martedì, Luglio 16

Rohingya e non solo: quando la difterite torna a far paura Il Bangladesh lancia una campagna di vaccinazione per i circa 255.000 bambini presenti nel suo territorio. Ma non è l'unico Paese in emergenza

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E’ di qualche giorno fa la decisione del governo del Bangladesh, supportato da Unicef, Oms e dall’Alleanza Globale per le Vaccinazioni (Gavi), di lanciare una campagna di vaccinazione contro la difterite e altre malattie prevenibili per i circa 255.000 bambini Rohingya di età compresa fra le 6 settimane e i 6 anni che vivono in 12 campi per rifugiati e insediamenti temporanei vicino al confine col Myanmar.

La difterite è una malattia infettiva acuta provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Una volta entrato nel nostro organismo, questo agente infettivo rilascia una tossina che può danneggiare, o addirittura distruggere, organi e tessuti. Gli organi coinvolti variano a seconda del tipo di batterio: il più diffuso colpisce la gola, il naso e talvolta le tonsille, mentre un altro tipo, presente soprattutto nelle zone tropicali, provoca ulcere della pelle.

Per quanto possa colpire a qualsiasi età, la difterite riguarda essenzialmente i bambini non vaccinati. E la mancanza di questa profilassi, unita a condizioni igienico-sanitarie precarie, permette che questa malattia torni a diffondersi. Il problema difterite infatti è reale anche in Yemen, dove la guerra ha fatto riesplodere i casi. Anche in Venezuela si sta registrando un’epidemia, come dichiarato dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie Infettive (Ecdc). In Sudamerica, nel 2017, sono 511 i probabili casi di infezione: dei quali almeno uno su tre risulta confermato pure dalle indagini di laboratorio.  

I rischi per il Vecchio Continente, al momento, sono considerati bassi. Ma vista la tendenza generale al calo delle vaccinazioni, c’è molto timore che la difterite, così come altre malattie debellate, tornino alla carica. In Europa, la malattia non s’era più vista da almeno 30 anni. Nel 2016, però, si sono registrati i decessi di due bambini: prima in Spagna, poi in Belgio. In Italia dal 2015 otto casi, ma tutti per fortuna risolti.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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