martedì, Luglio 23

Robespierre Di Maio alla conquista del potere Dalla Rivoluzione Francese, passando da quella bolscevica, al Movimento 5 Stelle: tutti i movimenti populisti che prendono il potere seguono la stessa traiettoria

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Premessa necessaria: facciamo un gioco giornalistico -qui in ‘Robespierre Di Maio alla conquista del potere‘- che ha poche pretese di storicità, ma che può offrire alcuni spunti interessanti tra storia ed attualità.

Secondo alcune teorie, la più nota quella di Giambattista Vico, la Storia si paleserebbe strutturata in eventi che si ripetono con regolarità, cambiando, semmai, alcune piccole condizioni al contorno, ma restando saldamente ancorata ad un canovaccio generale.
Questa teoria, che fu strappata ad un immeritato oblio da Benedetto Croce, ha anche fondamenti scientifici che solo la futura sociologia ottocentesca di August Comte avrebbe aiutato ad interpretare (Vico scriveva a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo).
In effetti, alcuni elementi costanti nella storia dell’umanità sono stati individuati fin dai primordi della cultura. Basti pensare alla teoria dell’anaciclosi (ἀνακύκλωσις) sviluppata da Erodoto, cioè dei cicli.

Ogni regime politico muta e si trasforma in altro e poi ritorna all’origine, perché, in fondo, l’umanità, nonostante i prodigiosi progressi tecnici, è sempre la stessa, e, citando l’Ecclesiaste, Nihil novum sub sole (‘nulla di nuovo sotto il sole’).
Poi Aristotele e Platone studiarono a fondo i regimi politici e le loro trasformazioni nell’Antica Grecia.
Tutto questo per dire che le analogie storiche hanno un certo grado di accuratezza che è dato proprio dal ripresentarsi di certe caratteristiche costanti dovuti alla costanza della natura umana.

La storia ci ha consegnato diversi esempi di populismo che si sono sempre generati da medesime condizioni. Due esempi famosi sono stati la Rivoluzione Francese del 1789, che è un po’ il prototipo del fenomeno, e la Rivoluzione bolscevica del 1917.

Abbiamo già descritto brevemente le influenze che hanno avuto sul Movimento Cinque Stelle gli illuministi francesi ed in specie Rousseau.
Ora vogliamo occuparci più specificatamente di un’analogia, e cioè tra quella dei leader del M5S, Beppe Grillo e Luigi Di Maio e quello che fu il vertice della prassi illuminista applicata e cioè Maximilien Marie Isidore de Robespierre (1758 -1794).

Intanto premettiamo una considerazione: Grillo e Di Maio sono due figure che, in questo contesto, sono perfettamente interscambiabili alla luce di una semplice constatazione: Grillo è il prototipo del populista rozzo e violento, mentre Di Maio è la sua ‘proiezionegenerazionale e, soprattutto, istituzionale, ma la sostanza non cambia.

Torniamo, però, al rivoluzionario francese.
Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, chiamato l’Incorruttibile, nacque ad Arras, una cittadina dell’alta Francia, nell’ Artois, posizionata nelle vicinanze del confine con il Belgio, da una famiglia borghese, tradizionalmente votata ad attività giuridiche. Inizia gli studi in un collegio cittadino per trasferirsi poi a Parigi, dove è influenzato dalla lettura di Jean-Jacques Rousseau, specificatamente ‘Le Confessioni‘.
Il giudizio su questo avvocato, dai tratti somatici così caratteristici e settecenteschi, è diviso: c’è chi lo ritiene un idealista e chi solo un demagogo dittatore che portò la Francia al cosiddetto periodo storico del Terrore.
Robespierre fece parte e fu a capo della fazione dei Giacobini, che del movimento rivoluzionario erano i più estremisti e integralisti, e chiese e ottenne la condanna capitale per il Re Luigi XVI alla fine del 1792. Ebbe due mandati come Presidente della Coalizione nazionale della Repubblica, uno del 1793 e un altro nel 1794, fu membro del Comitato di Salute Pubblica e Deputato.
Il 26 maggio 1793 fa questo appello, un classico (si pensi a Sandro Pertini) al popolo: «Vi dicevo che il popolo deve fare affidamento sulla propria forza. Ma quando è oppresso, quando può contare soltanto più su sé stesso, sarebbe un vile chi gli dicesse di non sollevarsi. Proprio quando tutte le leggi sono violate, quando il dispotismo tocca l’apice, quando la buona fede e il pudore vengono calpestati, il popolo deve insorgere».

