venerdì, Settembre 25

Ripartenza da coronavirus: opposizione spaesata, Esecutivo che annaspa All’ombra del coronavirus: le nomine e una legge elettorale, con Salvini ripetitivo, logorroico, incapace di capire che le chiacchiere e ricreazione sono finite, Renzi frustrato al 2%, Conte forse all’ultimo valzer

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Non ci si deve lasciar trarre in inganno. E’ vero: le cronache sono ancora monopolizzate dall’emergenza coronavirus Covid-19. Non si parla e non si scrive d’altro: come contrastarlo, come difendersene, i danni che provoca, le sofferenze, i morti, la crisi, come uscirne e quando, e a che prezzo…
Però,
all’ombra del coronavirus si fa anche altro; ed è un ‘altro’ importante, destinato, piaccia o meno, a incidere e pesare nelle settimane e nei prossimi mesi. Per esempio: polemiche e discussioni tra addetti ai lavori e poco più, ma si è proceduto ad importanti nomine di importanti enti di Stato e parastato: potere reale che si chiama ENI, Leonardo, e via dicendo. Da una parte il Partito Democratico, dall’altra il Movimento 5 Stelle; ai primi gli amministratori delegati, in larga misura, riconfermati; agli altri le presidenze, che sono anch’esse importanti, ma non come gli amministratori delegati. Gli altri, comunque, sono rimasti a bocca asciutta a mugugnare, meno il solito Matteo Renzi, da brava mosca cocchiera, finto-soddisfatto: «Quelli che sono stati riconfermati, a suo tempo li ho scelti io»; dimenticando che si tratta tutti di volponi che c’erano prima di lui, e dopo di lui ci saranno ancora: è noto che i politici passano, i boiardi restano.

Anche due spettri, quelli del referendum confermativo per l’abolizione dei parlamentari e le elezioni regionali, al momento non procurano più incubi: complice il coronavirus le consultazioni sono state rimandate in autunno. Si vedrà; così, mentre palazzo Chigi sforna discutibili circolari, norme e circolari, c’è chi pensa a una questione apparentemente accantonata: la riforma della legge elettorale.
L’attuale normativa, confezionata da Renzi quando sembrava che potesse fare e disfare a suo piacimento, si è rivelata, per i suoi ideatori, un vero e proprio boomerang. Ideata per mortificare la Lega di Matteo Salvini e il centro-destra, è accaduto esattamente il contrario. Salvini e soci, ferocissimi avversari della riforma, ora si guardano bene dal fiatare; sono piuttosto
i sostenitori di quella legge che stanno cercando il modo più indolore per disinnescare l’ordigno da loro stessi fabbricato.

Al riparo da occhi e orecchie indiscrete, si lavora su questo. L’ultima volta che si è votato con quel piccolo imbroglio ideato da Renzi e dal suo fido Ettore Rosato (da qui, appunto, l’orribile definizione di “’Rosatellum’) sono trascorsi due anni. Lunghi come venti. Nel 2018 il PD riuscì a perdere in quasi tutti i collegi uninominali; fu invece il trionfo del Movimento 5 Stelle.
Oggi la maggioranza vuole gettare alle ortiche ilRosatellum, le simpatie chiamiamole così vanno a favore di un sistema proporzionale con uno sbarramento del 5 per cento.
Il particolare è che il movimento di
Renzi, LEU, che fa capo a Pierluigi Bersani, e Più Europa (per inciso da tempo i due promotori Bruno Tabacci ed Emma Bonino hanno preso strade diverse), a malapena raggiungono il 2 per cento. Vero è che sia Bersani che Tabacci un qualche tipo di accomodamento con il PD lo possono trovare. Più difficile per Renzi e Bonino. In Parlamento, quando si tratta di ‘pesare’ i voti, quelli di Più Europa contano quanto il due di coppe quando comanda bastoni; ma la rappresentanza parlamentare di Italia Viva è nutrita; e qualche mal di pancia è in grado di procurarlo.

