lunedì, Ottobre 26

Rimesse: il motore dei Paesi in via di sviluppo Chi gestisce il mercato delle rimesse? Qual è il ruolo dell’italia? Ne parliamo con l’esperto dell’IFAD Mauro Martini

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Chi si occupa del trasferimento delle rimesse?

Grazie alle nuove tecnologie che stanno entrando prepotentemente nel mercato, e qui al forum in Malesia abbiamo avuto modo di sentire alcune tra le più recenti innovazioni in materia, ci sono sempre più attori nell’ambito finanziario che si occupano di trasferimento di rimesse e che stanno affiancando gli attori più tradizionali, come le banche, i Money Transfer Operators, le poste. È sempre più facile inviare denaro direttamente online, senza dover passare per agenti intermediari, o con moneta elettronica attraverso i cellulari. Anche se l’utilizzo del contante rimane il mezzo principale, queste nuove tecnologie stanno contribuendo in maniera sostanziale alla riduzione dei costi. Infatti da un lato l’utilizzo di queste tecnologie consente la riduzione di alcuni passaggi materiali nel processo, dall’altro lato l’entrata di questi nuovi attori promuove la trasparenza e aumenta la competizione nel mercato. Tra i nuovi obiettivi delle nazioni unite per lo sviluppo sostenibile (SDGs), si identifica per la prima volta un obiettivo specifico legato alle rimesse: ridurre il costo medio delle rimesse a 3 per cento entro il 2030. Al momento siamo ancora lontani da questo obiettivo, ma si stanno facendo passi nella giusta direzione. La Banca Mondiale ha appena rilasciato gli ultimi dati, che fissano la media globale al 7,13 per cento. L’Italia in questo caso si sta comportando abbastanza bene, con circa un punto percentuale sotto la media, al 6,14 percento, ma si può sicuramente fare di più.

Come incide sullo sviluppo del territorio, in quale maniera e in quali settori?

Le rimesse hanno un enorme impatto sullo sviluppo del territorio delle comunità d’origine degli immigrati. Secondo varie stime, circa il 75 per cento delle rimesse vengono usate per beni di prima necessità, come l’acquisto di cibo, vestiti, la salute. Poi viene l’educazione dei figli, e naturalmente la sicurezza di un tetto sulla testa per la famiglia. Ma circa il 25 per cento di queste rimesse viene risparmiato e se possibile utilizzato per investimenti in opportunità economiche locali, ed è in questo modo che le rimesse incidono in maniera importante sullo sviluppo del territorio. In altre parole, attraverso le rimesse i migranti sono tra i maggiori contributori al raggiungimento degli SDGs, una famiglia alla volta.

Cosa si potrebbe fare di più per incrementare le rimesse e la loro efficacia sul territorio?

L’obiettivo non è tanto quello di incrementare le rimesse. E’ importante tenere sempre bene a mente che si tratta di denaro privato, e solo il lavoratore immigrato può sapere quanto riuscirà a mandare alla propria famiglia, ogni mese. Quello che organizzazioni come l’IFAD stanno facendo, è promuovere il passaggio dall’informale al formale e dare la possibilità a chi le riceve di utilizzarle in maniera produttiva. L’inclusione finanziaria in questo caso gioca un ruolo fondamentale, perché permette a chi riceve le rimesse di mettere in piedi un piano di risparmio, pianificare a lungo termine, e avere accesso al credito. Questo è particolarmente importante nelle aree rurali, dove l’IFAD interviene direttamente, perché da a queste persone l’opportunità di investire in maniera sostenibile nel loro futuro e dove risiedono. Basti considerare che circa il 40 per cento delle rimesse mondiali viene ricevuto nelle zone rurali dei Paesi in via di sviluppo, dove la povertà è maggiore e dove il loro impatto può fare veramente la differenza per la sopravvivenza di intere famiglie

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