domenica, Novembre 17

Roghi nella Ue: serve una cultura della prevenzione Quali interventi si stanno adottando? Il problema è sia l’emergenza in atto, sia la prospettiva di lungo termine

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Con 371 roghi, l’Italia, nell’estate 2017, è il primo Paese in Europa per numero di incendi boschivi, e con 72.039 ettari andati in fumo è seconda solo al Portogallo (115.323 ettari) per estensione bruciata. Emerge da una mappa aggiornata al 27 luglio, del Centro di coordinamento per la risposta all’emergenza della Commissione europea. In Spagna gli incendi sono stati 43, per 19.666 ettari inceneriti, mentre in Francia 22 per 9.585 ettari bruciati. Abbiamo cercato di capire meglio quali interventi si stiano adottando, sia sul fronte del contrasto dell’emergenza in atto, sia in prospettiva di lungo termine, per promuovere una cultura della prevenzione che parta dalla consapevolezza dei cittadini, grazie al contributo di tre esperti.

Il prof. Nicola Marotta, docente di Scienza e Tecnica della Prevenzione Incendi presso l’Università di Pisa che, in merito alla situazione attuale del nostro Paese, afferma che «L’estate del 2017 sarà ricordata come una delle più impegnative per quanto riguarda gli incendi boschivi in Italia, ma chi si occupa del fenomeno sa bene che anche in passato vi sono stati anni altrettanto eccezionali e drammatici in cui questi eventi hanno causato ingenti danni al patrimonio forestale, distruggendo zone residenziali, infrastrutture e l’habitat naturale di molti animali, mettendo a rischio la vita di molte persone comprese quelle dei Vigili del fuoco che, tutte le volte,  devono lottare contro le fiamme devastanti. Il fenomeno non è soltanto Italiano, ma riguarda l’Europa e il mondo intero.

In Australia ad esempio il fenomeno dei grandi incendi si verifica quasi ogni anno. Uno dei più gravi incendi nella storia del paese si verificò nel 2009 nel sud-est del South Australia e causò la morte di 173 persone e la distruzione di circa duemila edifici nello stato di Victoria. Anche l’Europa ogni anno è colpita da incendi boschivi devastanti in grado di distruggere migliaia di ettari di foreste. I Paesi a maggior rischio, oltre all’Italia, sono il Portogallo, la Grecia, la Spagna e la Francia. Nel giugno di quest’anno in Portogallo, nella zona di Pedrogao Grande, vicino a Coimbra, 160 km a nord di Lisbona, diversi ettari di foreste sono andati in fiamme, causando una sessantina di vittime. L’incendio sarebbe divampato a causa di un fulmine caduto su un albero, in mezzo ad una vegetazione secca per la mancanza di pioggia da giorni. La diffusione fulminea delle fiamme è stata favorita dalle alte temperature, e dai forti venti che interessavano la zona.

Secondo gli ultimi dati della Commissione Europea finora, nell’estate 2017, in Italia sono andati in fumo 72.039 ettari. Il Portogallo con 115.323 ettari detiene il primato. In Spagna gli ettari bruciati sono 19.666, in Francia 9.585. È fuori di dubbio che il fattore climatico e I’andamento stagionale abbiano una notevole influenza nel creare, in alcune zone più che in altre,  le condizioni favorevoli allo sviluppo ed alla propagazione degli incendi boschivi. Condizioni meteorologiche ideali come le alte temperature (fino a 40 °C) e la forza del vento, (oltre 100 chilometri l’ora), favoriscono lo sviluppo degli incendi e la propagazione delle fiamme. Condizioni che, negli ultimi decenni, sono maggiormente frequenti a causa del cambiamento climatico e stanno portando ad un notevole aumento del numero di incendi boschivi nei paesi del Mediterraneo. Il più a rischio rimane come detto il Portogallo, dove nel 2016 è bruciata oltre la metà del territorio complessivamente andato a fuoco nell’Unione».

Del medesimo avviso il prof. Enrico Marchi, docente di Tecnologia del legno e utilizzazioni forestali presso l’Università di Firenze, nonché responsabile scientifico del progetto biennale Mefisto, coordinato dall’Ateneo fiorentino per la cooperazione tra i soggetti impegnati nella lotta ai roghi che colpiscono la vegetazione. Il suo punto di vista pone l’accento sulla complessità del fenomeno degli incendi boschivi, la cui intensità «varia di anno in anno perché è in parte legata ai problemi dell’andamento climatico. Quest’anno è simile a quello del 2003 o del 2007 per il Sud Italia, quindi molto sfavorevole, perché l’estate è stata siccitosa e con alte temperature. Ciò porta la vegetazione forestale a trovarsi in condizioni molto favorevoli ad essere percorsa dal fuoco. Questo è il motivo contingente, ma gli incendi boschivi si ripetono annualmente: si tratta di un fenomeno che ben conosciamo.

Oltre che dall’andamento climatico, poi, gli incendi sono determinati dalla caratteristiche del combustibile. Per effetto dei cambiamenti dal punto di vista socio-economico, negli ultimi quarant’anni si è avuto uno spostamento delle popolazioni dalle aree rurali verso le città. Questo flusso si è invertito in anni più recenti; le persone tornate a vivere in ambito rurale, non hanno più le conoscenze delle persone che vi abitavano quaranta, cinquant’anni fa: conoscenze sulla gestione del territorio, nonché in ambito idrogeologico, ad attività svolte in relazione a combustibili sia di origine forestale che agraria. Ciò ha portato ad un accumulo di combustibile, che ora si trova in grande quantità all’interno delle foreste. Ci troviamo in una situazione in cui molto materiale può essere interessato dal fuoco durante gli incendi boschivi. Gli incendi, perciò, sono più intensi e più difficili da spegnere».

L’Ing. Dattilo, direttore interregionale dei Vigili del fuoco per il Veneto e il Trentino Alto Adige, oltre che docente di Scienza e tecnica della prevenzione incendi all’Università di Padova, si sofferma invece maggiormente sugli aspetti antropici: «Considerato che i casi di piromania causati da patologie mentali sono molto rari, le ragioni possono essere più di una: il controllo del territorio è la matrice comune. Ritengo che noi cittadini dobbiamo riflettere su tali aspetti: quanto più il controllo del territorio è lasciato in mano criminale, tanto più la presenza di incendi può esserne un sintomo. Le leggi italiane hanno fortemente contribuito a contrastare tale fenomeno, a cui si è ricorso anche per generare nuovi pascoli agricoli, oppure per mera speculazione edilizia.

Ci sono poi atteggiamenti colposi, come gettare una sigaretta in autostrada oppure usare impropriamente un barbecue. In Regioni come il Veneto, poi, c’è da considerare che il maggior rischio incendio si ha nei mesi invernali se non piove. Si hanno quindi numerosi studi e si tratta quindi di una materia parecchio complicata, che interessa le scienze agrarie e forestali, le tecniche di prevenzione dei Vigili del fuoco, ma anche quelle urbanistiche. Il forte vento e il gran caldo estivo influiscono sulla presenza di incendi durante la stagione calda, unitamente alle azioni criminose che si trovano ad essere favorite in estate. Non credo che possiamo addebitare solo al cambiamento climatico il fenomeno degli incendi. Italia e Portogallo sono al picco quest’anno, ma è successo che si sia verificato il maggior numero di incendi anche in Francia, nella zona della Provenza, in quella costiera».

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