Vedremo come finirà. Qualcosa si comincerà a capire quando, finalmente, si presenterà un testo di legge e si avvierà una prima discussione. E’ vero che Giuseppe Conte ha preso gusto alla poltrona di Presidente del Consiglio; è vero che il M5S vuole tutto e il suo contrario, ma certamente non un voto che dimezzi la sua presenza parlamentare. Ma è anche vero che all’interno del PD serpeggia malumore, e sia Renzi che Salvini venderebbero l’anima pur di sloggiare l’attuale Presidente del Consiglio. In tempo di Coronavirus impensabile una crisi di governo. Ma in autunno?
Poi, per quello che valgono, ci sono i sondaggi: Salvini è dato in calo, dal 36 per cento al 26; il PD guadagna tre punti, dal 18 per cento al 21,5; i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sono dati in crescita, ma è un consenso che pesca da Forza Italia, al lumicino. Conte al momento nega di pensare a una sua lista, ma chissà… Non è il primo che dice una cosa per farne un’altra.

Insomma, il quadro politico è tutt’altro che stagnante; ecco perché non è fuori luogo pensare alla riforma elettorale fin da ora.

Di certo, il leader della Lega si starà mangiando le mani; se nell’agosto scorso, tra un moijto e l’altro al Papeete non avesse aperto la crisi, forse sarebbe ancora ben saldo nella poltrona di Ministro dell’Interno. Chissà come se la sarebbe cavata, alle prese con l’emergenza Coronavirus. Fatte le debite proporzioni, come il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump? Come il britannico Boris Johnson? Avrebbe cercato di imitare il premier ungherese Viktor Orban? La politica come la vita del resto, non si fa con i ‘se’. Tuttavia, l’impressione, all’interno della Lega stessa, è che per Salvini il tempo si sia come fermato a otto mesi fa, quando improvvisava alla consolle della discoteca in spiaggia del suo amico Massimo Casanova.

Il termine usato a mezza voce nellinner circle leghista è: spaesamento, ovvero incapacità di adattarsi alla mutata realtà, ripetitività pavloviana e logorroica di parole d’ordine prive di significato logico. Lo stesso staff che cura le relazioni esterne appare affranto. Ne ha motivo. Quando è opportuno fermare tutto, proclama stentoreo: ‘Apriamo tutto’; quando il Governo comincia a studiare qualche timida ripresa, altrettanto stentoreo afferma: ‘Chiudiamo tutto’. Poi, ammette di essersi sbagliato, cattive informazioni.

Ritorna partigiano della ‘ripresa’. In piena crisi Coronavirus invoca la crisi dell’Esecutivo e il ricambio con un Mario Draghi, tirato per la giacchetta con discutibile senso istituzionale. Più si agita, più appare la persona meno adatta a ricoprire incarichi di responsabilità e digovernodelle emergenze. Personaggi come Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia, ovvero i volti presentabili della Lega, si sono defilati, un silenzio e un’assenza fisica che la dice lunga… Silvio Berlusconi coglie con prontezza l’occasione, e pur restando all’opposizione, mostra il volto di unsaggioresponsabile che si rende conto della gravità del momento. Perfino l’irruenta Meloni si limita a innocue invettive nei confronti di Francesco Guccini, reo di cantare il 25 aprile una sua personale Bella ciao

Salvini non riesce a prendere atto di quello che Giorgetti ha captato da giorni: «La campanella suona per tutti, la ricreazione è finita».

Il Nord che produce e che Salvini ama evocare; le piccole e le medie industrie, il tessuto produttivo che manda avanti il Paese, migliaia di lavoratori, le loro famiglie, attendono risposte concrete. La demagogia del 20 agosto scorso non riempie pentola e scodelle. La situazione la riassume molto bene il neo-presidente di Confindustria Carlo Bonomi: «Basta chiacchiere». Un grido di insofferenza che vale per tutti, beninteso. Ma in queltuttici sono i due Matteo, che sulle ‘chiacchiere’ hanno fondato molto del loro consenso.

