domenica, Agosto 25

Rifugiato animale: utopia o futuro? field_506ffbaa4a8d4

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L’allevamento degli animali è un’attività economica radicata, oltre che redditizia, a qualsiasi fine sia essa rivolta: animali da cibo, da vestiario, da ricerca scientifica, da caccia, da pesca, da palio, da circo, da zoo, da affezione… Come oggetti seriali, esseri senzienti vengono fabbricati a scopo di reddito. Quelli da affezione, se sono fortunati, per lo meno finiscono in famiglie che li amano come meritano: resta il fatto che anche l’allevamento di animali da affezione ha in sé la finalità del lucro.
Pochissimi animali si salvano da questa catena produttiva e trovano una seconda possibilità di vita in luoghi che li accolgono e permettono loro di vivere e morire felici, attorniati dall’amore sincero e incondizionato di chi li cura. I santuari e i rifugi per animali nel mondo sono tanti, ma mai abbastanza per salvare tutte le vite che meriterebbero di essere salvate; funzionano bene, fanno progetti didattici, sono aperti alle visite del pubblico e insegnano una convivenza interspecifica tra esseri umani e non umani nel segno della pace e della nonviolenza. Questi sono i luoghi in cui gli animali si conoscono per come sono veramente e nulla hanno a che fare con mattatoi, fiere-mercato, esposizioni, corse, fattorie didattiche, circhi, zoo o altri simili appuntamenti.

Alcuni di questi luoghi fanno parte della Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia nata a fine 2014 con l’obiettivo di ospitare animali non acquistati ma provenienti da casi di sequestro, chiusura di allevamenti, ritrovamenti, tenendo conto delle loro esigenze etologiche e offrendo loro la migliore qualità di vita possibile fino alla morte naturale.
Gli animali sono tenuti in ampi spazi cercando il più possibile di realizzare una convivenza interspecifica. Le nascite non sono permesse, proprio per evitare un incremento difficilmente gestibile; fare riprodurre gli ospiti dei santuari toglierebbe spazio ad altri soggetti esterni in difficoltà. Nessun animale deve essere utilizzato in alcun modo, ma ha la possibilità di vivere secondo la sua natura.
I santuari devono rispondere a certi requisiti ed è per questo che è stata sviluppata la Carta dei Valori.
Hanno anche uno scopo divulgativo e la loro apertura al pubblico è fondamentale affinché ogni individuo salvato diventi ambasciatore della propria specie, si faccia conoscere per ciò che è, nei suoi aspetti emotivi e cognitivi. E’ importante l’apertura verso l’esterno; fare incontrare un animale al pubblico è il modo più efficace per farlo conoscere e per cercare di sensibilizzare a un maggiore rispetto nei suoi confronti; parlare della sua storia, avvicinarsi, toccarlo, può suscitare empatia. Nei santuari, la scelta di vita nonviolenta, antispecista e vegan si propone di trasmettere un cambiamento.
La decisione di formare una rete tra santuari è per unire le forze ed essere più efficaci nel raggiungere obiettivi comuni. I santuari sono progetti molto dispendiosi, specialmente quando ospitano animali di grandi dimensioni o malati. A differenza di un progetto puramente divulgativo, il santuario richiede un grande senso di responsabilità e di costanza nel tempo. Si devono affrontare situazioni di emergenza, sofferenza e fatica. Probabilmente è per questo che ce ne sono così pochi. Cibo, interventi medici, attrezzature, strutture, gestione organizzativa portano a spese inevitabili a cui si deve far fronte con ingenti risorse finanziarie, strumentali e umane.
Ogni energia è preziosa per portare avanti questi luoghi, iniziando dal riconoscimento della loro centralità nel movimento di liberazione animale.

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