giovedì, Ottobre 1

Risveglio dell’Africa: Togolesi in piazza Matura una nuova coscienza politica e civile nel continente?

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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in Togo lo scorso 6-7 settembre per manifestare contro il Governo di Faure Gnassingbé. La protesta è continuata nella notte nella capitale Lomé con un sit-in e le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Non si sono finora registrati gravi incidenti ma le notizie che giungono sono limitate.

La manifestazione, organizzata dalla coalizione dei partiti di opposizione ma anche dalla società civile, era prevista nei giorni 30 e 31 agosto in risposta all’uccisione di due dimostranti durante le precedenti proteste del 19 e 20 agosto organizzate nella città di Sokodé, 338 km a nord della capitale.

Faure Gnassingbé ha assunto il potere ad interim nel 2005, grazie all’appoggio delle autorità militari e al posto del portavoce dell’assemblea nazionale, come prevedeva la legge. Con una serie di modifiche alla Costituzione, ha vinto le elezioni lo stesso anno, non senza proteste di massa – che hanno visto l’uccisione di circa 800 persone – e nuovamente nel 2010 – quando 40.000 togolesi fuggirono nei paesi vicini per paura – ed infine nel 2015. Il padre aveva a sua volta governato per ben 38 anni.

L’opposizione chiede drastiche riforme politiche che includono principalmente i limiti dei mandati presidenziali. Dopo anni di dittatura dall’indipendenza del paese nel 1960, la Costituzione del 1992 aveva previsto un limite di due mandati di 5 anni, ma era stata poi  modificata nel 2002 togliendo questa restrizione.

In risposta alle proteste, il Governo ha immediatamente ridotto l’accesso a internet – «una misura che viene presa anche nei paesi più sviluppati», così si è giustificato ad una radio locale il portavoce del Presidente, Gilbert Bawara – e ha bloccato i social media, ma ha anche pianificato alcune riforme intese a spegnere gli animi. Una mossa che non ha convinto i manifestanti: la proposta avanzata dal Governo di ridurre i mandati presidenziali a due non è retroattiva e permetterebbe quindi a Gnassingbé di prolungare la sua carica. In realtà, la vera richiesta è la rinuncia da parte del presidente al suo attuale mandato, segnando così la fine della “dinastia Gnassingbé”.

L’agenzia France Press riferisce di dimostrazioni organizzate in diverse città del Paese che pare abbiamo preso fine la mattina dell’8 settembre. Si è registrata anche una manifestazione pro-governo organizzata dal primo Ministro Selorm Klassou che ha richiamato all’unità nazionale.

L’ONU è intervenuta dichiarando che il Togo deve limitare i termini del mandato presidenziale a due come hanno già fatto altri paesi dell’Africa occidentale. Questo eviterebbe di dare vita ad una vera e propria crisi politica.

La storia del Togo non è tanto diversa di quella di altri stati africani. Le difficoltà che hanno conseguito l’indipendenza del paese dalla Francia nel 1960 e l’instabilità politica che ne è derivata hanno portato al susseguirsi di colpi di stato, regimi dittatoriali, gravi casi di corruzione, elezioni non trasparenti e soprattutto violazioni dei diritti umani.

Questo paese, piccola striscia di terra sulla costa occidentale dell’Africa, è stato per anni strada cruciale per il commercio illegale. Pur essendo uno dei cinque produttori mondiale si fosfato, usato nei fertilizzanti, l’economia del paese dipende quasi completamente dagli aiuti internazionali.

La storia si ripete anche su altri piani: la cosiddetta società civile, organizzazioni non governative, come dire il “popolo”, sta partecipando attivamente in diversi paesi africani alle proteste e manifestazioni di piazza. È questo il segnale che viene lanciato dal Togo, dal Kenya, dal Burundi, lo è stato anche per il Gambia che ha visto l’elezione democratica di Adama Barrow e l’esilio dell’uscente Yahya Jammeh dopo un iniziale rifiuto del risultato elettorale.

E non dimentichiamo il processo contro il dittatore Hissène Habré tenutosi in Senegal: per la prima volta un ex Capo di Stato africano è comparso davanti alla giustizia di un altro paese per violazioni dei diritti dell’uomo e per la prima volta si è svolto in Africa, a dimostrazione che uno stato africano è perfettamente in grado di giudicare un ex dirigente.

Sono questi segnali di una certa presa di coscienza dell’Africa e non è un caso che la storica formazione di opposizione togolese si chiama Partito Nazionale Panafricano (Pan).

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