sabato, Agosto 8

Rifugiati: ‘Papà, perché non prendiamo l’aereo per l’Europa?’

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Bruxelles – Abbiamo seguito una famiglia siriana che ha tentato la traversata dalla Turchia alla Grecia. Quello che segue è il reportage, realizzato, a fine 2015, in esclusiva per l’Italia per ‘L’Indro‘, di questa traversata di un reporter embedded tra i rifugiati. A Smirne e a Istanbul siamo entrati in contatto con il mondo degli sfruttatori, dei trafficanti e dei mafiosi.
Ogni barca che approda sulle coste europee porta con sé lunghe storie e dolci illusioni. Ora la famiglia che noi abbiamo accompagnato è chiusa in un centro per rifugiati del Belgio. Non si sa ancora per quanto tempo …. nè quale sarà la destinazione finale.

 

Primo e secondo giorno: Smirne, pioggia e vento

Delvan osserva il mare che ondeggia tranquillamente al porto di Smirne: “Ci abbiamo pensato abbastanza”, dice, “ora o mai più, devo rischiare la vita dei miei figli per poter dargliene una. Pensi che sia facile?”.
Dieci giorni prima, sua moglie Rokan ci aveva già provato con i figli Roliana (5 anni), Ariana (4 anni) e il neonato Nouri. Il loro gommone si riempì  d’acqua e venne intercettata dalla guardia costiera turca. Trascorsero una settimana in carcere.

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Foto di Pieter Stockmans

Sono ospitati da una famiglia di Smirne in un quartiere popolare. Ogni giorno Delvan viaggia per ore con l’autobus e a piedi per andare dal quartiere in centro. Ha incontrato il suo contrabbandiere Abu Salah in una casa da tè annebbiata dal fumo. L’uomo è un parente lontano di sua moglie Rokan. Improvvisamente, arriva una brutta notizia: pioggia e vento. “Niente Europa”, dice Delvan, è deluso. Nel porto di Smirne il mare va su e giù, come lo stato d’animo di quest’uomo. “Non mi importa più niente se dovessimo morire! Voglio solo andare via da qui! E’ da settimane che prometto ai miei figli: domani, domani. E ora torno di nuovo a mani vuote”. Roliana percepisce la tensione in casa. “Perché non posso andare in aereo con Pieter? Non voglio morire!” grida arrabbiata.

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Foto di Pieter Stockmans

 

Terzo giorno: Smirne, brutta notizia

Roliana canta nella pioggia andando a casa di Abu Salah. Ha una nuova proposta: prendere una barca grande e sicura. Il prezzo: 3.000 euro. Per il viaggio in Grecia Delvan aveva messo da parte 15.000 euro. Quindi ora deve usare anche gli altri soldi che aveva messo da parte per il resto del viaggio in Europa. “Siete fortunati a non essere partiti ieri”, dice Abu Salah mentre beve il suo caffè. “L’altra notte ho mandato due gommoni. Uno è stato rimandato indietro dalla guardia costiera turca. Dell’altro non ci sono notizie”. Abu Salah chiama la guardia costiera greca. “Forse sono stati mangiati dai pesci”, il funzionario greco lo prende in giro al telefono. “Parlo fluentemente turco, greco, arabo e curdo, dice Abu Salah.

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Foto di Pieter Stockmans

Quando succede qualcosa in mare io e la guardia costiera riusciamo facilmente a determinare la posizione della barca. Molti contrabbandieri prendono solo il denaro, ma io voglio anche che i rifugiati arrivino all’altra parte sani e salvi. Dopo due anni di questo lavoro neanche una delle mie barche è affondata”. Roliana prepara il suo zainetto che porta con sé di continuo già da due giorni per partire all’Europa. Poi Abu Salah dà la buona notizia: questa notte saranno in mare.  Eppure quella notte dormono nel letto a Smire come al solito. Abu Salah ha detto all’ultimo che una delle altre famiglie “non era ancora pronta”. Mamma Rokan è crollata e vuole tornare in Siria. Delvan tace, più che disperato ormai da molto tempo.

 

Giorno 4-5: Smire-Istanbul, un passo indietro

La mattina dopo sono seduti in autobus per tornare ad Istanbul. Le strade sono allegate. Abu salah aveva chiamato e aveva detto ciò che tutti già sospettavano: il mare sarà di nuovo calmo solo lunedì. La loro famiglia ospitante di Smirne, anche loro rifugiati siriani, non poteva più ospitarli per problemi con il proprietario. “E’ questa la barca per la Grecia?”, chiede Roliana quando prendono il traghetto attraverso il Mar di Marmara. I genitori non gli spiegano quasi niente sul perché dei vari viaggi. Viaggiano in autobus per 12 ore, lo stesso tempo che si impiega per andare al confine Macedone-Serbo, ma nella direzione opposta. Nonostante tutto le bambine sono contente quando rivedono il nonno Nouri ad Istanbul, e il nonno stesso ringrazia Dio per questo regalo, aveva pensato di non rivedere mai più i suoi nipotini. L’anziano prende i giocattoli e si siede con i bambini.

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Foto di Pieter Stockmans

Così la famiglia arrivò ad Istanbul: nel 2012 sfuggirono ai bombardamenti di Aleppo ed andarono dapprima nella loro città di origine Afrin, che era più sicura, nel nord della Siria. Pieter Stockmans ha vissuto lì nel 2014 per due settimane a casa loro. Questi giorni sarebbero stati gli ultimi che tutta la famiglia avrebbe trascorso insieme. Fu come l’ultimo respiro di una persona che sta per morire. Il loro villaggio antico costruito sui fianchi di una valle è un paradiso perduto da tanto tempo. Il regime di Assad ha trascurato la campagna e gli abitanti che sono rimasti vivono, a causa della guerra, letteralmente al buio: senza elettricità, senza acqua, senza reddito e senza alcuna forma di istruzione. “Rispetto alla Sira qui viviamo nel lusso”, dice il nonno Nouri col sorriso. “Qui possiamo accendere la luce col pulsante e l’acqua viene dal rubinetto. Ma vengono sfruttati: con i suoi 73 anni Nouri deve lavorare come guardia di notte in un cantiere per uno stipendio bassissimo per poter dare da mangiare alla sua famiglia. Le sue figlie, Aisha, Rohan e Nazlia lavorano in una fabbrica sotterranea che produce borse, tutto in nero. “Guadagno la metà di ciò che guadagna la mia collega turca, dice Rohan mentre sistema i bottoni di una borsa. “Come mi sento?” Soltanto lacrime. Devono fare 300 borse a settimana, che il capo vende ai negozi con molto profitto. La famiglia guadagna 2000TL a mese. Dopo tutte le spese non ci sono più soldi per la scuola di Roliana e Ariana.

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