sabato, Settembre 21

Rischio: guerre stellari; leggi per lo spazio prima che sia troppo tardi Il diritto internazionale presenta vuoti nel regolamentare l’estrazione mineraria nello spazio, si rischiano conflitti tra gli Stati per lo sfruttamento. Ne parliamo con Viviana Iavicoli

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«Il primo trilionario costruirà la sua ricchezza nello spazio», così il senatore americano Ted Cruz dà il ‘via’ a una nuova corsa allo spazio. Dobbiamo ancora capire quanto sia grande un miliardo, ma un triliardo… un triliardo forse è troppo. Se la Terra ci ha dato risorse limitate, ora l’uomo vuole andare oltre.

Oggi la tecnologia ci permette di progettare viaggi ed esplorazioni spaziali. Sonde spaziali, satelliti per il meteo, la  navigazione e la difesa popolano l’orbita terrestre. Questo, negli occhi dei grandi imprenditori, significa profitto. Mentre le agenzie spaziali collaborano nell’innovazione tecnologica aerospaziale, gli imprenditori privati competono con investimenti e progetti sempre più avveniristici. Stanno preparando la corsa alle risorse spaziali.

Intanto i Governi nazionali agiscono più come gli imprenditori, meno come le agenzie spaziali. Ovvero, investono molto, ma collaborano poco. La loro azione è spesso disunita e rischia di mettere a rischio l’equilibrio internazionale. (Ferone, Italia) In ballo non ci sono miliardi, ci sono triliardi. Ci sono risorse chiave per lo sviluppo tecnologico. Materie prime difficili da trovare ed estrarre. Altre altamente inquinanti nella raffinazione.

Il Lussemburgo negli anni Ottanta aveva raggiunto i massimi livelli nelle comunicazioni satellitari. Nel 2017 guarda di nuovo lontano e regolamenta il ‘possesso’ nello spazio: la linea lussemburghese si spiega bene con ‘chi trova, tiene’ (finders, keepers). Anche gli Stati Uniti, nel 2015, avevano già legiferato a riguardo. Sempre seguendo quel ‘chi primo arriva, meglio alloggia’, che minaccia una corsa non regolata e completamente libera.

Lussemburgo e Stati Uniti sono terre fertili per le imprese private che vogliono investire, la loro legislazione non contrasta i trattati internazionali. Ma i risvolti diplomatici sono ancora un’incognita.

Il Programma cinese di esplorazione della Luna (CLEP) avvierà la sua esplorazione mineraria di asteroidi nel 2020 circa. Altro obiettivo della Cina è quello di estrarre elio dalla Luna.

Anche la Russia progetta l’estrazione di elio lunare, le imprese private spingono per uno slancio immediato di Mosca. Il Governo russo è in ritardo con gli investimenti.

Intanto, l’Unione Europea investe 16 miliardi nel suo programma spaziale per il periodo 2021-2027. I suoi programmi lavorano su sistemi di navigazione satellitare globali e regionali, di osservazione della Terra e di comunicazioni satellitari. Aspettiamo le elezioni europee per vedere se la nuova Commissione vorrà aggiornare il diritto comunitario, per vedere se i sovranisti saranno più interessati a ristabilire sovranità nei propri Paesi o ad estenderla ad asteroidi e pianeti.

Gli Emirati Arabi vogliono andare oltre il petrolio. Di recente, hanno avviato una politica a favore dell’esplorazione e delle attività commerciali nello spazio: dall’oro nero allo spazio nero, from black gold to dark space.

Il quadro generale è dato dai trattati internazionali. Il Trattato sullo spazio (OST), del 1967, “nasce in un’epoca di guerra fredda, cercando di evitare che la proliferazione nucleare possa estendersi allo spazio”, rileva Andrea Sommariva, direttore dello Space Economy Evolution Lab dell’Università Bocconi. Il Trattato sulla Luna del 1979 regola la proprietà di corpi extraterrestri, ma ha avuto scarsissimo appoggio dalla comunità internazionale. A distanza di mezzo secolo, il diritto internazionale è chiamato ad aggiornarsi. Il tempo stringe.

Per approfondire questo tema abbiamo intervistato Viviana Iavicoli, ricercatrice dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)  ed esperta di diritto internazionale aerospaziale.

 

Il Trattato dello spazio (OST) del 1967 è la base del diritto spaziale, ma è anche prodotto da un’epoca di corsa al nucleare e allo spazio. Il principio di ‘res communis’ reggerà a questo slancio commerciale verso lo spazio?

Benchè l’OST sia innegabilmente un prodotto della guerra fredda, ha assicurato 50 anni di pace e può essere ampiamente considerato un successo, celebrato peraltro da UNISPACE +50, la III Conferenza delle Nazioni Unite sull’esplorazione e gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico nel giugno 2018. Nell’attuale contesto, lo sfruttamento delle risorse naturali della Luna e degli asteroidi avverrà nell’ambito dell’OST. Il suo quadro giuridico impreciso lascia spazio all’iniziativa degli Stati, che non vogliono concludere nuovi accordi. Ne è prova il fatto che ormai da decenni si concludono solo intese non vincolanti, anche su problemi importanti ed urgenti nell’ambito del COPUOS, la Commissione delle Nazioni Unite che si occupa di spazio. Sembrerebbe ormai accantonata l’ipotesi del patrimonio comune dell’umanità auspicato dall’Accordo sulla Luna, legato ad un’epoca di slancio terzomondista che gli Stati non sembrano più appoggiare convintamente.