Da una parte, un’opposizione che si rivela confusa e confusionaria; dall’altra, un Esecutivo che annaspa, dà la netta impressione di vivere alla giornata.
Emblematica, in proposito, l’intervista rilasciata ieri da Conte al quotidianoLa Repubblica’. Lunga e verbosa, si caratterizza per genericità e non risposte a questioni concrete e quotidiane.

Il Presidente del Consiglio sostiene che «la didattica a distanza, mediamente, sta funzionando bene. La Ministra Azzolina sta lavorando per consentire che gli esami di Stato si svolgano in conferenza personale, in condizioni di sicurezza”. Ma la domanda non era sulla ‘didattica a distanza’. La domanda era relativa allo sconcerto di molti genitori per l’assenza del tema scuola nelle riunioni e nei documenti governativi o delle task force istituite. La domanda era: ‘Può impegnarsi a garantire, almeno, la riapertura delle scuole?’.

Nella risposta non-risposta del Presidente del Consiglio emerge la completa ignoranza, nel senso letterale del termine, della difficoltà che quotidianamente il corpo insegnante ha incontrato e incontra nella cosiddetta ‘didattica a distanza’. Forse se il Presidente del Consiglio (e anche il Ministro Azzolina) sul concreto andassero a constatare che cosa comporta, ne parlerebbero con maggiore cognizione di causa.

A Conte si fa presente che la regione Veneto ha riaperto in anticipo molti settori. Esempio virtuoso o c’è il rischio che ogni regione vada per la sua strada aumentando il caos? Anche qui, evasiva risposta: «Non possiamo procedere per ordine sparso. Non possiamo permettercelo perché il virus non conosce distinzioni territoriali e dobbiamo assolutamente prevenire una seconda ondata di contagi. Il piano nazionale che abbiamo messo a punto ci consente una ripresa ben strutturata, ragionata, senza concessione a improvvisazioni».

Poco prima Conte aveva detto: «Stiamo lavorando, proprio in queste ore, per consentire la ripartenza». Poi dice che c’è. Poi si apprende che c’è «un piano nazionale messo a punto». Messo a punto’, però ‘si sta lavorando’…? Come sia, la domanda era: «Il Veneto ha riaperto in anticipo…». Conte afferma che non si può procedere per ordine sparso. Dunque? Le riaperture venete sono illegittime? Come il Governo intende far valere la sua autorità sul governo regionale? Nel concreto, non nelle affermazioni di sapore ‘manzoniano’.
Si chiede se ci saranno ancora le autocertificazioni per gli spostamenti. Risposta:
«Non siamo ancora nella condizione di ripristinare una piena libertà di movimento, ma stiamo studiando un allentamento delle attuali, più rigide, restrizioni».

La domanda non era questa. La domanda era se si intende conservare l’assurda procedura della dichiarazione cartacea, e perché. Sottinteso: se si viene fermati, perché ha più ‘valore’ una auto-certificazione su un pezzo di carta rispetto a una auto-certificazione verbale?

Mascherine: la domanda è: i prezzi sono fuori controllo e ancora oggi non sufficienti. Cosa intende fare il Governo? «Per le mascherine introdurremo presto un prezzo calmierato, in modo da evitare speculazioni e abusi di mercato. In quanto alla riduzione dell’IVA, in realtà farò di tutto per pervenire al più presto alla completa eliminazione dell’IVA». L’emergenza Coronavirus è cominciata quattro mesi fa. Il presidente del Consiglio dice il 26 aprile che ‘presto’ si introdurrà un prezzo calmierato. E fa sapere che ‘in realtà’, farà di tutto perché sia eliminata la bestemmia del 22 per cento di IVA. Ecco, questo è il tenore delle risposte.

Viene in mente una massima di Abraham Lincoln: «Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo». Vale per tutti lor signori.

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