Robespierre -come scritto- era il leader della corrente maggioritaria dei giacobini e come tale è il responsabile principale del Terrore, periodo in cui ci furono dalle 20.000 alle 70.000 esecuzioni di cui 12.00 senza processo.
Il primo ad utilizzare le esecuzioni di massa fu, però, Geoges Jaques Danton, che finì a sua volta ghigliottinato e sostituito proprio da Robespierre.
Le vicende che lo vedono coinvolto sono complesse, ma quelle cruciali si svolgono dal 1793 al 1794, in cui governò, di fatto, la Francia.
Il 26 luglio 1794, l’avvocato di Arras si presentò alla Convenzione con un ordine del giorno contro alcuni deputati (non specificati) che a suo dire avevano agito ingiustamente. L’intera Assemblea si senti minacciata e reagì di conseguenza riunendosi nella notte e decidendo di agire il giorno dopo.
Il 27 luglio Louis Antoine de Saint-Just, braccio destro di Robespierre, prese la parola alla Convenzione, ma fu interrotto continuamente durante il suo discorso e vi furono grida diAbbasso il tiranno!‘, seguite da accuse per l’esecuzione di Danton, di cui si riteneva responsabile Robespierre (36 anni) che, a sua volta, odiava l’avvocato di Arcis-sur-Aube.X.
Anche il capo del Terrore non riuscì a parlare e suo fratello Augustin fu arrestato ed infine anche Robespierre lo fu. Nelle ore successive fu liberato, ma il 28 luglio 1794 (10 Termidoro) fu nuovamente arrestato. Tutti gli arrestati furono poi ghigliottinati, senza processo, in Placé de la Revolution, a partire dalle 6 del pomeriggio. Cambon, Tallien, Barras poterono governare con la borghesia moderata. Iniziò, poi, nel 1795 il Terrore Bianco ai danni dei Giacobini, la cosiddetta reazione Termidoriana.

La strada all’Impero di Napoleone Bonaparte era spianata (18 Brumaio cioè 9 novembre 1799), come esito estremo della Rivoluzione che, cacciato un Re e la sua corte, si ritrovava un Imperatore (1804 -1815) e la sua (numerosa) famiglia, in una sorta di eterogenesi dei fini non priva, da parte del destino, di un certo senso dell’ironia.

Questa parentesi storica è necessaria per introdurre l’analogia con il Movimento Cinque Stelle, fatte naturalmente tutte le dovute considerazioni di differenze storico – politiche e di epoca.
Se osserviamo anche la rivoluzione sovietica seguì dinamiche simili, anche se non identiche.

Tutti i movimenti populisti che prendono il potere mostrano un enorme aggressività prima rivolta verso l’esterno, poi verso l’interno ed infine si presenta unImperatore‘, Napoleone nel caso francese, Lenin nel caso russo, che risolve la questione.

I Cinque Stelle stanno ricalcando, a guardar bene, il medesimo copione.
Grande rabbia ed indignazione popolare contro ilRe Partito‘, cioè l’Élite, seguita da una presa del potere popolare che segna grandi purghe interne. Esattamente quello che è successo con i Cinque Stelle. Basti pensare a Federico Pizzarotti, il Sindaco di Parma, o al grande numero di contestatori interni epurati o messi da parte e che hanno anche messo in atto azioni legali. Poi, la grande battaglia interna tra Di Battista/Danton e Di Maio/Robespierre (anche se i ruoli potrebbero essere invertiti), sembra adeguarsi perfettamente a questa interpretazione.
Caratteristici di entrambi i movimenti, l’illuminismo di base, il giustizialismo esasperato, le maldicenze e le calunnie interne, la bramosia incontrollabile del potere, l’utilizzo strumentale del popolo a fini personali di potere.

Dice Louis Antoine de Saint-Just: «Per tutti i buoni cittadini è un dovere denunciare i partigiani della tirannia, le trame criminali contro i diritti del popolo».
Non ricorda le smanie giustizialiste di alcuni membri dei Cinque Stelle?

Alcune analogie sono molto interessanti, come ad esempio l’utilizzo delle commissioni in assenza di un governo dell’Assemblea, cosa che è stata proposta qualche giorno, fa quando sembrava si dovesse fare un Governo tecnico di Mattarella.

È, dunque, evidente la calzante analogia con quanto è successo in questi anni dentro il Movimento di Beppe Grillo, rotazione continua di assessori, polemiche infinite, trame, improvvisazioni, colpi di scena, instabilità che hanno contagiato inevitabilmente anche le Istituzioni.

Fortunatamente la ghigliottina ai tempi odierni non c’è più, ma il clima non è molto dissimile.

Dopo la caduta di Robespierre fu istituito un direttorio, come è stato per qualche tempo anche nei Cinque Stelle.

Ma la storia non è finita: ora si aspetta l’arrivo di Napoleone e poi, come diceva Vico, il ritorno alla Monarchia.

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