si grida agli abusi. O ad uno Stato di polizia.

Perché, secondo lei, questa minoranza ha attaccato?

I dimostranti parlano di ‘recinti anti-rumeni’, intendendo con questo termine il cordone di poliziotti a difesa della sede del Governo. Una precauzione più che naturale, mi sembra.

Si è parlato molto del ritorno della cosiddetta ‘diaspora’ rumena a piazza Victoriei. Di che si tratta?

Si tratta semplicemente dei rumeni all’estero, come in Italia. Gli si è dato questo pomposo nome e inizialmente la manifestazione è stata organizzata da Emanuel Cioca, ex PSD ed ora leader dei rumeni all’estero. Poi l’autorizzazione gli è stata negata perché non c’erano i bagni per tutta quella gente…Aveva previsto addirittura un milione di partecipanti e quindi lui si è tirato indietro.

Quanti erano i manifestanti? Alcuni giornali parlano di 100.000 persone, Cioca aveva appunto previsto un milione di persone…

Impossibile, la matematica ci dice che la Piazza non può contenere più di 70.000 – 80.000 manifestanti, considerando un massimo di 4 persone a metro quadro. E di questi non più del 10% faceva parte della diaspora, quindi 7.000 – 8.000, al massimo.

Alla fine ci sono stati questi manifestanti rumeni esteri?

Ci sono stati. Ma improbabili. Ne ho personalmente osservato uno che sventolava una bandiera della Corea del Nord. Tra l’altro, io stesso ho visto l’Ambasciatore Usa che si è affacciato a vedere.

In Italia, esponenti del Partito Radicale Transnazionale, come Elisabetta Zamparutti ritengono positiva questa vostra riforma legislativa sul tema della Giustizia..

Mi fa piacere saperlo. Questa riforma, come detto, è garantista e fa parte di una visione non giustizialista, per una civiltà del diritto. In Romania ci sono ancora leggi di origine comunista che questo Governo sta tentando di modificare e a qualcuno, anche nella Unione Europea, questo non piace.

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