Il Trattato sulla Luna del 1979 parla di risorse e di un concerto internazionale per gestirle. Sappiamo che ha fallito per il basso numero di ratifiche. Quale è stata la causa di questo fallimento? Adesso, avrebbe più possibilità di ricevere maggiore adesione internazionale?

Gli Stati tecnologicamente più avanzati rivendicano profitti adeguati al loro impegno, senza doverli condividere con altri. Contrariamente a quanto previsto in caso di instaurazione del regime del patrimonio comune. L’esempio classico è dato dall’Autorità Internazionale per i fondi marini (ISA). L’articolo 136  dell’UNCLOS (Convenzione di Diritto del Mare di Montego Bay, 1986) definisce i suoli e sottosuoli marini ‘patrimonio dell’umanità’, alla cui gestione è preposta l’ISA. Tale ente gestisce il sistema di sfruttamento delle risorse minerarie oceaniche integrando i principi solidaristici con quelli del mercato. Anche l’articolo I dell’OST stabilisce il principio del beneficio comune, ma in questo caso gli Stati sono liberi di adempiere nei modi e nella misura che essi ritengono più opportuna. Finora questo principio è stato sostanzialmente adempiuto attraverso la cooperazione, altro cardine del diritto dello spazio.

Il principio di ‘finders, keepers’ trapelato dalla legislazione lussemburghese e americana minaccia gli equilibri commerciali e diplomatici a livello internazionale? Il diritto internazionale come può muoversi per regolare una possibile corsa disgiunta alle risorse spaziali?

E’ presumibile che lo scenario innescato dall’emanazione delle Leggi statunitense e lussemburghese aprirà la strada ad analoghe regolamentazioni da parte di altri Stati, con conseguenze imprevedibili (si parlava qualche tempo fa di una legge imminente da parte degli Emirati Arabi). Ma non tutto è chiaro, perché siamo in una fase transitoria, in cui le questioni più scottanti restano aperte. Occorre infatti considerare anche le manifestazioni di dissenso che il provvedimento americano ha suscitato nella Comunità Internazionale. E’ il caso della Russia e del Belgio. Tuttavia, uno dei principi base su cui si fonda la Comunità Internazionale è la cooperazione. Nel campo del diritto dello spazio diviene ancora più vitale laddove si riscontra l’insufficienza dei mezzi tecnologici, economici e umani del singolo Stato. La Stazione Spaziale Internazionale è il più importante esempio di cooperazione tecnologica internazionale. Il coordinamento fra legislazioni spaziali per lo sfruttamento minerario sarebbe a questo punto una condizione essenziale per scongiurare conflitti. Quanto agli equilibri commerciali e diplomatici, occorrerà valutare l’impatto che l’immissione di nuovi quantitativi di materie prime avranno sugli equilibri geo-politici, che potrebbero mutare laddove le economie maggiormente basate su tali risorse si sentissero minacciate.

Nel caso si creasse un sistema economico esterno a quello terrestre, abbiamo esempi storici di diritto internazionale che ci possono dare un riferimento in questo senso? Il diritto internazionale come regola il mercato internazionale?

Essendo questa era spaziale la prima che vede l’uomo spingersi oltre la dimensione terrestre, non conosco analogie possibili in merito. Quanto al fatto di come il diritto internazionale regoli il mercato, posso rispondere facendo riferimento agli strumenti classici del diritto internazionale, cioè accordi e istituzioni internazionali specializzate, oltre agli strumenti previsti dal diritto internazionale privato.

Nel budget 2021-2027, l’Unione Europea investe 16 miliardi nei suoi progetti spaziali, 4 in più rispetto al budget precedente. L’UE prepara la corsa per i privati europei? Il diritto comunitario come può agire per regolare i vari slanci nazionali?

L’Europa, in quanto uno degli attori fondamentali del panorama spaziale internazionale, si è predisposta nell’ottica di porre in essere attività di space mining. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha concluso nei giorni scorsi un accordo con ArianeGroup e Arianespace  per la progettazione di una missione robotica lunare,da attuare nel 2025, per l’estrazione dell’ossigeno e dell’acqua dalla regolite lunare, preludio inevitabile allo stabilimento di basi e colonie lunari. L’Unione Europea, che ha un accordo di collaborazione con l’ESA, dal canto suo agisce nell’ambito dell’art. 189 del Trattato di Lisbona che attribuisce una competenza condivisa nel settore spaziale all’Unione per condurre azioni e per la definizione e attuazione di programmi senza escludere la competenza statale. Ciò implica che l’Unione interviene solamente se gli obiettivi da realizzare non possono essere conseguiti in maniera sufficiente dagli Stati membri. Il diritto comunitario lascia quindi spazio all’azione degli Stati membri nell’ambito dell’Unione, ma anche in questo caso occorre considerare l’attuale fase di difficoltà in cui l’Unione si dibatte.

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