sabato, Dicembre 7

Rikka, ‘miracolo verde’ della Lapponia In un documentario la storia della 15enne che, come Greta, difende la Terra e l’ambiente minacciato dalle multinazionali. Ora è una dei leaders Verdi in Finlandia. Le proiezioni del Festival ‘Una finestra sul Nord’ s’incrociano con i flash mob dei giovani del Black Friday

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Il caso vuole che mentre i giovani stavano preparando in varie parti d’Italia il  loro ‘black Friday’, in contrapposizione alla trasformazione del ‘black Friday’ in una nuova campagna consumistica, al Cinema la  Compagnia di Firenze, stavano proiettando una serie di film e documentari volti ad aprire ‘una Finestra sul Nord’, inteso come Nord Europa  e in parte anche del mondo. E che al di là di quella finestra si potesse assistere – tra le altre – alla lotta di un’altra adolescente – Rikka Karppinen, allora 15 enne – per la salvaguardia dell’ambiente, della sua terra,  della salute, della sua gente, opponendosi alla prepotenza di una delle tante multinazionali, una consociata anglo-americana che si apprestava a sfruttare le miniare di rame nel suo territorio, la Lapponia.

Ebbene, la lotta di quella ora ex ragazzina, bionda, occhi azzurri, sorriso dolce ma caparbia e determinata, è narrata nel film-documentario Aktivisti ( The Activist),regista Petteri Saario,  film già presentato con successo e premiato come miglior documentario One hour al Festival cinematografico dell’ambiente di Torino nel 2018. L’attività di  Rikka è stata paragonata a quella di Greta Thunberg, non solo per  la giovane età con cui iniziarono la loro personale lotta, ma anche per  la somiglianza di alcune modalità operative: Rikka iniziò la propria campagna  in difesa dell’ambiente, contattando i media e bussando alla porta dei palazzi della politica e istituzionali di  Helsinky, per denunciare la situazione in cui si trovava la palude di Viiankiaapa a Sodankylä, oggetto dello sfruttamento minerario. La Lapponia è un’area che abbraccia a nord Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia e Viiankiaapa è una palude di 66 chilometri quadrati che fa parte della rete  Natura 2000. Proprio in quegli anni vi furono importanti ritrovamenti di rame e nichel,  che la multinazionale si apprestava a sfruttare. L’adolescente Rikka era indignata dal fatto che alcuni anni prima lo Stato avesse espropriato  quelle  paludi appartenenti alla sua famiglia. Aveva sentito il dovere d’intervenire – disse – “poiché non erano apparsi altri difensori della palude”.

Anche il suo attivismo fu  oggetto di campagne denigratorie, come sta succedendo con Greta. Ma la sua insistenza e caparbietà le  fece bussare alle porte del Ministero dell’Ambiente e delle istituzioni, affinché fosse revocata la concessione e destinare quel territorio ad un’area di salvaguardia ambientale. Il suo attivismo  si fece strada nell’opinione pubblica, ebbe un seguito e le sue istanze furono rivolte ( era l’anno 2016) anche alla Regina Elisabetta II, al documentarista David Attenborough, e all’attrice Stephen Fry,  perché abbandonassero l’organizzazione benefica che promuoveva l’estrazione mineraria proprio in quella palude. “Non intendo oppormi categoriamente alle miniere” – sosteneva – “ma  che venga salvaguardata e considerata priorità  assoluta l’integrità della riserva naturale.” Il suo costante impegno ambientalista l’ ha condotta negli anni ad assumere responsabilità dirigenziali nei movimenti giovanili finlandesi fino al Consiglio Comunale. Tra i progetti da lei proposti e sostenuti quello della protezione di quelle terre, finanziato dall’UE. Il progetto, in corso tra il 2016 e il 2018, si è concentrato sulla preparazione del programma minerario comunale. Lei stessa organizza eventi nella palude.

A seguito dei risultati conseguiti,  è stata definita il miracolo verde della Lapponia.  Oggi, Rikka, è una ragazza colta, diplomata, conosce le lingue e le problematiche ambientali, tanto da divenire  una delle leader dei Verdi di Finlandia, e assumere la responsabilità della campagna elettorale per  Krista Mikkonen, presidente del Green Parliamentary Group, nominato presidente del partito; e, alle elezioni del giugno scorso, la Karppinen è stata eletta vicepresidente dell’Unione verde per il periodo 2019-2021. Se questa è la sua storia recente, è di quella dei primi anni di lotte che il docu-film intende rievocare, poiché  – come era scritto nella motivazione del Premio assegnato al documentario – La storia di una giovane donna che cerca di proteggere la sua cittadina in Finlandia è una storia di speranza. Riikka porta l’educazione e l’attivismo in primo piano, mettendo in evidenza una verità importante: l’ambientalismo non è una questione partigiana, ma è una chiamata urgente per tutta l’umanità. Aktivisti è uno splendido ritratto, ed è la prova che indipendentemente dall’età anagrafica, ognuno di noi può fare la differenza”. Secondo l’artista documentarista Petteri Saario, le  riprese del film, durate sei anni, “ raccontano  la storia della battaglia di Karppinen contro il gigante minerario internazionale,  una storia di contenuti straordinari, coraggio e amore per le proprie radici e il villaggio natale”. Il film è stato proiettato in varie parti del mondo, oltre alla Finlandia e all’Italia, in Messico, Argentina, India, Australia, Malesia, Stati Uniti, Barbados, Estonia.In Finlandia  è stato proiettato sulla TV nel maggio scorso. Ma quello dedicato a Rikka  ‘la Greta della Lapponia’, non è l’unico film sul tema dell’ambiente presentato a  Firenze in occasione della Rassegna del Cinema Nordico, giunto quest’anno alla 9° edizione.  Una Rassegna di grande interesse che ha visto la presenza di 18 film, tra corti e lunghi, e 2 anteprime nazionali, proposta da  Firenze Suomi-Seura – Associazione Culturale Italo-finlandese diretta da Katia Brunetto, Lena Dal Pozzo e Marjo Paakkola.

