domenica, Ottobre 25

Ripresa mondiale prenderà slancio nel 2014 field_506ffb1d3dbe2

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Banque de France International Symposium

I leader della politica e finanza mondiali riuniti da oggi a Davos per il World Economic Forum saranno contenti per le notizie macro economiche nel complesso positive ricevute in giornata, in particolare da Germania, Italia e Regno Unito. In contemporanea con la crescita preventivabile dell’ottimismo nelle condizioni della locomotiva economica tedesca, sta salendo anche – e questo soprende – la fiducia degli investitori nell’economia italiana. Quella mondiale di economia, crescerà invece del 3,7% quest’anno, almeno secondo le stime del FMI.

Carsten Brzeski, analista di ING Markets, riconosce che il sondaggio Zew sulle condizioni di salute della Germania va interpretato come una notizia positiva per l’economia dell’area euro nel suo complesso. L’indice che misura la fiducia degli investitori nell’andamento del Pil, è sceso leggermente in dicembre, a 61,7 da 62, ma allo stesso tempo ha mostrato un chiaro rafforzamento del sentimento nei confronti della situazione economica attuale.

Le previsioni ufficiali pubblicate la settimana scorsa prevedevano una crescita del Pil inferiore alle stime nel 2013 (0,4 contro 0,5%) ed è probabile che molti si attendano nel primo trimestre di quest’anno un effetto di trascinamento negativo sulle dinamiche di crescita. La ripresa mondiale accelerà nel 2014, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, attestandosi al 3,7% contro il 3% dell’anno scorso, ma resterà sbilanciata. Il Fondo ha anche segnalato la presenza di una serie di rischi al ribasso. Che non sembrano riguardare Berlino, tuttavia.

La componente delle condizioni economiche attuali in Germania, così come vengono percepite, ha registrato un’accelerazione ai massimi degli ultimi 20 mesi, a quota 41,2 in dicembre, dai 32,4 del mese precedente. Tra i fattori che hanno influito positivamente sul morale dei tedeschi, vengono citati il mercato azionario in rafforzamento, le misure monetarie ultra accomodanti ancora in piedi negli Stati Uniti e in Europa e in generale la possibilità che la Bce intervenga in caso di bisogno .

L’indice Zew ha mostrato un miglioramento anche per quanto riguarda la fiducia di analisti e investitori sulle prospettive per l’economia italiana. L’indicatore ha effettuato una risalita in gennaio, dopo la frenata registrata a dicembre. Secondo quanto si legge nella tabella pubblicata sul sito dell’omonimo istituto di ricerca tedesco, in Italia l’indice Zew è salito a 39,5 da 31,2 registrato a dicembre. L’indice relativo alle condizioni correnti segna un miglioramento di 4,2 punti a -78,7.

Un livello macro che Mario Draghi e i colleghi a Francoforte sul Meno monitorano incessamente è l’inflazione. Secondo buona parte degli analisti, l’area euro è giunta a un bivio: le rimane da imboccare la strada della progressiva crescita dei prezzi al consumo, oppure quella di una deflazione in stile giapponese. Molto dipenderà da come viene percepita la ripresa e da come e quando i cittadini europei dei Paesi più indebitati torneranno a consumare.

Per il momento l’Italia sembra propendere per la prima via, un evento che se dovesse estenderi a macchia d’olio in tutto il blocco a 18, sarebbe inaccettabile per Germania e Bce. Dal 2005 l’inflazione per le famiglie italiane che spendono meno è aumentata di quasi il 22%, oltre 4 punti percentuali in più rispetto alle famiglie con la spesa più alta. “Nel complesso tra il 2005 e il 2013 – rende noto l’Istat – l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie con la spesa media più bassa è aumentato del 21,8%, a fronte del 17,7% registrato per le famiglie con la spesa più alta e del 19,0% dell’indice generale”.

Nel corso del 2013, sottolinea l’istituto di statistica, per le famiglie a spesa più bassa il rallentamento dell’inflazione è stato più marcato: per questo gruppo la crescita dei prezzi è passata dal 2,5% del primo trimestre allo 0,4% del quarto, mentre mediamente l’inflazione ha frenato dal 2,1% del primo trimestre allo 0,7% dell’ultimo.

Intanto il Governo sta studiando un piano che preveda la possibilità di anticipare l’età di pensionamento. L’obiettivo è quello di evitare nuovi casi di esodati, cioè di lavoratori che durante la crisi si trovano senza un reddito dopo aver perso il lavoro in tarda età, perché non hanno raggiunto i requisiti minimi per poter ottenere la pensione.

Buone notizie arrivano anche per il Cancelliere britannico delle Finanze George Osborne, anche lui presente sulle alpi svizzere. L’organizzazione CBI, la Confindustria britannica, ha punbblicato oggi un sondaggio sullo stato di salute dell’industria manifatturiera che dispensa ottimismo da tutti i pori. Nell’ultimo trimestre gli ordini all’industria sono stati i più alti dal 2011.

Secondo l’ultimo rapporto, intitolato Industrial Trends Survey, nei tre mesi conclusi a gennaio 2014, l’incertezza circa la domanda interna è scesa e le intenzioni di investimento nell’anno appena trascorso sono cresciute. Nel frattempo il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di alzare le stime sulla crescita del Pil del Regno Unito al 2,4%. Così facendo, il Fondo si sta riallineando con i numeri calcolati dagli altri economisti.

Il tutto mentre la Bce sta ventilando l’ipotesi di operare una revisione al rialzo delle sue stime sulla crescita economica della zona euro. Nel ribadire il concetto ottimista già espresso giorni fa circa la lontananza all’orizzonte di inflazione e deflazione, il banchiere centrale austriaco Ewald Nowotny ha ricordato che l’istituto centrale di Francoforte dovrebbe mantenere la propria politica monetaria accomodante.

Nowotny ha ribadito che al momento le economie di Germania e Austria stanno andando bene, Spagna e Irlanda sono ripartite più velocemente del previsto mentre la situazione è stabile in Francia. «A questo punto la probabilità che (l’outlook) sia migliore è più alta di quella che sia peggiore», ha risposto il banchiere centrale a chi gli chiedeva di un possibile miglioramento delle stime economiche da parte della Bce, in occasione del meeting di marzo.

Nowotny ha spiegato che l’accelerazione dell’economia nel 2015 porterà probabilmente anche ad un innalzamento dell’inflazione, che dovrebbe comunque rimanere sotto il target di Francoforte, sotto ma vicino, al 2%. «Sta andando nella giusta direzione», ha affermato. La Bce ha alzato leggermente le stime di crescita per la zona euro nella riunione dello scorso dicembre, ad un livello di crescita dell’1,1% per il 2014.

Da parte sua, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA nella sigla inglese) ha rivisto al rialzo le previsioni per la domanda di greggio diretta ai Paesi esportatori dell’Opec, che dovrebbe essere quest’anno di 29,4 milioni di barili al giorno, in aumento di 200.000 barili rispetto alle stime precedenti.

L’IEA (sigla inglese) ha fatto sapere che il buon andamento della domanda andrà di pari passo con la crescita economica nei Paesi industrializzati. «La fase di crescita della domanda globale di petrolio – si legge nel report dell’agenzia – ha preso gradualmente slancio negli ultimi 18 mesi, spinta dalla ripresa nei mercati industrializzati».

 

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