Un documentario denuncia lo sfruttamento minerario e industriale selvaggio in Norvegia, in territori che tradizionalmente il popolo Sami dedicava al pascolo delle renne, il film Little Yellow Boots di John Webster indaga sui  comportamenti  che può adottare ogni singolo individuo per contrastare i cambiamenti climatici  e Winter’s Yearning, di Sidse Torstholm Larsen e Sturla Pilskog,  mostra le reazioni provocate in Groenlandia dall’annuncio dell’imminente arrivo di una nuova base di estrazione di alluminio da parte del colosso ALCOA: il tema del conflitto  tra desiderio di sviluppo economico e tutela ambientale è al centro della storia.
Il focus sull’ambiente di Una Finestra sul Nord si  è avuto con la visita guidata della mostra in corso in questi giorni al Museo Salvatore Ferragamo dal titolo Sustainable Thinking, incentrata sull’equilibrio tra i bisogni individuali e la sostenibilità con le risorse del pianeta.  Inoltre, ogni biglietto venduto contribuirà a sostenere il progetto di efficienza energetica sviluppato da Carbonsink in Mozambico.

Anche film  presentati in anteprima affrontano tematiche sociali, come la vita nelle periferie urbane del nord più profondo della Lapponia ( mai narrata prima ) tra amori, sbornie, marginalità, la disperazione di chi deve chiedere asilo politico ( si tratta di  Aurora, di Miia Tervo),  o religiose, come Maria’s Paradise, di Zaida Bergroth, ambientato nella Finlandia degli Anni  ’20 e ispirato alla storia della predicatrice Maria Akerblom ed alla ribellione di due giovani donne ai  dogmi di una setta religiosa e fanatica, per andare incontro ad una vita più pericolosa del previsto. Anche qui, protagoniste le donne, come in larga parte di questa produzione  nordica, che ci racconta di vicende che hanno luoghi e scenari a noi lontani ( ma sempre meno) e comunque ai confini dell’Europa e quindi parte di essa. “Ma a differenza di molte altre rassegne cinematografiche  e della nostra produzione” – mi spiega Elisabetta Vagaggini, giornalista addetta ai vari Festival – “in questa Rassegna troviamo anche vari film per bambini e ragazzi, protagonisti  di avventure fantastiche e pericolose proprio i bambini, che si muovono tra Elfi e bracconieri, paure e gioie, per divertirsi e sognare. Com’è  tipico delle fiabe”. Come ti spieghi, le chiedo, che ora Greta Thunberg,  Carola Rackete e ancora prima Rikka Karppinen,  e altre ragazze, si siano immerse, fin da adolescenti,  nella battaglia ambientale, sfidando tutto e tutti? “Le ragioni sono varie e diverse, chiamano in gioco la sensibilità ed il coraggio, la percezione del futuro che viene loro negato, oggi questa sensibilità, anche grazie alla  loro comunicazione, si sta diffondendo ovunque, ma alla base c’è il fatto che possono contare, nella scuola e nella società, su un’attenzione particolare, in quanto considerati portatori di futuro”.

Un’ultima domanda: questa del film nordico  sembra una rassegna di ‘nicchia’ com’è possibile che abbia tenuto il passo per 9 anni? “Non è di “nicchia’ perché a Firenze vi è anche una diffusa comunità nordica, svedese, finlandese, norvegese, danese ecc.ecc. e poi i film che presentano destano sempre  grande interesse in un pubblico sensibile e denso di curiosità come quello che vive a Firenze e che ben conosciamo!. Da Rikka Karppinen,  il discorso ha abbracciato anche altri temi, ma a ricondurlo  al doppio e drammatico tema dei mutamenti climatici e del loro intreccio con le storture  di un capitalismo cinico e perverso, di una globalizzazione selvaggia e dell’inquinamento dovuto  al sistema produttivo ed alle pessime abiutudini, ci pensano i giovani del Block Friday che, sfidando la piaggia battente, gridano il loro efficacissimo slogan:” System  change, not climat change”. La COP 25, ovvero la 25 Conferenza mondiale sul clima in corso fino al 13 a Madrid, saprà raccogliere  il grido di tutti i movimenti che scuotono il mondo?   

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